Dirigenti Ssn: Sanità day contro la disgregazione del Ssn. Nel «decretone» rinvio dell'intramoenia e responsabilità professionale

Il 28 giugno, alla stessa ora in tutta Italia, scatterà il «Sanità day», una giornata nazionale di mobilitazione dei sindacati della dirigenza del Ssn per difendere il Ssn pubblico.
Poi il 27 ottobre una manifestazione in piazza a Roma (quella precedente risale al 2004) per far conoscere il malessere della categoria: un ritorno alla piazza ancora una volta a difesa del Ssn.


«No a un sistema sanitario pubblico povero per i poveri» è lo slogan che guiderà incontri e conferenze stampa in tutti i capoluoghi di Regione.
I punti cardine della protesta, spiegata oggi in una conferenza stampa dai segretari nazionali dei sindacati, sono sei:
- la crisi della sanità pubblica, stretta tra definanziamento, spending review, conflitti istituzionali, commissariamento dei commissari regionali alla Sanità, espone il Ssn al reale pericolo di una progressiva disgregazione mettendone a rischio universalismo ed equità;
- diminuisce il perimetro di intervento pubblico; crescono i ticket pagati dai cittadini e aumenta tutta la spesa privata; sale il carico fiscale mentre calano quantità e qualità dei servizi sanitari erogati, soprattutto alle fasce più povere della popolazione;
- il lavoro in sanità diventa più gravoso e più rischioso, più raro e più precario. Il medico è sempre più solo alle prese con cittadini arrabbiati e magistrati che gli negano ciò che rivendicano per se stessi: il diritto di giudicare in serenità richiama il diritto di curare in serenità
- le Regioni giocano con inaccettabile spregiudicatezza la carta della riduzione numerica delle strutture complesse e semplici, ospedaliere e territoriali, tagliando servizi ai cittadini, e nello stesso tempo appaiono impegnate insieme con il ministero della Salute a produrre a getto continuo ipotesi di ridefinizione delle competenze professionali in sanità
- manca ancora una soluzione strutturale per la libera professione intramoenia "allargata", ancora incerta, nel merito e nella tempistica
- la sopravvivenza del sistema sanitario pubblico dipenderà anche da quanto le ragioni sociali riusciranno ad imporsi su quelle economiche ed a mantenersi aderenti ai principi costituzionali.


A dire la verità ad alcuni di questi punti la risposta è già in parte arrivata da un incontro che sempre questa mattina i sindacati hanno avuto con il ministro della Salute Renato Balduzzi che ha confermato il «decretone» il cui varo è in programma per la prossima settimana (27 giugno molto probabilmente) in cui sarà inserito il testo sulla libera professione intramoenia concordato tra ministero e parlamentari (VEDI ARTICOLO E TESTO SU QUESTO SITO ) e sempre per i medici, parte di quanto concordato al tavolo sulla responsabilità medica (VEDI ARTICOLO E TESTO SU QUESTO SITO) per ridurre il contenzioso e la medicina difensiva che - hanno spiegato i sindacati - fa salire la spesa di almeno il 12 per cento.


Le novità che dovrebbero comparire nel «decretone» riguardano parametri oggettivi di riferimento per le assicurazioni, un albo regionale dei periti, limiti alle disdette "selvagge" delle polizze, la creazione di un fondo grandi rischi (alimentato dalle stesse polizze) per i risarcimenti di un certo livello.
Ma il «decretone», hanno detto i sindacati, è di oltre 40 articoli e quindi c'è da aspettarsi ben altro e per questo la guardia resta alta: «Non vorremmo che già li fossero previste misure in qualche modo di spending review per il settore», è stato l'altolà dei medici.
«La sanità sta passano in mano al privato profit - ha sottolineato Costantino Troise (Anaao) - con l'aumento della spesa diretta dei cittadini tra ticket e carico fiscale. Una vera tassa elevata per servizi sempre più scadenti che rischiano di smantellare il servizio pubblico con la perdita però di un forte e importante elemento di coesione sociale».
«Il settore della dirigenza del Ssn non sembra debba essere "colpito" dalle misure di tagli al personale in programma per la spending review - ha detto Riccardo Cassi (Cimo Asmd) - ma resta il problema della distribuzione sul territorio: è un danno l'inerzia delle Regioni che non riorganizzano gli organici e non solo per la gestione, ma anche per le cure che con carichi di lavoro eccessivi in certe situazioni rischiano di essere di tono minore da una zona all'altra di'Italia».


«Tagliare ancora in sanità - ha aggiunto Massimo Cozza (Fp Cgil medici) - è una scelta dissennata e miope, aumenta i costi del sistema e manda verso il privato i cittadini così come accade negli Usa dove i costi sono più che doppi rispetto al nostro Ssn».
«E la professione medica - ha affermato Marco Chiarello (Aaroi) - è sotto scacco anche dalle annunciate riforme dell'attività delle professioni sanitarie non mediche. Dequalifciare il medico però è pericoloso per l'assistenza e noi non lo accetteremo mai: le competenze mediche non si toccano e siamo pronti anche alla mobilitazione».
Stesso tenore quello di Francesco Lucà (Fassid): «Le professioni tecniche hanno già il loro ruolo, ma aver dato loro lauree triennali e specialistiche non presuppone la crescita professionale della categoria, non è il pezzo di carta che conta. Chi gestisce la clinica è il medico e se viene meno il suo apporto sparisce la qualità».


In controtendenza con l'altolà sulla crescita delle professioni è andato Armando Masucci (Uil medici) secondo il quale «è necessario dare spazio alle professioni anche per far crescere di più il ruolo dei medici».
Anche la Fimmg ha aderito al «Sanità day» perché i medici di famiglia - ha spiegato Silvestro Scotti (Fimmg) - sono colpiti due volte: una come liberi professionisti e una per il taglio dei fattori produttivi. L'aumento dell'Iva ad esempio per noi si traduce in un taglio dello stipendio visto che dobbiamop pagare direttamente studi e personale».