Imprese e mercato

Sanità, le imprese alzano il tiro

di Rosanna Magnano e Roberto Turno (da Il Sole 24 Ore di oggi)

«Alle imprese della filiera della salute, dal farmaco al biomedicale, chiedo di restare in Italia e di fare grandi investimenti. Semplificheremo le norme, daremo certezza sulla programmazione del mercato interno e offriremo un terreno fertile per gli investitori». La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, a nome del Governo spalanca le porte del Ssn all'industria della Salute dal 4° Healthcare summit de Il Sole 24 Ore che si è svolto, ieri, a Roma. Un appuntamento centrato quest'anno sui nuovi modelli del sistema sanità tra sostenibilità, digitalizzazione e innovazione.

Le imprese apprezzano le parole di Lorenzin. Ma con cautela. E mettono in guardia: Farmindustria lamenta il mega taglio da pay back - 1,4 miliardi solo nel 2016 - che rappresenta una tassa, neppure occulta, in più. Mentre Assobiomedica contesta la «centralizzazione massiccia» degli acquisti e le gare al massimo ribasso che mettono a rischio la qualità dei prodotti e e delle cure. Insomma: il Governo rilancia e le imprese chiedono certezze, o l'innovazione resterà una chimera. Ma la ministra rassicura il settore: «Oltre a essere il secondo hub d'Europa - sottolinea- l'Italia resta un territorio molto accogliente, non solo per come è fatto il nostro sistema sanitario ma anche per il nostro sistema di formazione». Per la ministra Lorenzin le condizioni in Italia sono quindi favorevoli agli investimenti. «Dopo tanti anni in cui questo settore è stato demonizzato, ora abbiamo una strategia industriale nel biomedicale e un dialogo trasparente e rigoroso. Con regole certe per le imprese della salute».

Ma l'industria resta perplessa. «I dati - ha detto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - dimostrano che rispetto ad altri comparti la spesa farmaceutica in Italia è già sottofinanziata. La spesa procapite è più bassa del 30% rispetto ai grandi partner comunitari. I prezzi dei farmaci sono più bassi che nel resto d'Europa. In calo del 32% tra il 2001 e il 2014 contro il -15% nei Big Ue». E solo per il 2016, ricorda Scaccabarozzi, il ripiano totale a carico delle aziende del “rosso” sulla spesa farmaceutica ospedaliera in eccesso sarà pari a 1,4 miliardi. «Una cifra che viene restituita allo Stato dalle imprese - attacca - e che sarebbe meglio reinvestire ad esempio per finanziare l'accesso ai farmaci innovativi, invece di essere usata dalle regioni per ripianare i bilanci». La proposta è di una riorganizzazione della governance che dovrebbe basarsi sul mantenimento e il rafforzamento del fondo per gli innovativi, con un fondo unico per tutta l'assistenza ospedaliera, rimuovendo il tetto e il relativo meccanismo di ripiano, senza soglie di prodotto o regionali.

Punta il dito contro i danni da “centralizzazione degli acquisti”, invece, Luigi Boggio, presidente di Assobiomedica. «Le gare centralizzate possono portare risparmi, ma non è possibile standardizzare 800mila dispositivi. Il rischio è di sacrificare la qualità. A livello locale le basi d'asta sono bassissime e non contemplano l'innovazione. Senza contare che anche i dispositivi ora avranno a che fare con il pay back».

Come sanno bene le imprese del device che operano in Italia. C'è «il rischio di una “cinesizzazione” del Ssn», secondo Luciano Frattini, ad di Medtronic Italia. «I medici stanno già risentendo delle conseguenze del processo - aggiunge - e vanno corrette le procedure d'acquisto inserendo qualità e sicurezza dei pazienti». Un leit motiv condiviso da Stefano Folli, ceo di Philips Italia, Israele e Grecia, che oltre all'elettronica di consumo punta forte sull'health technology: «L'Italia è un Paese dove concretizzare la sfida della telemedicina. L'innovazione è il futuro e la vera scommessa per la sostenibilità. Il processo si è attivato, il 72% delle aziende sanitarie hanno investito in servizi digitali al cittadino. È il primo passo. Ora si deve puntare sempre più sull'assistenza sanitaria “da remoto”. Solo così faremo Sanità 2.0».

Pronte le risposte e le proposte dell'ad di Consip, Luigi Marroni, che non nega i rischi di burocratizzare le gare o di acquistare poca qualità. Ma precisa che in realtà gran parte degli acquisti in sanità è gestita in sede locale da migliaia di stazioni appaltanti e che al momento su 29 miliardi di acquisti di beni e servizi in sanità, Consip ne intercetta solo tre e le centrali regionali 7,5. Ma ora sono in serbo delle novità: «Stiamo preparando un piano industriale specifico e puntiamo a diventare gli aggregatori anche dell'offerta, non solo della domanda». Con una sorpresa in arrivo: «Pensiamo, come fa la Difesa, di sostenere l'innovazione acquistando prodotti che ancora non esistono». Un investimento sul futuro, sul meglio della tecnologia.


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