Imprese e mercato

Tagli/Assobiomedica: una nuova tassa del 6% a carico delle imprese

«Questi tagli porteranno a una riduzione delle prestazioni e a un abbassamento della qualità dei servizi sanitari: gli ospedali non avranno risorse economiche per investire in tecnologie innovative e di ultima generazione, ma saranno costretti ad acquistare dispositivi obsoleti o di bassa qualità». Così il presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio, torna all’attacco sui tagli per 2,35 mld approvati in prima lettura (con la fiducia) al Senato. «Sono veri e propri tagli lineari alle prestazioni offerte ai cittadini quelli contenuti nel decreto Enti Locali - continua Boggio -, è inutile ignorare questa realtà ormai evidente. La rinegoziazione dei contratti di fornitura così come la stretta sugli esami di specialistica ambulatoriale renderanno inevitabilmente la nostra sanità non più universalistica, come dice la Costituzione. Invece di apportare le misure di appropriatezza, queste sì necessarie per una sanità migliore, si ripropongono drastiche diminuzioni del finanziamento, i cui effetti sulla filiera della salute non saranno da meno: le imprese del biomedicale, per l’80% piccole e medie imprese, sono destinate al collasso e saranno costrette a tagliare migliaia di posti di lavoro qualificati».

Insomma, secondo Assobiomedica, «il Governo dice di voler abbassare le tasse per le imprese nel 2017, ma il payback per i dispositivi medici non sarà altro che un’ulteriore tassa del 6% sul fatturato per le nostre imprese. E parliamo di un settore che porta innovazione nel Paese e svolge un ruolo cruciale per la ricerca medico-scientifica, che in Italia è tra le migliori al mondo». «Troppe imprese saranno messe nelle condizioni di ridurre gli investimenti in ricerca e innovazione, oltre all'occupazione - conclude Boggio -. Oggi la Sanità avrebbe bisogno di uno slancio per ricominciare a investire nel servizio sanitario attraverso una programmazione strategica di ampio respiro. Si continua invece a impoverire un sistema che costituzionalmente dovrebbe garantire a tutti il diritto alla tutela della salute. Ci ritroveremo con una sanità di serie A per i cittadini che possono permetterselo e un sanità di serie B, che non garantisce a tutti le cure e destinata a chi non ha risorse economiche sufficienti».


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