In Parlamento

Spending review: guerra sui farmaci

di Rosanna Magnano


In attesa del maxi mendamento, che potrebbe rimettere in discussione tutto, esplode la polemica sulla stretta ai farmaci griffati introdotta con gi ultimi emendamenti approvati dalla commissione Bilancio sul decreto della Spending Review. Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha subito tuonato definendo «vergognosa» la norma che impone l'indicazione del principio al posto della marca del farmaco. "Nel cuore della notte e' stato approvato dalla Commissione Bilancio del Senato un emendamento che introduce una drastica misura, senza precedenti, che esautora il medico dalla scelta del farmaco - con la sola prescrizione del principio attivo - e che colpisce al cuore l'industria farmaceutica in Italia. Essa si è peraltro aggiunta ad un pesante taglio della spesa territoriale previsto nella spending review che si rileverà insostenibile. Una misura, che nulla a che fare con la spending review. E che creerebbe un mercato protetto per i prodotti senza marchio, producendo un'inaccettabile discriminazione e distorsione della corretta competizione, in contrasto con la necessità di sostenere l'innovazione e lo sviluppo industriale. E' una decisione che non ha senso in quanto il 90% delle confezioni dispensate e dei prodotti è a brevetto scaduto e non genera alcun vantaggio per lo Stato, che già oggi sostiene il solo costo del medicinale a prezzo più basso, né per il cittadino che può scegliere quest'ultimo su segnalazione obbligatoria del medico e del farmacista in base alla normativa vigente. In un sistema peraltro in cui i prezzi dei farmaci sono i più bassi in Europa, come riconosciuto anche dal Parlamento Europeo, e l'accesso all'innovazione è da tempo fortemente penalizzato". Secondo Farmindustria, le conseguenze saranno gravissime per l'occupazione di 65.000 dipendenti diretti - per il 90% laureati o diplomati - e per i 61.000 che lavorano in un indotto di eccellenza; per l'export, pari al 61% della produzione e per gli investimenti annui di 2,4 miliardi in produzione e ricerca. Così si uccide l'industria farmaceutica in Italia. "Chiediamo al Governo – conclude Scarabarozzi - e alle Istituzioni di intervenire urgentemente perché si ponga rimedio prima che sia troppo tardi".
Al fianco di Farmindustria scende in campo la setssa Confindustria che esprime «forte preoccupazione». Il marchio di un farmaco - spiega – "concorre a tutelare il risultato di un oneroso percorso di ricerca, sperimentazione, autorizzazione, promozione scientifica ed è garanzia di qualità e correttezza del prodotto".
Diversa l'opinione di Assogenerici, l'associazione nazionale delle industrie dei farmaci generici, che ovviamente esprime un giudizio positivo sulla scelta fatta dal Senato. L'apertura del mercato ai farmaci generici, si legge in una nota, «E'la vera spending review, ma solo se i generici raggiungeranno volumi di vendita adeguati si potranno generare forti risparmi per il Servizio sanitario. Per questo la norma sulla prescrizione per principio attivo rientra a pieno titolo nella spending review». Secondo Assogenerici «basterebbe un calo del prezzo dei generici del 10% per garantire un risparmio di 400 milioni di euro l'anno, ma questo - precisa il presidente Giorgio Foresti – è possibile solo eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato». «In queste ore - precisa Foresti - si è sentito ripetere che questa norma non rientrerebbe nella spending review, in quanto non genera direttamente un risparmio di spesa. È un'interpretazione che rigettiamo. Favorire il ricorso ai generici - spiega - permettendo alle industrie che li producono di raggiungere volumi di mercato adeguati, è il solo modo di far scendere ulteriormente i prezzi».
Favorevoli anche i consumatori mentre esprimono preoccupazione anche le diverse organizzazioni dei medici, per la lesione all'autonomia professionale nella prescrizione di farmaci. Negativo il commento della Fimmg, Federazione italiana dei medici di medicina Generale: «Basta con gli emendamenti – sottolinea una nota - estemporanei che creano solo un'enorme confusione sia per i medici sia per gli assistiti, mettendo a rischio la salute dei cittadini, e che non hanno neanche utilità dal punto di vista del risparmio». La Fimmg chiede al ministro della Salute, Renato Balduzzi, che venga instituito al più presto un Tavolo per il riordino complessivo della materia, che porti a un «unico provvedimento – spiega il segretario Fimmg, Giacomo Milillo - condiviso con le parti». «Qualora l'emendamento dovesse essere approvato in via definitiva- continua Milillo - la Fimmg valuterà la possibilità di mettere in campo le necessarie azioni di protesta". Anche la la Società di medicina generale (Simg) chiede la convocazione di un tavolo per trovare una sintesi, anche nell'interesse dei cittadini.