Sentenze

Corte costituzionale: per le lavoratrici autonome che hanno adottato un bambino stessa indennità di maternità delle lavoratrici dipendenti

Le lavoratrici autonome iscritte, dal punto di vista pensionistico, alla gestione separata che abbiano adottato un bambino, hanno diritto alla stessa indennità di maternità prevista per le lavoratrici dipendenti. Lo ha
stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'art. 64, comma 2 del Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità nella parte in cui prevede che alle lavoratrici iscritte alla gestione separata che abbiano adottato o avuto in affidamento preadottivo un minore spetti l'indennità di maternità per un periodo di tre mesi anzichè di cinque mesi.
A rivolgersi alla Consulta era stato il Tribunale di Modena, in funzione di giudice del lavoro, a seguito di un ricorso presentato da una lavoratrice autonoma, G.G., iscritta alla gestione separata, che aveva avuto in affido preadottivo di un minore e aveva ottenuto dall'Inps un'indennità di maternità di 6.415,71 euro pari a tre mensilità, calcolate sul reddito
dichiarato nel periodo di riferimento. Con ordinanza del 27 settembre 2011, il Tribunale ha sollevato dubbio di costituzionalità sugli articoli 64, comma 2, e 67, comma 2, del decreto legislativo 151/2001, ossia il Testo unico in materia di tutela della maternità e della paternità, ritenendo violati
l'articoli 3 della Costituzione sotto il profilo della disparità di trattamento e gli articoli 31 e 37 in quanto le norme denunciate realizzerebbero un sistema di protezione della maternità non adeguato per le madri lavoratrici autonome che abbiano adottato un bambino.
La Consulta non ha accolto le richieste in relazione all'art. 67 del Testo unico, giudicando non rilevanti le censure ipotizzate dal Tribunale, mentre ha ritenuto fondati i rilievi sull'articolo 64 comma 2. "È vero che tra lavoratrici dipendenti e lavoratrici iscritte alla gestione separata sussistono differenze - scrive la Corte nella sentenza 257 depositata oggi - che rendono le due categorie non omogenee.
Nella questione in esame però vengono in rilievo non già tali diversità, bensì la necessità di adeguata assistenza per il minore nella delicata fase del suo inserimento nella famiglia, anche nel periodo che precede il suo ingresso nella famiglia stessa, e tale necessità si presenta con connotati identici per entrambe le categorie di lavoratrici". "Ne deriva che la discriminazione sopra riscontrata si rivela anche lesiva del principio di parità di trattamento tra le due figure di lavoratrici sopra indicate".