Aziende e regioni

Efficienza tecnologica e benefici per i malati: tandem possibile

di Lorenzo Mantovani (professore associato, Dipartimento di Statistica, Università degli studi Milano-Bicocca)

O rme (Outcomes Research and Medtech Efficiency) è un progetto avviato tre anni fa per contribuire all’efficienza e alla sostenibilità del Servizio sanitario regionale per produrre evidenze scientifiche in grado di dimostrare valore, garantire l’innovazione e l’appropriatezza nell’utilizzo delle tecnologie. I risultati del progetto, frutto della partnership tra Regione Lombardia, Università Bicocca, Medtronic Italia e un gruppo di clinici lombardi, sono stati ultimati e presentati nelle scorse settimane a Milano alle presenza delle Autorità regionali.

Lo studio è stato condotto dal Centro studi Sanità pubblica (Cesp) dell’Università degli Studi Milano Bicocca con il contributo medico scientifico di quattro gruppi di ricerca, composti da clinici provenienti dalle principali aziende ospedaliere lombarde, per le quattro aree tematiche dello studio: le arteriopatie periferiche nella popolazione con diabete mellito, lo scompenso cardiaco e la morte cardiaca improvvisa, la fibrillazione atriale e le patologie degenerative della colonna vertebrale.

Il super magazzino di dati «Denali». Elemento fondamentale per la produzione dei risultati è stato l’utilizzo di Denali, un data-warehouse, sviluppato da Regione Lombardia e Università di Milano-Bicocca, per il monitoraggio e il miglioramento della qualità e della appropriatezza delle cure sanitarie fornite ai cittadini lombardi. Denali rappresenta uno dei più grandi progetti di data-warehouse al mondo. Le informazioni raccolte in modo anonimo riguardano oltre 9 milioni di residenti in Lombardia tra il 2000 e il 2010. Permette quindi di ricostruire il percorso terapeutico attuato da ogni paziente e consente di analizzare tutte le prestazioni sanitarie erogate a livello di macro-aggregati per area di interesse (come, ad esempio, patologie, consumo di farmaci, procedure, ospedalizzazioni, ecc.) fornendo importanti valutazioni epidemiologiche per lo sviluppo e il miglioramento della rete assistenziale lombarda.

Per le diverse aree terapeutiche prese in esame dal progetto, è stato evidenziato che, ad esempio, degli oltre 18mila pazienti lombardi affetti da diabete mellito e da una grave complicanza come l’arteriopatia periferica (Pad), meno della metà sono trattati per tale patologia. Si rileva, quindi, una tardiva presa in carico dei pazienti che, nel 20% dei casi, subiscono come prima procedura un’amputazione.

In particolare l’analisi dei percorsi terapeutici mette in luce che i pazienti sottoposti a procedure di rivascolarizzazione, oltre a mostrare curve di sopravvivenza migliori, hanno tassi di ospedalizzazione inferiori rispetto a quelli che subiscono amputazioni maggiori, con anche degenza complessiva inferiore. Infine, osservando il fenomeno da un punto di vista dei costi, si stima che il costo medio nel periodo di osservazione è di circa 35mila euro per paziente, mentre l’onere del non trattamento per la popolazione affetta da arteriopatia periferica è di circa 29mila euro a paziente.

Malattie cardiovascolari al check. Passando a esaminare l’area terapeutica cardiovascolare e, nel caso specifico, il problema della morte cardiaca improvvisa e dello scompenso cardiaco, il Progetto Orme ha indagato l’impatto dei nuovi dispositivi quali i defibrillatori impiantabili e i resincronizzatori, andando a rispondere al quesito sull’appropriatezza di utilizzo di queste nuove tecnologie. Tra gli oltre 13.800 pazienti che tra il 2000 e il 2010 hanno subito un nuovo impianto di defibrillatore o resincronizzatore cardiaco il numero di ospedalizzazioni annue per cause cardiovascolari decresce fino al 50% (dopo l’impianto) e il costo annuale delle ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari, sempre nella fase post-impianto, diminuisce anch’esso fino al 50 per cento.

Importante evidenziare, poi, che in Regione Lombardia, nel corso degli anni, sono state recepite correttamente le Linee guida nazionali e internazionali, garantendo l’appropriatezza di trattamento per questi pazienti. Sempre all’interno dell’area cardiovascolare, è stato analizzato il problema dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, una grave aritmia cardiaca, che può portare conseguenze serie quali l’ictus cerebrale. L’obiettivo è stato quello di investigare l’impatto epidemiologico ed economico del trattamento di questa patologia attraverso la procedura di ablazione transcatetere. Nei dieci anni di osservazione è stato indagato il percorso degli oltre 143mila pazienti lombardi affetti da Fibrillazione Atriale (FA). Si tratta di pazienti gravi, che presentavano diverse comorbidità tra cui ipertensione (61%), insufficienza coronarica (30%) e patologie cerebrovascolari (21%), con una probabilità di sopravvivenza pari al 46% a 8 anni dalla prima ospedalizzazione con diagnosi di FA. I

l costo medio annuo pro-capite per paziente affetto da fibrillazione atriale è pari a oltre 4mila euro, di cui il 65,2% è rappresentato dalle sole ospedalizzazioni. I soggetti sottoposti ad ablazione rappresentano soltanto il 5% del totale, mostrando una significativa diminuzione sia delle ospedalizzazioni correlate ad aritmie che degli accessi al Pronto soccorso. L’ultima area terapeutica riguarda le patologie degenerative della colonna vertebrale, di cui una fase di analisi prospettica è tuttora in corso.

I principali risultati dell’indagine retrospettiva mostrano che il 65% delle procedure di stabilizzazione per il trattamento delle stenosi vertebrali identificate è eleggibile all’approccio mininvasivo, metodo che comporterebbe una riduzione della degenza con conseguenti risparmi per il sistema. L’anemia post emorragica che risulta essere la principale complicanza osservata nella popolazione oggetto di studio (1.175 casi) potrebbe essere evitata attraverso l’approccio chirurgico mininvasivo, con un possibile risparmio di 3.816 euro a degenza. Infine, il costo medio per paziente risulta essere di circa 9.500 euro, di cui circa l’86% per ospedalizzazioni (dato da confermare nella successiva analisi prospettica).

Il Progetto Orme, primo esempio di partnership tra pubblico e privato, ha prodotto evidenze scientifiche grazie alle quali è possibile conoscere la reale pratica clinica ad oggi attuata sul territorio regionale e fornire preziosi elementi per una programmazione sanitaria sempre più appropriata.


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