Dal Governo

Tumori record in Campania. Ma per il ministero il legame con i rifiuti e i roghi tossici non è provato IL TESTO DELLA RELAZIONE

di Manuela Perrone

Nessun nesso causale accertato tra l'esposizione ai rifiuti e specifiche patologie, anche se potenziali implicazioni sulla salute «non possono essere escluse». È cauta la relazione finale del gruppo di lavoro insediato dal ministero della Salute per fare il punto sulla situazione epidemiologica della Campania e, in particolare, delle province di Caserta e Napoli (città esclusa) in particolare per le malattie oncologiche.

I dati non sono rosei. La popolazione della Campania in generale ha un'attesa di vita alla nascita inferiore di due anni rispetto alle Marche, che ha la speranza di vita più alta d'Italia. Nelle province di Caserta e Napoli si osservano inoltre «i tassi più alti per molte sedi tumorali». Negli uomini è superiore ai valori dell'intera Italia. Eccessi riconducibili, si legge nella relazione, «a fattori di rischio noti e maggiormente presenti nell'area
considerata (prevalenza di infezioni da virus per l'epatite C e B, prevalenza di fumatori)» ma anche, per quei tumori in cui la diagnosi precoce è predittiva di esito, alla scarsa adesione ai programmi di screening, molto lontana dal dato medio nazionale e dalla copertura desiderabile.

«Pesano notevolmente - continua il documento - anche le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie di diagnosi e cura da parte delle fasce di popolazioni più deboli e a rischio e l'enorme frazionamento dei percorsi sanitari (migrazione, notevole presenza di strutture sanitarie private convenzionate) in assenza di uno standard di qualità di riferimento sia di tipo diagnostico che terapeutico».

Gli stili di vita errati non influenzano soltanto la diffusione dei tumori, peraltro. In Campania «il 28% dei bambini è in sovrappeso e il 21% è in condizione di obesita». Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la quota maggiore di mortalità (40% circa), e si registrano elevati tassi di mortalità per malattie dell'apparato respiratorio, dell'apparato digerente e per diabete mellito. Nell'ultimo caso la mortalità tra le donne è doppia rispetto al dato nazionale.

Secondo il ministero, quindi, non si può ritenere accertato il nesso causale tra i dati epidemiologici e l'esposizione ai rifiuti e ai roghi tossici, che hanno infestato più volte le province negli anni scorsi. Va però riconosciuto «un deficit di offerta di smaltimento» insieme all'assenza di un «impianto per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, ivi compreso per lo smaltimento di amianto e di cemento amianto (eternit)». Carenze che ingenerano il pericolo di «abbandoni incontrollati di rifiuti, sia non pericolosi che pericolosi, e di ricorso a pratiche di incendio dei rifiuti stessi con un'alta probabilità di emettere direttamente nell'ambiente sostanze
tossiche».

Per il fatto che l'esposizione della popolazione ai rifiuti è in generale «di tipo indiretto» - afferma la relazione - è però «estremamente complesso valutare il ruolo che i rifiuti svolgono nel carico complessivo di inquinanti che può arrivare all'uomo. In alcuni casi, quindi, sarebbe molto utile ricorrere anche a studi di biomonitoraggio umano, in particolar modo quando si ha il sospetto di una esposizione al rischio». E «non si può inoltre ignorare l'alta percezione del rischio che la popolazione residente presso siti di smaltimento rifiuti avverte e quindi una risposta di sanità pubblica proporzionata al contesto è opportuna».

L'arrivo ad Aversa del ministro Renato Balduzzi, che oggi aveva rilasciato un'intervista al Mattino, è stato accompagnato dalle polemiche e dalle proteste. A contestare i risultati del gruppo di lavoro un gruppo di medici aderenti all'Associazione medici per l'ambiente (Isde) e i cittadini. «Qui stiamo morendo», ha gridato qualcuno dei manifestanti. Alla domanda se avesse incontrato roghi lungo la strada, il ministro ha ammesso di averne contati quattro.

La smentita delle affermazioni dei tecnici ministeriali è arrivata da vari esperti. A cominciare da Antonio Giordano, presidente del Comitato scientifico del Centro ricerce oncologiche di Mercogliano (Avellino) nonché ricercatore allo Sbarro Institute della Temple University a Philadelphia: «Il rischio cancerogeno collegato allo sversamento dei rifiuti tossici nel territorio delle province di Napoli e Caserta è stato verificato da diversi studi. Sostanze tossiche come amianto, cadmio, diossina, di cui sono pieni questi territori, sono altamente pericolose per la salute. Non si può dire, come ha affermato Balduzzi, che il legame non è accertato e che invece è colpa della sedentarietà e degli stili di vita poco corretti dei campani».

Gli fa eco Gaetano Rivezzi, referente della sezione Campania dell'Isde: «Il ministero della Salute fa negazionismo nei confronti delle cause dell'aumento dei tumori in Campania, si continuano a chiamare i tecnici dell'Istituto superiore di sanità e non si ascolta chi da anni lavora con ricerche e dati sul territorio. Ci chiediamo perché su queste problematiche così importanti per la popolazione debbano uscire solo alcune cose. Questa non è democrazia».