Dal Governo

Contrasto della violenza di genere: la legge è pubblicata in Gazzetta

La legge la legge 15 ottobre 2013, n. 119 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province» è pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 242 del 15 ottobre 2013.

Al provvedimento contro la violenza di genere, approvato definitivamente dal Senato venerdì 11 ottobre, si sono aggiunte norme sulla "sicurezza per lo sviluppo" (che di fatto autorizzano l'uso delle forze di polizia e delle forze armate anche per la vigilanza intorno a «infrastrutture logistiche» e «siti e obiettivi sensibili» come la Tav), sulla Protezione civile, sulle gestioni commissariali delle province e in favore degli enti locali,

In sostanza la nuova nomra prevede un finanziamento di 10 milioni per i centri antiviolenza e altri 10 per un piano ad hoc.
Questi i contenuti principali sulla violenza di genere.

Relazione affettiva
Aggravanti e misure di prevenzione dovranno essere tarate sulla base dell'esistenza o meno di una relazione affettiva con la vittima (di qualunque natura, a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale) oppure se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

Violenza assistita
Nel Codice penale (articolo 609-decies) viene introdotta un'aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica quando sono commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Aggravanti specifiche, inoltre, sono previste nel caso di violenza sessuale contro donne in gravidanza o commessa dal coniuge (anche separato o divorziato) o da chi sia o sia stato legato da relazione affettiva.

Doppio binario per la querela
L'irrevocabilità della querela - prevista nel Dl originario e molto controversa - ha lasciato il posto a un regime a doppio binario, basato sulla fissazione di una soglia di rischio: se si è in presenza di gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, la querela diventa irrevocabile. Resta revocabile come adesso, invece, negli altri casi, ma la remissione può essere fatta soltanto in sede processuale davanti all'autorità giudiziaria, per non comprimere la libera determinazione e consapevolezza della vittima.

Ammonimento
In presenza di percosse o lesioni in ambito di violenza domestica (la discriminante è sempre l'esistenza di una relazione affettiva, non la convivenza o il matrimonio), segnalate alle forze dell'ordine, il questore, anche senza querela, può procedere all'ammonimento del responsabile. E può chiedere al prefetto l'applicazione della sospensione della patente di guida fino a tre mesi. Le segnalazioni non possono essere anonime ma deve essere garantita la segretezza del segnalante.
Il destinatario dell'ammonimento deve essere inoltre informato dal questore sui servizi disponibili sul territorio, inclusi i consultori, i servizi di salute mentale e quelli per le dipendenze, come individuati dal Piano d'azione straordinario contro la violenza di genere che andrà elaborato dal ministro delegato per le Pari opportunità.

Arresto obbligatorioe allontanamento
In caso di flagranza, l'arresto sarà obbligatorio anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking. Al di fuori dell'arresto obbligatorio, la Polizia giudiziaria se autorizzata dal Pm e se ricorre la flagranza di gravi reati (tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze) può applicare la misura precautelare dell'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Braccialetto e intercettazioni
Chi è allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il
braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche.
Informazione
In linea con quanto prevede la direttiva europea sulla protezione delle vittime di reato, la persona che subisce violenza dovrà avere obbligatoriamente una serie di informazioni in sede processuale. Ad esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto quello che riguarda l'applicazione o la modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell'imputato in reati di violenza alla persona.

Permesso di soggiorno
Così come accade per le vittime di tratta, anche le straniere che subiscono violenza potranno chiedere e ottenere il permesso di soggiorno previo parere dell'autorità giudiziaria. I maltrattanti, anche in caso di condanna non definitiva, potranno essere espulsi.

Gratuito patrocinio e processi rapidi
A prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio. Nella trattazione dei processi priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minori, corruzione di minori e violenza sessuale di gruppo. Le indagini preliminari non potranno mai superare la durata di un anno per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia.

Piano straordinario da 10 milioni
L'articolo 5 del provvedimento demanda al ministro delegato per le Pari opportunità la messa a punto di un Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere che andrà emanato con il contributo di amministrazioni e associazioni e varato d'intesa con la Conferenza Unificata. Il Piano, che può contare su un finanziamento di 10 milioni di euro, dovrà prevedere interventi di prevenzione, diretti anche a «rafforzare la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi», a sensibilizzare gli operatori dei media e della comunicazione, anche commerciale, e a formare il personale scolastico. Il tema delle discriminazioni di genere dovrà essere adeguatamente valorizzato anche nei libri di testo.
Ogni anno il ministro trasmette una relazione al Parlamento sull'attuazione del Piano.

Centri e case-rifugio
Nel 2013 i centri antiviolenza e le case rifugio potranno contare su 10 milioni di euro, 7 nel 2014 e altri 10 all'anno a partire dal 2015. Le risorse saranno riparite ogni anno, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni. I centri dovranno operare in maniera integrata con la rete dei servizi sociosanitari e assistenziali territoriali.