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Rapporto I-Com: l'industria della salute salva la sanità europea

di Roberto Turno (da www.ilsole24ore.com)

L'industria della salute, e quella farmaceutica in primis, come volano della crescita e della competitività italiana ed europea ma anche come asset primario per garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari in tutto il mondo. E come collante per creare una Europa della salute che oggi è pericolosamente frantumata. Sono numeri d'eccellenza e la foto di gruppo di un solido background industriale quelli che «I-Com», l'Istituto per la competitività, presenta oggi a Roma a sostegno del suo «Rapporto 2014» in vista dell'ormai prossimo semestre di presidenza italiana dell'Ue. Dove «Crescere in salute in Italia e in Europa», vuol essere una sfida e un punto di ripartenza.

Farmaci, industria Ue da record
«L'industria farmaceutica è l'unico comparto produttivo a tecnologia avanzata, insieme all'automotive e all'aerospaziale, dove l'Europa gioca ad armi pari se non talvolta superiori ai principali competitor mondiali» afferma Stefano da Empoli, presidente di I-Com e autore del rapporto con Davide Integlia e Nicola Salerno. Ma a questo punto, tanto più davanti al dilemma della sostenibilità dei sistemi sanitari che investe l'Europa come gli Usa e il Giappone, per consolidare i risultati dell'industria della salute e insieme dare migliori servizi ai cittadini europei, è tempo di guardare «sempre più verso la dimensione europea – afferma da Empoli – abbandonando il localismo esasperato degli ultimi quindici anni».

Super export, super produzione
Secondo lo studio l'Europa (con 210 mld di euro) nella farmaceutica supera Usa (143 mld) e Giappone (68 mld) per capacità produttiva, con un trend di crescita del 22% rispetto al 2005. Tra 2005 e 2012, gli investimenti in R&S sono cresciuti del 38%, contro il 17% del Giappone e il 6% negli Usa. Un valore che vede l'Italia crescere del 22%. Fondamentali positivi che valgono anche per la produzione come per l'export e per l'impatto sul valore aggiunto. Sul quale anzi l'Italia, con un valore che nel 2012 sorpassava di poco i 14 mld di euro, vanta un valore superiore alla media dei nostri partner Ue.

La ripartenza possibile in tre mosse
Numeri da primato e potenzialità da cui ripartire, sottolinea il rapporto. Per fare di questa leadership industriale un traino e insieme un sostegno per la tenuta dei sistemi sanitari europei. Ma a condizione che si mettano in campo adeguate politiche comunitarie. Almeno in due direzioni sul piano industriale: con regole trasparenti ed efficaci su sperimentazione e incentivi e rendendo omogenei i sistemi di remunerazione del valore terapeutico delle tecnologie e dell'accesso alle cure. E puntando sulla sanità integrativa con «uno schema uniforme multipilastro».

Basta iper regionalismi
E proprio da qui, sostiene da Empoli, dovrebbe partire nel campo della salute il semestre di presidenza Ue a guida italiana. Perché «in Italia più che altrove si sono fatti sentire gli effetti nefasti dell'esasperato regionalismo. È mai possibile costringere un'impresa che opera in tutti i Continenti a trattare la presunta efficacia di un farmaco a Campobasso o a Perugia, dopo la validazione ottenuta dall'Agenzia europea del farmaco in base ai migliori criteri scientifici possibili?». La domanda, vista l'attualità del "caso stamina" in mano ai tribunali, non è di circostanza. E chiama in causa quelli che dovrebbero essere i compiti e i doveri dei "poteri locali". Perché, è la proposta, «alle amministrazioni regionali dovrebbe spettare semmai una migliore capacità di attrazione di insediamenti produttivi, grazie a fattori di contesto virtuosi. Invece, i territori troppo spesso esercitano la loro funzione in negativo. Più facile mettersi di traverso a decisioni prese da altri che percorrere strade nuove e perciò più rischiose», è l'amara conclusione del presidente di I-Com.