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Corte dei Conti: migliora la gestione della sanità 2013. Il rischio del «deficit assistenziale»

Sono le Regioni e le amministrazioni del Sud le più penalizzate dalle manovre di contenimento della spesa 2008-13 e la sanità ha subito una contrazione della spesa nell'ultimo triennio: in particolare si sono ridotte le spese di personale (dal 34,97% nel 2002 al 32,19% nel 2013) e la spesa farmaceutica convenzionata (dal 14,98% nel 2002 al 7,86% nel 2013) . Nel 2013 infatti il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva è pari al 75,87%, contro il 76,50% del 2012. E nel complesso il Ssn «sta riassorbendo i disavanzi pregressi grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio». Ma attenzione, se gli obiettivi di equilibrio finanziario sono stati ottenuti, il rischio - senza gli opprtuni investimenti in tecnologie e infrastrutture - è che si passi da un deficit contabile a un «deficit assitenzale». Lo rileva la «Relazione sulla gestione finanziaria per l'esercizio 2013 degli enti territoriali» della Corte dei Conti.

L'analisi conferma «il raggiungimento degli obiettivi di risparmio previsti, con il contemporaneo determinarsi di consistenti tagli ai trasferimenti correnti, di un cospicuo avanzo di cassa e di una riduzione delle risorse destinate ai servizi essenziali».

Dalle manovre restrittive, sottolinea la relazione, «risultano maggiormente penalizzate le Regioni (i cui tagli alla spesa primaria hanno raggiunto il 16% nel triennio 2010-2012), nonché, a livello territoriale, le Amministrazioni del Mezzogiorno, con consistenti contrazioni di risorse soprattutto in conto capitale».

I tagli in sanità. Il vulnus resta quello della spesa farmaceutica ospedaliera: la Corte dei Conti sottolinea «l'efficacia delle misure di contenimento della farmaceutica territoriale e la difficoltà a contenere quella ospedaliera; il risultato per il 2013, anche se positivo perché la spesa diminuisce complessivamente del 3,6% rispetto all'anno precedente (-0,6 miliardi in valore assoluto), è prodotto da un incremento del 7,6% della spesa ospedaliera e da un calo del 7,2% di quella territoriale».

In alcune Regioni in piano di rientro persistono forti criticità. Ma la sanità a livello nazionale sta riassorbendo i disavanzi pregressi grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio. «Sulla base dei dati di rendiconto - si legge nella nota della Corte dei Conti - gli impegni per spesa corrente sanitaria dell'intero comparto Regioni/Province autonome ammontano, nel 2013, a 117,8 miliardi di euro. Il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva è pari nel 2013 al 75,87%, contro il 76,50% del 2012. In termini di cassa, l'incidenza della spesa sanitaria corrente sulla spesa corrente complessiva è pari al 74,83%, in calo rispetto al 2012 (-2,37 %). In riduzione anche la massa debitoria degli enti del Ssn specie per la parte relativa ai debiti commerciali, con una diminuzione di oltre 9,5 miliardi nel triennio 2011-2013 (importo che non ricomprende quello delle Regioni Toscana e Calabria, di cui non sono disponibili i dati del 2013 )».

Se gli obiettivi di equilibrio finanziario sono stati ottenuti il rischio è però che si passi da un deficit contabile a un deficit assitenzale. «Questi andamenti - si legge nella relazione - indicano il costante e progressivo riassorbimento dei deficit contabili, conseguito con manovre che hanno operato mediante tagli di tipo lineare sulle principali voci di spesa (consumi intermedi, spesa farmaceutica, spese di personale, acquisto di prestazioni sanitarie da erogatori privati accreditati). Per contro, ulteriori risparmi, ottenibili da incrementi di efficienza, se non reinvestiti prevalentemente nei settori dove più carente è l'offerta di servizi sanitari, come, ad esempio, nell'assistenza territoriale e domiciliare oppure nell'ammodernamento tecnologico e infrastrutturale, potrebbero rendere problematico il mantenimento dell'attuale assetto dei LEA, facendo emergere, nel medio periodo, deficit assistenziali, più marcati nelle Regioni meridionali, dove sono relativamente più frequenti tali carenze».

Più prevenzione per ottenere risparmi e appropriatezza sul lungo periodo. Qualificanti gli interventi individuati delle Regioni in termini di razionalizzazione degli acquisti (centrali d'acquisto e dematerializzazione), anche se ci sono ancora margini da recuperare in termini di appropriatezza prescrittiva e prestazioni ospedaliere. Ma accanto a tali misure di impatto immediato sui livelli di spesa la Corte dei Conti invita a rafforzare la prevenzione: «Il potenziamento dei programmi di medicina preventiva (uno degli obiettivi indicati per il Servizio sanitario nazionale dal Piano nazionale delle riforme presentato con il DEF 2014) - si legge nella relazione - è uno strumento capace, sul medio-lungo periodo, migliorando le condizioni generali di salute della popolazione, di generare minore spesa sanitaria e maggiore appropriatezza nell'uso delle risorse».

I risultati ottenuti sul contenimento della spesa farmaceutica convenzionata li hanno pagati anche i cittadini. Il contributo del copayment è stato infatti consistente e significativo. Ma un'ulteriore espansione delle misure di compartecipazione finanziaria, avverete la Corte dei Conti, «potrebbe comportare profili di problematicità: nel 2013 gli assistiti hanno versato al Ssn, al "netto" degli altri ticket sulla diagnostica e le prestazioni specialistiche, 1.436 milioni, pari all'1,3% della spesa sanitaria corrente complessiva, con una media pro capite di circa 24 euro (di cui 9 per ticket sulle ricette). Da notare che nel periodo 2009/2013, a fronte di un incremento del numero di ricette del 6,3%, gli importi versati dai cittadini per ticket e compartecipazione al prezzo di riferimento sono aumentati del 66,6%».

Il tasto dolente della spesa ospedaliera e la variabile farmaci innovativi. I dati parziali sul 2014 confermano il costante aumento della spesa farmaceutica ospedaliera (+2,64% nel triennio 2011/13, +24% nei primi sette mesi del corrente anno rispetto all'analogo periodo 2013), «che potrebbe incidere negativamente sugli equilibri finanziari dei Servizi sanitari regionali».

La grande incognita sono ovviamente i farmaci innovativi, «uno dei fattori determinanti l'incremento della spesa farmaceutica ospedaliera, generano un ulteriore fabbisogno assistenziale, rispetto al quale si pone, per il decisore politico, il problema di un attento e non facile bilanciamento tra esigenze di contenimento della spesa e soddisfacimento della richiesta di tutela della salute sulla base degli ultimi ritrovati. Questo potrebbe comportare la necessità di adottare provvedimenti che tengano conto di questo peculiare profilo, al fine di rimodulare adeguatamente la politica della spesa farmaceutica».

La ricetta per migliorare i risultati: controlli su consumi e inappropriatezza (ma per questo è necessario che Stato e Regioni completino le infrastrutture informatiche necessarie ad implementare il sistema tessera sanitaria), attuazione del "Patto per la sanità digitale", e pe ri farmaci innovativi, un'applicazione sistematica di metodologie di valutazione costi/benefici dei farmaci, previste dal nuovo Patto per la salute.

Focus Regioni. La Corte dei Conti evidenzia che, malgrado le difficoltà che persistono soprattutto in alcune Regioni sottoposte ai piani di rientro, il Sistema sanitario, complessivamente, sta riassorbendo i disavanzi pregressi grazie agli efficaci meccanismi di monitoraggio. In particolare dai dati del rendiconto presentati dal Tavolo di verifica, sono stati accertati gli impegni per spesa corrente sanitaria dell'intero comparto Regioni e Province autonome che ammontano, nel 2013, a 117,8 miliardi di euro. Il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva è pari nel 2013 al 75,87%, contro il 76,50% del 2012. In termini di cassa, l'incidenza della spesa sanitaria corrente sulla spesa corrente complessiva è pari al 74,83%, in calo rispetto al 2012 (-2,37 %). Migliora la situazione debitoria degli enti del Ssn specie per la parte relativa ai debiti commerciali, con una diminuzione di oltre 9,5 miliardi nel triennio 2011-2013 (importo che non ricomprende quello delle Regioni Toscana e Calabria, di cui non sono disponibili i dati del 2013).
Esaminando in dettaglio l'andamento dei risultati delle gestioni dei Servizi sanitari regionali, il primo aspetto di rilievo è che il disavanzo complessivo nazionale scende dai 6 miliardi di euro circa del 2006 a 1,9 miliardi circa nel 2013. Le Regioni in piano di rientro nel 2013, rispetto al 2006, migliorano il risultato complessivo di circa 3,7 miliardi. Regioni senza piani rientro. Nel dettaglio, gli esiti del monitoraggio sulle Regioni non sottoposte a piano di rientro ha evidenziato che nel 2013 solo due Regioni sulle otto monitorate hanno presentato un disavanzo con necessità di copertura. Nel 2012, il risultato di gestione era stato negativo in ben 5 casi su 8.
Promosse: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche che hanno ottenuto risultati positivi.
In situazione di "sorvegliate speciali" ci sono invece la Basilicata (-3,4 mln, coperti con 6 mln di risorse aggiuntive) e la Liguria (-91,3 mln coperti con 97 mln di risorse aggiuntive proprie) , che hanno evidenziato disavanzi non strutturali, inferiori cioè al 5% del finanziamento ordinario incrementato delle maggiori entrate proprie, ossia inferiori al 5% qualora gli automatismi fiscali o altre risorse di bilancio regionali non garantiscano con la quota libera la copertura totale del disavanzo). Regioni sottoposte a piano di rientro. Per quanto riguarda le regioni ancora alle prese con i piani di rientro la situazione è a macchia di leopardo. Con situazioni che vanno esaminae nel dettaglio regione per regione. In generale la situazione è in miglioramento