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Sinistri in sala parto, "Baby Case" dimezzati in 4 anni

di Emanuele Patrini *

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24 Esclusivo per Sanità24

Quanto sono frequenti i sinistri in sala parto in Italia?
La quarta edizione dello studio Baby Case di AmTrust Assicurazioni restituisce una fotografia dello scenario italiano, mostrando le evidenze relative ai sinistri accaduti in sala parto nell’arco degli ultimi undici anni nelle strutture pubbliche e private assicurate da AmTrust Assicurazioni.
I risultati dell’Osservatorio Baby Case 2020 di AmTrust riconfermano il trend incoraggiante di diminuzione dell’incidenza dei sinistri in sala parto, che rappresentano l’1,66% del totale degli eventi denunciati. Negli ospedali italiani, il numero dei cd. Baby Case, ovvero eventi avversi occorsi durante i parti, registra in 4 anni un valore quasi dimezzato, assestandosi oggi su 0,60 casi ogni 1000 nascite.
L’analisi è stata condotta su 1200 casi denunciati tra il 2010 e il 2020, accaduti all’interno di 138 ospedali pubblici e 32 strutture private assicurati da AmTrust distribuiti sul territorio nazionale, a fronte di 1.536.530 nascite registrate.
Al di là delle percentuali, in termini assoluti, 54 di fatto sono i Baby Case denunciati nell’anno 2020. Se si considera che 5 anni fa avevamo assistito alla richiesta di risarcimento di ben 157 sinistri, si evince un progresso significativo nella sicurezza sanitaria italiana.
Emerge tuttavia dall’analisi un ulteriore allungamento dei tempi di risoluzione delle pratiche. Ad oggi sono necessari circa tre anni per chiudere il 65% dei fascicoli aperti, 5 per arrivare ad archiviarne il 95%.
Riguardo all’apertura dei casi, lo studio mostra infatti che oltre il 57% dei sinistri viene denunciato nei 6 anni successivi alla data dell’evento. Due i principali picchi di denuncia: dopo 4-5 anni, in corrispondenza dell’età scolare – fase in cui, se presenti, emergono le problematiche potenzialmente causate da eventi avversi alla nascita, e dopo i 9-10 anni per i casi più delicati e complessi. Ad oggi dei Baby Case denunciati solo 5 sono riconducibili a nascite avvenute nel 2020.
Interessante è anche la distribuzione geografica dei casi. Le strutture del Centro Italia si riconfermano come quelle maggiormente coinvolte, con circa 1,60 casi denunciati all’anno per singolo ospedale. Un dato che tuttavia sta progressivamente migliorando: solo 5 anni fa i casi per ospedale erano il doppio.
Il Nord Italia si connota come l’area più virtuosa, e il Sud Italia ha evidenze migliori del Centro: in particolare nel 2020 ha dimezzato il numero di casi denunciati rispetto al 2019.
Oltre alla distribuzione geografica è stata analizzata anche la tipologia di struttura. I policlinici universitari, probabilmente per la maggiore casistica di parti, presentano le maggiori implicazioni con i Baby Case, anche se dopo il picco di incidenti raggiunto nel 2018 anche questi sono stati impattati da una progressiva riduzione dei sinistri anno dopo anno. Seguono a ruota le strutture di primo livello, ovvero le Asl e le aziende ospedaliere che svolgono attività a bassa complessità. Le meno coinvolte restano le strutture di secondo livello che svolgono invece attività ad alta complessità.
Sulla base della fotografia restituita dai dati rispetto a questi due fattori – tipologia di struttura e area geografica - si identifica il cosiddetto Risk Rate, ovvero il tasso di rischio di una struttura ospedaliera. Stando alle evidenze dello Studio, i risk rate più alti sono associati al Centro Italia e ai policlinici universitari.
Correlato al Risk Rate, infine, è la definizione del costo assicurativo, ovvero il rapporto tra il costo medio dei sinistri e il numero medio di parti. Questo valore, in media nazionale, è oggi pari a 233,4 euro.

* Head of Internal Audit of AmTrust


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