Dal governo

Manovra 2015/ I governatori a Renzi: «Spalmare un miliardo di tagli sui ministeri, logica della siringa anche per loro»

di Barbara Gobbi

E' un problema di conti che proprio non tornano ma anche, a voler volare alto, un fatto di lealtà istituzionale tra parti dello Stato «che hanno pari dignità». A meno di sconfessare gli accordi istituzionali siglati negli ultimi anni. Perché se le ipotesi di tagli dovessero restare quelle attuali - 4 miliardi in capo alle Regioni - il Patto per la salute firmato soltanto a luglio scorso diventerebbe carta straccia.
E' unanime la posizione espressa dai governatori nella conferenza stampa presieduta, a Roma, da Sergio Chiamparino. Che chiede un incontro urgente con il governo. E snocciola cifre senza appello: «Intanto - tiene a premettere - ai tagli già insostenibili da 4 miliardi va sommata la sforbiciata da 1,75 mld disposta dai governi Monti e Letta, che porta la cifra complessiva a 5,7 miliardi». Una somma da capogiro che porta inevitabilmente a metter mano alla spesa sanitaria, con buona pace del "Patto", o alle tasche dei cittadini con un nuovo aumento delle tasse. Quel che è certo, è che alla Sanità occorrerebbe attingere. Perché occupa fino all'88% dei bilanci delle Regioni medie e piccole, a fronte di un comparto extrasanitario che, ricorda ancora Chiamparino, «in tutto ammonta a 30 miliardi. Di questi, la voce "acquisto di beni e servizi" cumula al massimo 4 miliardi, 4 volte tanto il taglio del 3% che è il limite indicato dal governo». Incidere su quella voce sarebbe impossibile.

E allora - chiedono in coro i governatori - il premier Renzi guardi altrove, senza gettare il carico dei tagli interamente sulle spalle delle Regioni. «Che peraltro - ricorda il governatore della Campania Stefano Caldoro - sono in pareggio di bilancio. Come si può chiedere sacrifici a noi, quando lo Stato e i Comuni il pareggio l'hanno rinviato? Senza parlare del tema dell'affidabilità istituzionale che impone di non disfare gli impegni assunti, tanto più in presenza di una manovra anticiclica ed espandiva, che non giustifica certo l'attivazione della "clausola di salvaguardia" contenuta nel Patto per la salute».

Allora, che i tagli si facciano altrove. «La "logica della siringa", che deve avere lo stesso prezzo da Bolzano a Canicattì noi l'abbiamo recepita in pieno del Patto per la salute: lo facciano anche i ministeri. Basta metterci piede per capire come anche lì di interventi correttivi se ne potrebbero fare».

«Se va avanti questa politica, il "Patto" viene meno», sintetizza intanto Enrico Rossi della Toscana. Ma anche l'ipotesi nuove tasse è considerata impraticabile. Chiamparino conferma la determinazione a dimettersi nel caso si trovasse costretto a ritoccare l'Irap. Mentre la presidente dell'Umbria Catiuscia Marini, decisamente sul piede di guerra, ricorda come con l'Irap regionale si finanzi la Sanità. «Quindi tagliare direttamente sul comparto o mettere nuove tasse, porterebbe comunque a ridurre i servizi sanitari e sociali». Mentre Nicola Zingaretti, Lazio, porta l'esempio della sua Regione che, prossima alla fine del tunnel e quindi alla riduzione di Irap e Irpef prevista a inizio 2016, vedrebbe di fatto vanificare i successi ottenuti fino a oggi. «Il governo si sta comportando come un ospite che organizza un grande banchetti, salvo poi mandare il conto salato ad altri».