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Dpcm precari tra meriti e qualche perplessità

di Raffaele Calabrò, deputato Ncd, membro Commissione Affari Sociali

Un anno e più dopo l'approvazione della legge 125 del 2013, il Dpcm per la stabilizzazione del personale precario in sanità sta finalmente per approdare in Conferenza Stato Regioni, epperò restano alcune perplessità. Innanzitutto, trattandosi di un provvedimento che non comporta oneri aggiuntivi, si fa fatica a comprendere le lungaggini, imposte dagli uffici del ministero dell'Economia, imputabili verosimilmente ad un'endemica resistenza a superare una concezione ragionieristica della sanità. Una visione che negli ultimi anni ha comportato tagli lineari che hanno colpito in particolare beni, servizi e personale, compromettendo la funzionalità del Servizio sanitario nazionale.
Quello che fanno fatica a comprendere gli uffici del Mef, sono le enormi difficoltà che hanno le Regioni, soprattutto quelle in Piano di Rientro, a garantire qualità di assistenza e rispetto dell'erogazione dei Lea, incatenate ormai da anni dal blocco del turn over e contingentamento del personale. Misure che, tra l'altro, non hanno comportato grandi risparmi, avendo obbligatoriamente comportato la necessità di ricorrere a straordinari, convenzioni e autoconvenzionamento. In sostanza, con le stesse risorse si potevano immettere nuove e fresche energie a costo invariato ma a beneficio dei pazienti e del sistema salute.
Ciò premesso, qualcosa inizia a cambiare grazie al Dpcm che riconosce la stabilizzazione a dirigenti medici e al comparto sanitario, formati da persone che possono vantare una formazione di qualità e che per anni hanno lavorato con ritmi insostenibili e senza certezze. Epperò, seconda perplessità, oltre ai limiti che permangono per le Regioni sottoposte al blocco del turn over, il Dpcm lascia fuori il personale amministrativo. Come se l'assistenza sanitaria potesse funzionare senza personale addetto al provveditorato, all'economato e agli uffici tecnici, uomini e donne che, come quelli del comparto sanitario, hanno alle spalle anni di lavoro e di formazione. Ne consegue che dopo il via libera del Dpcm, la parte medica che beneficerà degli effetti del provvedimento, lavorerà con maggiore entusiasmo, ma non si potrà dire lo stesso per quella amministrativa che sentirà l'ingiustizia dell'esclusione e la spada di Damocle della precarietà. C'è ancora tempo per riparare: le Regioni facciano sentire la loro voce, il ministro della Salute, Lorenzin, che non manca certo di determinazione, colmi una carenza grave che non ha ragione di essere, evitando un decreto con handicap, superabile con un po' di buon senso e buona volontà.