Dal governo

Matteo e la "non Sanità"

di Roberto Turno

La spuntatona alle unghie alla burocrazia. Il Titolo V anti-iperpotere regionale. La giustizia pacificatrice (anche con il Cav.). I soldi per le imprese che non beccano una lira dalla PA. La cultura senza più finti problemi sul contributo dei privati. L'Italicum e le provincie. I sindaci uber alles. Così Matteo Renzi s'è presentato a chiedere la fiducia al Senato (forse l'ultimo voto di fiducia chiesto da un premier al Senato).

Tante belle promesse e grandi idee che gli italiani perbene difficilmente contesteranno, quelle elencate da Renzi. Ma: le pensioni dove sono? E la lotta all'evasione fiscale che fine ha fatto? Certo avrà tempo nei giorni che verranno di chiarire agli italiani quale rotta vorrrà imboccare il suo Governo. Ma ci sorge un dubbio: la sanità dove è finita? Uno sgarbo, una (grave) amnesia, un "non so che dirvi"? In tutti e tre i casi il non detto, la Sanità e la salute degli italiani che non c'è, non possono nonlasciarci senza parole.

E ben sia che il trentanovenne Matteo Renzi ricordi e batta forte il tasto sulla disoccupazione, ovvero sull'occupazione per i nostri figli che non c'è e sull'occupazione che gli occupati stanno perdendo. E ben sia che il neo leader Pd getti l'anima, a parole, sui fallimenti decennali della classe politica, e non solo.

Ma quella Sanità che non c'è non può non peoccupare chi la Salute la sta perdendo. E chi cerca una laurea, anche una laurea breve in materia sanitaria, dov'è nel Matteo-pensiero? E gli specializzandi dove sono? E il futuro della classe medica e di tutte le categorie decisive per far marciare l'Ssn dove sono? E il Sud che affonda, dov'è? E le cure anticancro "ammesse e non concesse", dove sono? E la politica che occupa le decisioni e tutti i posti possibili e immaginabili, dov'è?

Il Ssn, insomma, che fine ha fatto? E la guerra agli sprechi miliardari e agli evasori super-miliardari che ci rubano salute, dov'é?

E del "patto", caro Matteo, che ne facciamo?

I tempi per decidere anche sulla Sanità sono strettissimi. Il "Patto", col nuovo Governo e un nuovo ministro dell'Economia, inevitabilmente sarà quanto meno ridiscusso, sia per le cifre in campo, sia per i risparmi da realizzare e allocare. Perché la spending review finirà interamente, e a brevissimo, tutta in capo a Palazzo Chigi. Dunque, si ridiscuterà tutto con le Regioni? Senza scordare che il mitico Massicci è ormai fuori dai giochi. Che tutto va bene MadamaDorè, non è affatto vero.

Matteo, batti un colpo. (R.Tu.)