Italia agli ultimi posti per il benessere di bambini e adolescenti. La relazione al Senato del Garante per l'infanzia

di Rosanna Magnano

Nella classifica del benessere di bambini e adolescenti l'Italia occupa il 22° posto su 29 Paesi definiti come ricchi, i minori italiani sono tra quelli più esposti all'inquinamento ambientale e il 7% vive in povertà assoluta. D'altro canto, il fenomeno delle gravidanze in età adolescenziale è molto contenuto e il dato nazionale sulla mortalità infantile è tra i più bassi dell'Europa merdionale. Sono alcuni dei dati resi noti dal Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora, nella Relazione annuale presentata oggi in Senato, alla presenza del presidente, Piero Grasso, e del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri.

L'Italia, che segue Spagna, Ungheria e Polonia e precede Estonia, Slovacchia e Grecia, risulta il Paese con il tasso 'Neet' (Not in Education, Employment or Training) più elevato tra tutti i Paesi industrializzati, dopo la Spagna. L'11% dei giovani tra 15 e 19 anni non sono iscritti a scuola,
non lavorano e non frequentano corsi di formazione. Un dato positivo che si registra, fa notare la Relazione del Garante, è che l'Italia è al quartultimo posto per le gravidanze in età adolescenziale, essendosi ridotto il tasso di fertilità tra le adolescenti di un terzo nel corso degli anni 2000. Da rilevare anche il più basso tasso di mortalità infantile in Europa meridionale (9° posto nella graduatoria complessiva). In Italia, però, i bambini sono esposti a uno dei livelli più elevati di inquinamento atmosferico tra tutti i Paesi industrializzati (26° posto).
Gli studenti italiani sono al 24° posto sui 29 Paesi presi in esame per il rendimento scolastico, nonostante il miglioramento (+10%) rispetto al 2000. Sono poi confermate dall'indagine Unicef l'eccellenza della nostra scuola per l'infanzia, con il 6° tasso più alto di iscrizione prescolare, alla pari con la Norvegia, e le difficoltà nell'istruzione superiore (dove siamo solo al 22° posto per tasso di iscrizione alle secondarie superiori).


''La classe dirigente del Paese continua a non comprendere il valore di tali investimenti che possono essere un antidoto per uscire dalla crisi e per non compromettere la crescita futura - scrive Spadafora nella relazione - Oltre a rispettare i diritti dei bambini e degli adolescenti che vivono in Italia, investire oggi su di loro significa domani avere un numero inferiore di famiglie povere da sostenere, meno sussidi per i disoccupati, meno spese per il disagio sociale, probabilmente meno spese per detenuti, piu' lavoratori e quindi più contributi per il welfare di domani''.

Critica la situazione dei minori nelle fasce più deboli e nell famiglie numerose del Sud Italia. In Italia vivono 1.822.000 minori in situazione di povertà relativa, si tratta del 17,6% della totalità dei minori che vivono nel Paese. Il 7% dei minorenni, 723mila, é in povertà assolutaIn base agli ultimi dati Istat. Le percentuali variano a seconda delle aree del Paese: la quota e' del 10,9% nel Mezzogiorno, a fronte del 4,7% nel Centro e nel Nord.

''Ma il dato che più di altri ci aiuta a individuare il fallimento delle politiche sinora adottate - scrive il garante nella Relazione - è quello relativo al rischio di povertà ed esclusione sociale per i bambini e gli adolescenti che vivono in famiglie con tre o più minorenni: esso è pari al 70% nel Mezzogiorno a fronte del 46,5% a livello nazionale. Settanta su cento minorenni che nascono in una famiglia numerosa del Mezzogiorno d'Italia rischiano di essere poveri''. I bambini e gli adolescenti, rileva ancora l'Autorità garante, vivono nel 41,5% dei casi in famiglie dove lavorano entrambi i genitori, mentre il 12% vive con un solo genitore.


Per il presidente del Senato Grasso, "La spesa pubblica, soprattutto quella destinata ai minori, non è un costo ma un investimento fondamentale che paga sia in termini di tutela di diritti che in un'ottica di razionalizzazione e risparmio per il futuro". Grasso ha quindi richiamato alla necessità di una inversione di rotta: "I progressi raggiunti sono straordinari, frutto di battaglie che hanno richiesto anni di impegno - ha aggiunto - eppure ancora molto c'é da fare. Un fattore come la povertà, che in Italia riguarda essenzialmente il Mezzogiorno, tocca da vicino molti bambini e le loro famiglie e spesso porta all'emarginazione e alla discriminazione. Il sostegno alle famiglie, a partire dalla maternità e dal lavoro femminile, è imprescindibile per qualsiasi progetto che voglia
onestamente parlare di politiche per l'infanzia e l'adolescenza".

"Le conseguenze di una mancata protezione e promozione del benessere infantile sono pesantissime - ha ammonito il presidente del Senato - e si ripercuotono nelle fasi successive della vita di un bambino. In quest'ottica non possiamo ignorare le difficoltà in cui versa il sistema scolastico, spesso privo di risorse. La compromissione di un corretto sviluppo cognitivo porta a risultati scolastici scarsi; la scolarità carente determina competenze ridotte che inducono bassi livelli di produttività e reddito; da qui discendono alti tassi di disoccupazione e una maggior
dipendenza dallo stato sociale; il risultato finale é una sempre maggiore diffusione di comportamenti antisociali e il coinvolgimento in attività criminali. Può sembrare brutale detto così, ma questa é una realtà per il 10 per cento della popolazione italiana. Un bambino, un ragazzo, un adulto su 10. Ora, se esistesse un solo dovere per una democrazia evoluta, questo consisterebbe nel saper offrire a ciascun suo figlio uguali opportunità di crescere, studiare, migliorarsi".