«Se non ora quando Sanità». Le donne fanno muro contro l'attacco al Ssn

di Manuela Perrone

Stavolta la rivolta parte dalle donne, sdegnate dai tagli lineari della spending review e dall'attacco sistematico al Servizio sanitario nazionale equo e universalistico, ma anche dalla crescita delle disuguaglianze e dei costi per i cittadini. Un gruppo di operatrici dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, tra cui la direttrice dell'Uo Controllo di gestione, Daniela Donetti, e la responsabile per l'ospedale culturalmente competente, Maura Cossutta, ha lanciato l'idea di fondare «Se non ora quando Sanità», costola del movimento femminile che il 13 febbraio 2011 ha portato in piazza oltre un milione di persone per gridare ad alta voce che l'Italia non è un Paese per donne.

L'idea è stata raccolta dal comitato promotore di Se non ora quando ed è stata illustrata il 7 settembre nel corso di una tavola rotonda alla festa del Pd di Terni. Obiettivo: dare voce ai saperi e ai talenti delle tante donne che hanno a cuore la Sanità italiana.

«Il decreto sulla spending review - ha spiegato Enza Caruso, economista dell'Università di Perugia - è una tradizionale manovra di riduzione della spesa, che non interviene sulla qualità ma solo sulla quantità. Eppure la Corte dei conti ha appena citato il settore sanitario come l'unico in cui negli ultimi anni è stata attuata una efficace politica di spending review». Per Cossutta «è in atto un attacco al diritto alla salute, che costruisce la cittadinanza: si dimentica che la salute riguarda la vita concreta delle persone, le condizioni di lavoro, le relazioni. Chi deve reagire se non le donne?». Concorda Giorgia Serughetti, del comitato promotore di Se non ora quando: «Il movimento lavora per un futuro a misura delle donne. E non si può parlare di futuro senza parlare di welfare».

Snoq Sanità è un cantiere aperto, come aperto è il "manifesto dei perché" che sintetizza le ragioni dell'iniziativa. Dentro ci sono catalogati i mali cronici della Sanità italiana, dalla lottizzazione alla carenza di controlli, ma anche le delusioni per le politiche adottate. Come l'aumento dell'età pensionabile delle donne senza che nulla si faccia «per i servizi alla persona e le politiche di conciliazione e di parità». Come la mannaia sulla spesa sociale, che fa crescere le disuguaglianze e aumenta ancora il lavoro di cura (gratuito e non riconosciuto) a carico delle italiane. «Vogliamo costruire una task force di competenze, professionalità ed esperienze che rilanci il dibattito culturale e scientifico sulla salute e sulla cittadinanza», dicono Donetti e Cossutta. L'intento è far emergere lo sguardo delle donne, che sono peraltro la maggioranza degli operatori Ssn (431mila su 670mila) e le principali fruitrici dei servizi sanitari. Anche se - a guardare i vertici e la composizione delle rappresentanze sindacali e ordinistiche, specie nel mondo medico - proprio non si direbbe.

Ma questa è ancora un'altra storia.