In Parlamento

Ilva: il Senato dà il via libera al decreto. E al commissariamento

Via libera definitivo dell'Aula del Senato con 206 sì, 19 no e 10 astenuti al Dl che consente il commissariamento di imprese di interesse strategico nazionale che comportino pericolo ambientale e commissaria l'Ilva di Taranto. Ha dichiarato il voto contrario la Lega. M5S per esprimere la propria contrarietà non ha partecipato al voto. Si é astenuta Sel.

Maggioranza e Governo avevano deciso di "blindare" il provvedimento a Palazzo Madama e quindi di escludere modifiche, motivando la decisione con i tempi ristretti di approvazione (la conversione del Dl doveva arrivare entro il 3 agosto) che avrebbero reso difficile una terza lettura alla Camera. Nel dibattito di ieri, uno dei relatori di maggioranza, Salvatore Tomaselli (Pd), ha evidenziato che se il decreto fosse decaduto sarebbe saltato anche il commissariamento e l'azienda siderurgica sarebbe tornata ai Riva, che invece con questo provvedimento sono stati «estromessi» dalla gestione dell'azienda per 36 mesi a causa delle violazioni ambientali riscontrate e delle inadempienze a proposito dell'attuazione dell'Autorizzazione integrata ambientale.

Nel corso del dibattito sul decreto Ilva, che ha visto la contrarietà e l'ostruzionismo del Movimento 5 Stelle, sono stati approvati due importanti ordini del giorno proposti dal gruppo. «Abbiamo chiesto e ottenuto dal Senato - spiegano i parlamentari M5S in una nota -d'impegnare il Governo affinché si adoperi su due fronti legislativi: circoscrivere in maniera chiara la fattispecie di "stato di calamità naturale di origine antropica", cioé tutti quegli episodi che hanno determinato disastri ambientali non derivati da fenomeni naturali ma da attività umane quali a esempio gli impianti industriali», riferisce il primo firmatario, Stefano Lucidi. «Inoltre, partendo dal punto precedente, abbiamo chiesto di istituire, conformemente alle direttive europee un apposito titolo del codice penale a giusto inasprimento delle pene verso i reati ambientali. Quindi l'istituzione del reato di strage ambientale che é un punto del programma del Movimento 5 Stelle».

«Con l'approvazione del decreto Ilva - spiega il sottosegretario all'Ambiente Marco Flavio Cirillo - la coalizione che sostiene il Governo ha raccolto la sfida di trasformare una situazione critica in un'opportunità. Da qui a tre anni lo stabilimento Ilva di Taranto diventerà il sito siderurgico più moderno ed efficiente al mondo. Questa sfida, che parte dagli investimenti tecnologici e impiantistici che si vanno predisponendo per la tutela ambientale e la salute, dimostra che anche in un contesto così delicato e complesso è possibile trovare un corretto equilibrio tra le esigenze di risanamento ambientale e tutela della salute e quelle di salvaguardia di un'impresa che garantisce lavoro a 21 mila persone tra occupazione diretta e indotto e che rappresenta il 75% del Pil della Provincia di Taranto».

Di tutt'altro avviso Paolo Arrigoni (LNP): «Il decreto non risolve nulla se non di concedere la deroga al Patto di stabilità per la Regione Puglia, è il solito provvedimento che aiuta solo una parte dell'Italia. Purtroppo, non basterà un poker di decreti per sanare il dramma ambientale dell'Ilva. Al Senato come accade troppo spesso ci è stato precluso di intervenire sul decreto per correggere le enormi lacune. Il Governo ci ha costretto a licenziare un decreto che non sarà risolutivo. L'Ilva è diventato un ecomostro per colpa dei proprietari: prima lo Stato e poi il privato. Ma le responsabilità sono anche di chi doveva vigilare e non l'ha fatto», aggiunge. «Il decreto - conclude infine - è un precedente pericoloso: s'introduce di fatto una nuova via italiana al socialismo, volendo commissariare delle aziende private. E l'estensione anche agli altri stabilimenti dell'Ilva che non hanno causato il danno ambientale è un torto agli azionisti».