In Parlamento

Antitumorali: mozione anti-ritardi approvata dalla commissione Sanità del Senato

di Red.San.

La commissione Igiene e Sanità del Senato impegna il Governo «ad intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, affinché l'effettiva disponibilità dei nuovi farmaci antitumorali sia garantita in tutte le Regioni immediatamente dopo la loro registrazione da parte dell'Aifa, a garanzia dell'uniformità assistenziale sancita dalla Carta costituzionale, dato che si tratta di presidi farmaceutici che hanno già ricevuto una valutazione positiva, a livello sia europeo sia nazionale».

Con la mozione approvata dalla commissione presieduta da Antonio Tomassini (Pdl) i senatori accolgono in toto il grido d'allarme lanciato dalla Favo, la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia, sulle disuguaglianze territoriali nell'accesso alle nuove terapie contro i tumori. Difformità legate ai diversi meccanismi previsti nei prontuari terapeutici regionali. Oggi i farmaci innovativi oncologici sono infatti immediatamente disponibili, dopo l'autorizzazione dell'Aifa, soltanto in un pugno di Regioni e nella Provincia autonoma di Bolzano. Nelle altre aree del Paese i ritardi possono arrivare anche a 50 mesi e si traducono - denuncia Favo - in discriminazioni per i malati che non possono usufruire subito dei progressi della scienza.

In una lettera inviata al ministero della Salute, Renato Balduzzi, la Favo, insieme all'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e alla Società italiana di ematologia (Sie), ha denunciato questa situazione preoccupante. «Apprezziamo la capacità delle istituzioni – hanno affermato Francesco De Lorenzo, presidente Favo, e Stefano Cascinu, presidente Aiom – di ascoltare la voce dei pazienti, che non possono essere lasciati soli».

I senatori della XII commissione hanno compreso. «Le difformità - si legge nella mozione - dipendono dall'inessenziale ripetizione costituita da un terzo livello di valutazione nelle Regioni dotate di un proprio prontuario terapeutico farmaceutico, ad opera di commissioni localmente costituite, la cui competenza scientifica e completezza di documentazione non possono certo essere superiori a quelle della Commissione europea Ema e dell'Agenzia nazionale Aifa». Un passaggio ulteriore che «determina, nelle Regioni dove è vigente, ritardi pregiudizievoli per la salute dei malati di tumore ed è in palese contrasto con l'atto d'intesa, con il quale le Regioni si sono impegnate a ridurre le diseguaglianze». Soddisfatto Francesco De Lorenzo, presidente Favo: «La difformità di trattamento rappresenta una violazione del principio contenuto nell'articolo 32 della Costituzione, che garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, in forza del quale i malati di tumore hanno diritto, data la gravità della patologia, a ricevere sempre, e ovunque residenti, la migliore assistenza possibile, in condizioni di uniformità nazionale».