Dal governo

Riforma Pa, Anaao: «Più ombre che luci». Cimo: «Riconoscimento della competenza professionale». Fp-Cgil: «Quest'anno 7mila pensionati, ma vanno assunti 10mila giovani»

Per Anaao, il «pacchetto sanità» contenuto nei due provvedimenti per la riforma della Pa approvati durante il Consiglio dei ministri di venerdì scorso, presenta poche luci e molte ombre. «Sono certo da valutare positivamente - sottolinea il segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise - la disponibilità di risorse economiche aggiuntive per i contratti di formazione medica specialistica, che ridurranno il gap tra laureati e specializzandi, le facilitazioni per cittadini affetti da patologie croniche in merito alla prescrizione dei farmaci e l'eliminazione dell'obbligo di assicurazione per i medici. Destano non poche preoccupazioni, invece, le norme sulla mobilità coatta se non escludessero, come pareva alla vigilia, scuola e sanità, e quelle sul pensionamento».

Per Anaao, «l'ennesima riforma della previdenza dopo quella del Ministro Fornero, realizzata con un decreto legge, continua a non tenere conto della specificità e della delicatezza dell'attività medica, prevedendo nelle strutture sanitarie più o meno immediate decapitazioni di saperi e competenze non facilmente, e immediatamente sostituibili. Mentre la funzionalità degli uffici giudiziari ha imposto una opportuna gradualità, la scure sui medici è immediata con buona pace di posti di lavoro che non serviranno alla staffetta generazionale, ma al risanamento dei conti regionali, e di un impoverimento di competenze e capacità professionali che darà l'ennesimo colpo alla sanità pubblica. E anche i 15.000 nuovi posti di lavoro attesi rischiano di essere un'illusione tenendo conto dei tempi e della farraginosità delle procedure concorsuali e comunque non potranno in tempi brevi sostituire il sapere ed il saper fare in uscita.
Insomma, un regalo alla sanità privata che, accreditata o meno, utilizzerà elevate competenze professionali formatesi anche a spese del pubblico, per fare concorrenza alla sanità pubblica. Ovviamente, non sono stati sanati gli effetti punitivi introdotti a danno dei pubblici dipendenti, medici e dirigenti sanitari compresi, da ben 15 provvedimenti legislativi in vigore.
Ora è più chiaro il perché governi vecchi e nuovi si ritrovino uniti a bloccare il rinnovo dei contratti di lavoro. Cosa porterebbero al tavolo oltre a rottamazione, penalizzazioni, limitazione delle prerogative sindacali? Un cambio di verso, forse. Ma in meglio o in peggio per i medici e i pazienti?».

Cimo: sanità verso un cambiamento. Per il presidente della Cimo, Riccardo Cassi, «la Sanità sembra essere avviata a un cambiamento sostanziale verso il riconoscimento della competenza professionale». «Vorremmo aspettare però il testo definitivo – afferma Cassi - prima di esprimere il giudizio del sindacato sulle riforme presentate dal Governo.
Nel decreto legge ci sono infatti due norme che apprezziamo: il non obbligo assicurativo per i medici del Ssn, a cui per legge devono provvedere le Aziende, ma sul quale il testo vigente aveva ingenerato dubbi, e l'incremento del numero delle borse per la specializzazione. Ci lascia molto perplessi l'estensione della rottamazione ai direttori di struttura che, senza regole, rischia di diventare una decimazione delle figure apicali. I posti di lavoro, infatti, in sanità ci sono: basta sbloccare il turn over».

Ma secondo la Cimo, la partita più importante per il futuro della categoria si gioca sulla riforma della Pa: «E' un'ottima cosa che i medici, come Cimo chiedeva, siano fuori dal ruolo unico della dirigenza, ma non sappiamo quali ricadute normative questo avrà. Si vuole lasciare tutto come ora o, come sembrerebbe di capire dalle dichiarazioni del Ministro Lorenzin che condividiamo, si vuole ricostruire uno stato giuridico e una carriera fondati sul merito e sulla professionalità?».

Critica la Fp-Cgil Medici. «Spiace che le norme annunciate dal Governo Renzi - dichiara Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici - abbiano poche speranze di intervenire positivamente nel rapporto con i cittadini. L'attesa di un linguaggio semplice e chiaro è andata delusa. Il provvedimento, anche se aspettiamo i testi ufficiali per esprimere un giudizio compiuto, contiene contraddizioni e ambiguità. Ad esempio la norma che non obbliga i medici pubblici ad assicurarsi non risolve il problema di fondo di una nuova normativa sulla responsabilità professionale in sanità. Di fatto saranno costretti ad assicurarsi da soli a fronte di un sistema che consente di speculare sulla salute con la strumentalizzazione delle denunce a danno non solo dei medici ma degli stessi cittadini, che devono aspettare anni per i giusti risarcimenti e si devono rivolgere ad intermediari a caro prezzo».

Sulla possibilità da parte delle aziende sanitarie di mandare in pensione i dirigenti medici, compresi i direttori di struttura complessa (ex primari), con 42 anni e 6 mesi (41 anni e 6 mesi per le donne) di contributi nel 2014, «può aprire a una discrezionalità delle direzioni generali che collide con l'imperativo del rinnovamento generazionale, soprattutto perché non si prevede la contestuale assunzione dei giovani medici, che hanno peraltro un costo minore. È evidente a tutti che la mancanza di contestualità rischia di mettere in ginocchio il nostro servizio pubblico».

Secondo stime Cgil, basate sul Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato riferito al 2012, ipotizzando che circa il 70% dei dirigenti medici abbia riscattato i dieci anni di laurea e specializzazione, potrebbero venire meno 7mila unità già nel 2014. Un'ipotesi non irrealistica, visto che il riscatto della laurea era molto frequente per le passate generazioni di medici, in quanto particolarmente conveniente. «Non sostituirle con almeno 10mila giovani, senza ulteriori costi, sarebbe irresponsabile.

L'unico passo nella giusta direzione è lo stanziamento dei nuovi fondi per le scuole di specializzazione, da noi più volte richiesti, che consentirà di arrivare a 5mila posti per il prossimo bando. Nulla, poi, sul rinnovo del contratto fermo da 5 anni e soprattutto sui percorsi di stabilizzazione dei precari. Così non va».


Soddisfatta Anaao Giovani. I giovani di Anaao esprimono soddisfazione per lo stanziamento di risorse aggiuntive per i contratti di formazione destinati ai camici bianchi, ritornando a regime a 5mila contratti.

«Questo provvedimento - sottolinea - sana una situazione a dir poco raccapricciante e estremamente penalizzante per i medici neolaureati e per gli studenti in medicina. Anaao Giovani auspica tuttavia che l'azione del Governo non si limiti al semplice stanziamento di fondi, altresì che si possa finalmente cominciare a parlare di programmazione e di qualità della formazione specialistica dei medici, passaggio oramai, a nostro avviso, indispensabile e non ulteriormente procrastinabile».


Federspecializzandi: «Importante risultato». «In attesa di informazioni più dettagliate - spiega il presidente Cristiano Alicino - non possiamo che ribadire l'importanza di questo risultato, ottenuto grazie ai migliaia di giovani medici in formazione che, negli ultimi mesi, si sono mobilitati per portare l'attenzione dell'opinione pubblica, del Parlamento e del Governo sul tema della formazione specialistica. Sarà necessario rimanere vigili affinché questa iniziativa rappresenti solo un punto di partenza che presupponga un finanziamento crescente per la formazione medica post-laurea nell'arco dei prossimi anni, in linea con il progressivo aumento del numero dei laureati in medicina e chirurgia».

FederSpecializzadi chiede anche «che quanto prima si proceda all'emanazione del bando di accesso alle scuole di specializzazione rispettando la scadenza per l'espletamento delle procedure concorsuali, fissato dal Miur, per ottobre 2014. FederSpecializzandi richiede inoltre che il Miur diffonda al più presto le nuove regole di svolgimento del concorso e la bibliografia da cui verranno tratte le prove di accesso».