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E la sinfonia della medicina volò a un passo dal Paradiso

di Donatella Lippi (Storia della Medicina, Università di Firenze)

L'interpretazione della terzina dantesca, controversa e discussa nella oscillazione testuale voglie/doglie, riconduce alla capacità curativa, lenitiva e appagante della musica, che si tratti di desideri o di affanni.

Nel canto, due intonazioni melodiche, diverse ideologicamente ed esteticamente: un'intonazione salmodica e una canzone profana, la prima corale e liturgica, la seconda solistica, mondana e legata alla personale esperienza lirica del poeta.

Sulla spiaggia del Purgatorio, illuminata da un cielo dorato, le anime cantano il salmo In exitu Israel de Aegypto, in equilibrio con loro stesse e tra tutte, nel compimento del proprio dovere purgatoriale.

Ma quando si fermano ad ascoltare il musico Casella, che intona solisticamente una canzone profana, l'eccesso di delectatio corporalis spezza l'equilibrio tra intelletto e volontà e mette in crisi la funzione stessa del luogo, la purificazione dell'anima dalle passioni terrene, ancora troppo vive, sentite, dolorose.

Al pronto rimprovero di Catone, segue l'immediata scomparsa di questo tipo di musica dalla seconda cantica che, da questo momento in poi, risuonerà solo di intonazioni innodiche e salmodiche e delle beatitudini cantate dagli angeli guardiani delle varie cornici, un tipo di musica positivo, che stimola la volontà purificatrice e coadiuva le anime coralmente, nell'ascesa del Monte Sacro.

Musica, che lenisce e incanta, ma che può anche annichilire e deviare.
Musica, da sempre, come possibile rimedio terapeutico e come cura edificante, ma anche come elemento negativamente distraente.
Musica instrumentalis, humana e mundana, secondo Boezio, là dove la musica instrumentalis, la sola percepita dalle orecchie umane, essendo basata sul principio razionale numerico, esalta le correlazioni armoniche tra il mondo dei suoni e l'interiorità. Come, secondo la Medicina ippocratica, la salute è la risultante dell'equilibrio tra i quattro umori del corpo e le loro qualità, in un contesto che guarda anche all'ambiente esterno, così la musica prodotta dagli strumenti o dalla voce, essendo basata su precisi dettami matematici, può influire sull'equilibrio psicofisico dell'uomo, che, con la musica, condivide gli stessi princìpi.

Nelle Practicae, nei Regimina e nei Consilia, la musica sarà considerata, allora, elemento terapeutico fondamentale, vagamente articolata in cantus, melodia, vox remissa... determinante nel trattamento delle passioni, compagna della persona sana e malata.
Non a caso, Apollo era considerato dio della Medicina e della Musica,

padre di Asclepio/Esculapio, detentore della scienza medica appresa dal centauro Chirone e, non a caso, già nel mondo antico esisteva una ricca casistica di espressioni musicali, in una simbiosi di poesia, canto e musica, voce e strumenti.
Orfeo, poeta e musico, figlio della musa Calliope, con la sola musica domava le bestie feroci: il suono della sua lira salvò gli Argonauti dal canto delle Sirene e persuase i signori degli Inferi a riportare sua moglie alla vita.

Scale, modi e generi suscitano, infatti, nell'ascoltatore distinte inclinazioni comportamentali ed etiche.
In base alla dottrina dell'ethos musicale, la musica poteva influenzare gli stati d'animo e le facoltà volitive: musica diastatica, sistaltica, esicastica, secondo Aristosseno, definitivo codificatore di ritmica e armonia.
Mal d'amore e malinconia: guarisce Saul al suono dell'arpa di David, mentre il liuto o il flauto consolano i malinconici e addormentano i malati d'amore: "Musicalium cantuum seu instrumentorum suavitas...".
La musica può, quindi, ristabilire l'equilibrio tra l'anima e le sue facoltà, in virtù del suo potere, fortemente emotivo, ma, nello stesso tempo, costruito e regolato da norme matematiche, quelle stesse norme che il mondo classico aveva variamente fissato e che trovavano rispondenza con la teoria dell'anima e delle sue facoltà.

Si chiamava "motor tonicus" per Georg Ernst Stahl quel flusso vitale, dalle cui modulazioni dipendono i vari avvenimenti della vita e anche le malattie, interpretate come una amplificazione e un affievolimento del flusso vitale stesso.

Ma non solo la musica può potenziare l'efficacia della terapia: in altri casi, attiva, infatti, le forze del magnetismo animale: intorno al baquet, la tinozza ovale foderata con vetro e siderite, riempita di acqua magnetizzata, Franz Anton Mesmer attivava, al suono della armonica a cristalli, un complesso psicodramma per provocare la catarsi individuale e collettiva.

Il vitalismo, nelle pieghe delle teorie di John Brown, Broussais e Rasori concepiva la musica come una strategia per potenziare lo scorrere corretto del fluido vitale e il benessere dell'anima, il cui "status" aveva un ruolo fondamentale nell'insorgenza della patologia e nel recupero della salute.

Da questo punto di vista, ogni elemento, che fosse in grado di influire sull'anima veniva considerato una terapia a tutti gli effetti:
«... qu n'a-t-on pas dit sur la proprieté médicatrice du son? \[...\] L'ame... disposée par la nature au plaisir de la musique, ne sait trop comment lui arrivent ces sensations, tantôt agréable, tantôt pénibles, qui résultent des sons. \[...\] La musique a une très-grande influence sur l'ame, parce qu'elle peut faire naitre dans l'esprit des idées absolutement différentes de celles qu' expriment les sons dont elle est composée...» (J.L. Roger, Traité des effets de la musique sur le corps humain, Paris 1803).
Tramontato poi il vitalismo, sotto i colpi della nuova scienza, positivista e in cerca di evidenze, il ruolo della musica è cambiato, per trascolorare, spesso, nell'ambito dell'appagamento spirituale.
Solo in anni molto recenti, la musica ha recuperato il suo valore terapeutico, a partire dagli Stati Uniti dove, negli anni delle due guerre mondiali, è stata utilizzata all'interno degli ospedali, per il trattamento di traumi e ferite, attraverso un approccio attivo (suonando) e passivo (ascoltando), approfondito poi nel versante conoscitivo del rapporto tra la fisica del suono e il sistema psico-neuro-immuno-endocrinologico e in quello della metodologia d'uso, dei sistemi di valutazione dei risultati, della ricerca scientifica e applicativa, nell'ambito di attività preventive, riabilitative e terapeutiche.

Suoni, tempi e ritmi ritornano nell'armamentario del medico nella cura dell'ipertensione e nel trattamento di disordini neurologici e psichiatrici, forti di nuove evidenze scientifiche.

È un nuovo concetto di salute, che scrive i neumi di una medicina diversa.
E se le armonie, che risuonano nel Purgatorio, accompagnano il viaggio di Dante verso una "salus", che è obiettivo alto di salvezza, «la dolce sinfonia di Paradiso» (Par. XXI, 59) descrive l'unione armoniosa di elementi diversi, metafora di un atto clinico in cui l'ordine è nella molteplicità, complesso armonicamente strutturato di elementi.

Perché il medico "non è un robot che fa l'anamnesi, tira fuori la cura e se ne va".

Perché... «la medicina è una sinfonia...» (R. Vecchioni)