Imprese e mercato

Ddl concorrenza, Federfarma: «Con il grande capitale si riducono le garanzie ai cittadini»

Federfarma esprime grande preoccupazione sull'apertura di catene di farmacie di proprietà di grandi gruppi commerciali consentita, secondo le prime indiscrezioni sul testo, dal Ddl sulla concorrenza che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri.

«Far entrare il grande capitale nella proprietà delle farmacie - si legge in una nota - significherebbero ridurre le garanzie a favore dei cittadini, oggi esistenti. Infatti la proprietà della farmacia non sarebbe di un farmacista, professionista indipendente che opera secondo la propria deontologia, a tutela della salute, ma di soggetti che rispondono esclusivamente a logiche di profitto. Questo pericolo è stato denunciato dalla stessa Corte di Giustizia Europea in una sentenza del 2009 che ha riconosciuto come affidare la proprietà della farmacia a non farmacisti comporterebbe una riduzione dell'indipendenza professionale».

Secondo la Corte, cita Federfarma, i produttori e i commercianti all'ingrosso di prodotti farmaceutici potrebbero pregiudicare «l'indipendenza dei farmacisti stipendiati, incitandoli a smerciare medicinali il cui stoccaggio non sia più redditizio o procedere a riduzione di spese di funzionamento che possono incidere sulle modalità di distribuzione al dettaglio di medicinali».

«In sostanza, le tanto sbandierate economie di scala che deriverebbero dalla nascite delle catene - conlude la federazione dei titolari di farmacia - si tradurrebbero in danni immediati per i cittadini: l'accesso ai farmaci sarebbe condizionato da gruppi che controllerebbero l'intero mercato».

In campo l'Ordine dei farmacisti: «La #svoltabuona per distruggere il servizio farmaceutico». «L'apertura alle società di capitali nelle farmacie e la marginalizzazione del farmacista abilitato - si legge in una nota della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani - è davvero #lasvoltabuona per distruggere il servizio farmaceutico. Questa misura, infatti, confermerebbe da una parte i peggiori sospetti sui reali beneficiari di questa pseudo-riforma, dall'altra la vocazione degli ultimi Governi a mortificare le attività professionali. E' evidente che quando si parla di economie di scala si ha in mente ben altro rispetto a un servizio in convenzione, capillare, che deve rendere possibile l'assistenza farmaceutica cioè uno dei Lea».

«Oramai è persino stucchevole ricordare - continua la Fofi - il numero di studi e ricerche che hanno dimostrato come questo tipo di liberalizzazioni conduca alla concentrazione sul territorio delle sedi e alla concentrazione in poche mani delle farmacie, con pesantissime ricadute occupazionali soprattutto per i giovani. Un approccio analogo, la riduzione dei presidi territoriali, è lo stesso che, applicato alla rete ospedaliera, determina tragedie come quella della neonata siciliana deceduta durante il trasporto in ambulanza. Non è così che si crea una #bellasanità, dopo una #bellascuola, ma è così che si assicurano #vantaggiaipiùforti: grazie al Governo Renzi l'operazione delle famose lenzuolate raggiungerebbe il suo scopo, cioè trasferire la sanità ai capitali. La Federazione degli Ordini dei Farmacisti denuncia questa deriva come un pericolo non per i suoi 100.000 iscritti, ma per i 60 milioni di italiani cui viene fatto credere che il fulcro della tutela della salute sia poter cercare lo sconto su questo o quel medicinale. Gli italiani non stiano sereni».

Critiche anche da Federanziani. «Se passerà la norma che prevede la possibilità per le società di capitali di aprire farmacie - sottolinea una nota - morirà di fatto il fiore all'occhiello della sanità italiana, ovvero il servizio farmaceutico».

«Siamo profondamente indignati - commenta il Presidente di FederAnziani Roberto Messina - per quanto accaduto e speriamo che in extremis il Consiglio dei Ministri possa discutere ancora ed emanare alla fine un provvedimento che tuteli prima di tutto la salute del cittadini con la presenza di un farmacista, e poi pensi agli interessi delle società dei capitali e delle multinazionali che farebbero di questo mercato soltanto marketing».


Società Studiofarma: «Farmacie in bancarotta e servizio in peggioramento». «Un numero maggiore di farmacie - si legge in una nota di Studiofarma - potrebbe avere l'effetto opposto di quello sperato portando alla bancarotta un elevato numero di farmacie, con una conseguente perdita di importanti punti di riferimento per tutti i cittadini». «Le farmacie già esistenti - continua - sarebbero maggiormente penalizzate dal momento che negli ultimi due anni sono state loro richiesti grossi investimenti per focalizzarsi nella cosiddetta "farmacia dei servizi", il cui obiettivo è quello di fornire supporto al Servizio Sanitario Nazionale in merito all'aderenza della terapia dei cittadini. Inoltre, nel corso dell'ultimo anno, sono già stati richiesti notevoli investimenti ai farmacisti per adeguarsi alle ultime normative di legge, quali la fatturazione verso le PA o la raccolta delle vendite per la denuncia del 730 online».