Dal Governo

Legge di stabilità, Farmindustria: «Se i tagli saranno confermati, stop alla ricerca e ai farmaci innovativi»

Uno "stato di agitazione" dell'industria del farmaco contro le ipotesi di tagli nella sanità e in particolare per il tetto della spesa farmaceutica.

Lo ha deciso la giunta di Farmindustria che si è riunita per esaminare gli effetti delle misure contenute nella bozza diffusa ieri sulla Legge di Stabilità. L'associazione, ha spiegato Massimo Scaccabarozzi al termine della riunione, sta valutando anche «dure forme di protesta» se le ipotesi verranno confermate.

Se i tagli alla sanità e in particolare alla spesa farmaceutica si verificheranno, Farmindustria annuncia quattro provvedimenti: «Innanzitutto - spiega Scaccabarozzi - non ci sederemo a nessun tavolo sulla farmaceutica con il Governo. Poi dovremo difenderci e le risorse che investiamo oggi a sostegno della formazione medica e della sperimentazione clinica finiranno: la ricerca se ne andrà dall'Italia. Inoltre, non ci fideremo più e pretenderemo la certificazione dei dati di spesa. Infine, se il Governo farà quello che viene ipotizzato, non ci saranno più le risorse per finanziare i nuovi farmaci».

«Le aziende - prosegue Scaccabarozzi - sono in fortissimo stato di agitazione, perché se tutto quello che leggiamo è vero stiamo vivendo una situazione davvero drammatica e paradossale da un lato abbiamo tetti di spesa sottostimati, con singole aziende che dovranno restituire a fine anno anche 50-60 milioni di euro l'una per lo sforamento dell'ospedaliera, dall'altro ci viene detto dal Governo che siamo un settore strategico e con i conti in ordine. In più, c'è un tavolo che ci sta aspettando per ridefinire il tetto sulla spesa farmaceutica ospedaliera, definito incongruo anche dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che sembra invece verrà ridotto», pare dal 3,5 al 3,3%.

«Insomma - prosegue - chi dice che siamo strategici e poi attua i tagli è lo stesso soggetto, cioè il Governo». Per questo la Giunta di Farmindustria ha indicato i 4 punti e «si riunirà nuovamente la prossima settimana, fra martedì e mercoledì, per valutare le misure che a quel punto saranno state decise e rese note, e decidere di conseguenza». Ma se le ipotesi saranno confermate, «per noi la situazione sarà chiusa», assicura il presidente.

Con i tagli paventati, dunque, stop alla ricerca scientifica, «che già negli ultimi 3 anni è diminuita del 23% ed è destinata a scomparire del tutto, spostandosi dall'Italia all'estero». Stop anche al sostegno della formazione medica e, «se dobbiamo ripianare lo sforamento della spesa farmaceutica, vogliamo ora avere la certezza che i numeri che ci vengono dati siano certificati: non ci fideremo più di bilanci che non siano certificati».

E infine le aziende, «loro malgrado, non avranno le risorse per finanziare i nuovi prodotti» che devono arrivare sul mercato. «C'è anche chi afferma che sono inutili e troppo cari, pur essendo i prezzi in Italia del 25% più bassi rispetto all'Ue - evidenzia - ma in ogni caso non arriveranno più ai nuovi pazienti, perché non c'è spazio per la negoziazione. Insomma, si è scelto di penalizzare un settore privato strategico e non di tagliare su burocrazia e altri ambiti di spreco: 500 milioni di euro tutti a carico di un comparto industriale che viene definito strategico. E l'assurdo è che questi soldi serviranno a finanziare inefficienze continue in altri settori». Per ora, comunque, «parliamo al condizionale - conclude Scaccabarozzi - in attesa di vedere cosa uscirà dal Consiglio dei ministri».