Dialogo sull'etica: «L'Etica degli umani è disumana»

di Donatella Lippi (Storia della Medicina Università di Firenze)

Attraverso l'utilizzo del linguaggio della vulnerabilità, è possibile recuperare l'approccio umanistico della medicina, intesa come spazio di cura, dialogo essa stessa, «reciprocità che non può che stabilirsi nel colloquio singolare della relazione tra due soggetti» (L. Battaglia).
Ma nel quadro di un'analisi complessa dell'etica della vita, il tema della Verantwortungsethik, l'etica della responsabilità, apre la strada a una considerazione più ampia, che coinvolge direttamente anche l'aspetto ambientale.

L'etica ecologica, affiorata nella riflessione tardonovecentesca, ha posto come obiettivo il superamento della visione antropocentrica della scienza, aprendo la strada alla cultura della tutela.

In una generale ridefinizione della bioetica, al di là dell'estensione dei diritti di eguaglianza anche agli animali non umani, sostenuta da una posizione libertaria, la filosofia ecologica tende, invece, a considerare centrale e unitario il sistema di relazioni tra esseri umani, ambiente e animali non umani.

In questa prospettiva, diventa cruciale il tema della compassione, nella sua valenza etimologica più pregnante, anche se, però, non privo di limiti, che, nel mondo occidentale, Martha Nussbaum ha esplicitamente denunciato, nella misura in cui riflette una legnosa impostazione aristotelica.

Solo recentemente, infatti, la bioetica sta recuperando l'approccio all'ecologia, intesa come scienza che ha restaurato la comunicazione tra uomo e natura, e solo recentemente abbiamo scoperto la vulnerabilità di quest'ultima e la nostra responsabilità: questa consapevolezza è l'evento-chiave di fine millennio, perché abbiamo compreso, come ha scritto Edgar Morin, che la nostra vita è legata in un comune destino a quella della Terra.

«Un'etica che si occupa solo degli esseri umani è disumana» (A. Schweitzer): la consapevolezza etologica, che l'uomo non può essere l'unico referente del discorso morale, richiama a una riflessione planetaria di tutti gli aspetti del quotidiano, dalla politica all'economia, dalla demografia alla salvaguardia del patrimonio biologico, ecologico, culturale.

E anche la stessa concezione di qualità della vita aspetta di essere ridefinita, in relazione a parametri più ampi, che valutino gli interessi non solo dell'umanità attuale, ma anche delle generazioni future, dell'ambiente e delle altre specie.

Oggi, scopriamo la nostra vulnerabilità, come condizione di esseri umani e non umani, esposti, inevitabilmente, al rischio di essere feriti: questa consapevolezza ha una forte valenza etica e antropologica, con altrettanto forti implicazioni per il tema della cura, in quanto esige il rispetto e la protezione del vivente in generale, sulla base della constatazione di una condivisa fragilità, di una partecipata finitudine. È un dialogo inedito, che deve partire da un'idea di cittadinanza, che vada oltre l'idea di un "contratto tra eguali", recuperando anziani, bambini, disabili, assumendo il linguaggio della vulnerabilità, per ampliare il discorso morale a una sensibilità rinnovata nei confronti di questa condizione di naturale suscettibilità al dolore, umano e non umano.

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