Dal Governo

Lorenzin: «Non dobbiamo perdere l'occasione, potrebbe essere l'ultima per la sanità italiana»

«Siamo di fronte alla necessità di una riprogrammazione sanitaria questa si fa col Patto per la salute, l'accordo Regioni-Governo per riprogrammare gli interventi su tutto il territorio nazionale», ha dichiarato questa mattina il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, commentando il risultato ottenuta con la legge di stabilità 2014 (VEDI ).

Tocca al Patto per la salute
«E' il momento di dare vita al Patto dela Salute, che metta fine ai tanti sprechi che ancora ci sono nel nostro sistema sanitario - ha spiegato la mionistra -. Le Regioni hanno avuto ossigeno, e questo ossigeno deve essere impiegato bene, per rimettere in piedi il sistema sanitario nazionale. Dobbiamo riflettere e far prevalere un grande senso di responsabilità: non possiamo perdere un'altra occasione, potrebbe essere l'ultima per la sanità italiana», ha proseguito la ministra.

«Da maggio - ha aggiunto - sto spiegando a tutti che la sanità è il comparto che negli ultimi sei anni ha sostenuto tagli per 22 miliardi di euro. Stavolta, pertanto, il sistema sanitario nazionale non poteva più sostenere ulteriori tagli. Dobbiamo ricordarci che più di metà Italia è in piano di rientro, con le Regioni che devono utilizzare le risorse per uscire fuori da una situazione debitoria pregressa. Vi sono Regioni dove è difficile anche trovare i farmaci innovativi, pertanto un ulteriore taglio, delle proporzioni che erano state ipotizzate, sarebbe stato fatale, avrebbe seriamente messo a rischio il diritto dei cittadini alla saulte».

«Cambia il mondo, cambiano le sfide della medicina, dobbiamo adeguarci per aggiornare quello che prima sembrava immutabile. Queste le sfide che ci attendono e, mi sia consentito da ministro della salute, crepi il lupo».

Ssn "in sicurezza" dai tagli: deospedalizzazione e rilancio del territorio
«Adesso - spiega - abbiamo messo in sicurezza il Ssn da ulteriori tagli, rispetto alla spesa corrente. Questo è un fatto straordinario, non era mai accaduto prima. Ora dobbiamo lavorare all'interno delle Regioni, per attuare quelle misure già previste dalla legge, come i costi standard e la deospedalizzazione, per curare, ove possibile, i pazienti a casa e non in ospedale. Un paziente trattato in ospedale costa dai 2 ai 5 mila euro al giorno; trattato a livello domiciliare costa da 200 a 800 euro, quindi un risparmio formidabile. Risparmi che non fanno cassa, ma devono essere riutilizzati all'interno del Ssn per investire nelle cose che servono: prima di tutto, un piano serio di infrastrutturazione tecnologica degli ospedali, per renderli sicuri, accoglienti e utilizzare al massimo l'innovazione tecnologica, che é oggi elemento fondamentale per le strutture ospedaliere. Ma é molto costoso stare al passo delle innovazioni».

Il blocco del turn over
«Secondo punto - prosegue Lorenzin - superare il blocco del turn-over nelle Regioni in piano di rientro, per consentire il ricambio generazionale della classe medica, che é un dato non semplicemente di occupazionae, ma di innovazione, per avere giovani all'interno del servizio sanitario».

Le cure innovative
«Terzo punto, l'accesso alle cure innovative, e quindi disporre di risorse per acquistare farmaci e cure molto costosi e che quindi impattano fortemente nel fondo sanitario nazionale».

L'integrazione sociosanitaria
«Serve poi una cosa non prettamente sanitaria, ma molto importante per i pazienti: l'assistenza territoriale, il futuro si giocherà sull'integrazione tra territorio e medicina, tra salute e assistenza, soprattutto per una popolazione, la nostra, che tende ad essere sempre più vecchia e che quindi necessita di presidi forti a livello nazionale per quanto riguarda malattie come la demenza e le malattie mentali».