Dal governo

Lorenzin: per le Regioni 700 milioni da tagliare su beni e servizi non sanitari

«Domani incontrerò i governatori delle Regioni: ci sono 700 milioni da tagliare in beni e servizi non sanitari, quindi non i farmaci o i servizi alla persona, ma ad esempio appalti e forniture per lavanderia, pulizie e cancellerie. Ogni Regione avrà la possibilità di rimodulare la spesa al proprio interno con i margini che ritiene necessari». Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, intervenendo a una trasmissione radiofonica, annuncia quelli che saranno gli impegni per la spending review scritta nel decreto Irpef che non contiene tagli alla sanità, ma non risparmia i bilanci regionali.

Per la sanità Lorenzin ha ribadito che «c'è un visione generale di sistema, il Ssn ha già dato con 25 mld di euro di tagli lineari in 5 anni, ora siamo in una fase di riprogrammazione del sistema. Possiamo recuperare 10 mld in beni e servizi per reinvestirli in sanità» grazie al Patto per la salute.

E ha dichiarato che i 700 milioni di euro che devono essere recuperati dalle Regioni non incideranno sui servizi ai cittadini. Su questo, la mano sul fuoco «ce la metto io», ha detto . I risparmi previsti, ha aggiunto, derivano, appunto, da tagli «in beni e servizi non sanitari», ovvero «appalti, gare, contenziosi». Nello specifico, per quello che riguarda la spesa sanitaria, non si ridurranno «farmaci, né servizi alla persona», bensì si interverrà su «gas, lavanderia, pulizie. Ogni Regione avrà la possibilità di rimodulare al proprio interno, liberamente, con i margini che ritiene necessario». «I nostri dicasteri - ha spiegato Lorenzin - hanno lavorato sulla spending per un taglio della spesa strutturale non una tantum, per questo, per il 2015-2016 sono indicati dei tagli della spesa non lineari. Ma sono misure che hanno bisogno di tempo per essere attuate, non si realizzano in un giorno».

Ma il ministro ha anche bacchettato enti locali e Regioni sui debiti della Pa: «Lo Stato sta facendo la sua parte, adesso gli enti locali devono fare la loro, in termini di efficienza. Hanno avuto negli anni milioni e milioni di euro per migliorare l'efficienza, la tracciabilità, l'open data. Il dato è l'unico elemento che ci permette di mettere la macchina in funzione», ha detto in merito ai crediti rivendicati dalle aziende private, in particolare da quelle che forniscono beni e servizi nel settore sanitario.

Quello della mancata trasmissione dei dati «è - secondo Lorenzin - il
principale problema che abbiamo», un obbligo rispettato solo nel 40% dei casi. «Per quanto riguarda la questione dei crediti delle aziende - ha aggiunto - la Ragioneria e i ministeri stanno lavorando. La difficoltà delle regioni è la rinegoziazione dei debiti», anche da un punto di vista burocratico e amministrativo.

E l'annuncio di un taglio da 700 milioni anche se a voci non sanitarie - ma, sottolineano molti, il 75% circa dei bilanci regionali è preso dalla sanità e sarà difficile "rastrellare" risorse altrove - non piace alle Regioni che domani si riuniranno, appunto, per dare il loro parere sul decreto legge.

E c'è chi già promette barricate. Il primo è il governatore del Veneto Luca Zaia: «Non ci vuole un premio Nobel per capire che la soluzione non è aumentare le tasse e tagliare i trasferimenti - sottolinea - ma individuare e tagliare gli sprechi. Da me un pasto in ospedale (un bene non sanitario, appunto) costa mediamente sei euro e mezzo», mentre altrove «ci sono ospedali dove si arriva persino a 60 euro. È chiaro che se imponi tagli lineari, col 10% da me non resta più neanche il piatto, mentre chi parte da 60 sta continuando comunque a sprecare».