In Parlamento

Gambling patologico, Regioni all'attacco: «Lea non aggiornati e troppe sale da gioco». Intanto è pronto il testo unificato

di Manuela Perrone

Nonostante sia stato previsto dalla legge Balduzzi, l'aggiornamento dei Lea con l'inserimento del gioco d'azzardo patologico non è stato ancora effettuato. Un'eventuale legge approvata dal Parlamento non può disporlo, perché la procedura da seguire è quella prevista dalla legge 405/2001: un Dpcm, su proposta del ministero della Salute di concerto con l'Economia e d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

A ricordarlo sono i governatori, che partono da qui nel commentare le quattro proposte di legge in materia di azzardo appena riunite dalla commissione Affari sociali in un testo unificato . Buona parte delle disposizioni previste dalle Pdl in questione - si legge nelle osservazioni condivise delle commissioni salute e politiche sociali, appena approvate dai presidenti - «sono già presenti nella normativa» vigente (la legge Balduzzi e il Dl 98/2011 che vieta ai minorenni la partecipazione ai giochi pubblici con vincite in denaro).

Accolta nel testo unificato - che istituisce un numero verde nazionale per sostenere le famiglie dei giocatori patologici - l'obiezione secondo cui le Regioni erano escluse dall'Osservatorio nazionale sulla dipendenza da gioco: si prevede adesso che tre componenti siano designati dalla Conferenza dei presidenti. Attenuate anche le "ingerenze" nell'organizzazione dei servizi locali, già criticate ad aprile nella relazione delle Regioni : il testo adesso si limita a riconfermare l'affidamento delle cure per i giocatori patologici ai servizi per le dipendenze.

I governatori chiariscono in ogni caso che la posizione delle Regioni resta quella di otto mesi fa, quando avevano fatto notare che i servizi per le dipendenze sono allo stremo e «trovano molto difficoltoso affrontare nuovi e gravosi carichi di lavoro». Ora ribadiscono di apprezzare l'idea, ripresa dai deputati, di istituire un Fondo per la prevenzione, la cura e la riabilitazione del gioco d'azzardo (il testo unificato propone che sia finanziato con le somme derivanti dalla riduzione dell'1% delle percentuali delle somme giocate destinate alla remunerazione degli operatori e dei concessionari). Ma affermano che «sarebbe quanto meno opportuno quantificare l'ammontare stimato dell'impatto della norma». Ovvero: quanti soldi sarebbero sul piatto?

Ricordando infine che la maggioranza delle Regioni ha già organizzato servizi e interventi per contrastare il fenomeno del gioco d'azzardo tornano a sollecitare un'assunzione di responsabilità da parte del livello centrale. «È da ritenersi indispensabile - scrivono - una presa di posizione dello Stato di fronte al moltiplicarsi delle sale da gioco». Come a dire: non pensate di scaricare sulle già esangui casse regionali il peso di una strategia centrale ambigua. Che da una parte incassa e dall'altra tenta di rimediare ai danni.