In parlamento

Stamina: parte l'indagine conoscitiva della commissione Sanità del Senato. È giallo sui protocolli

di Manuela Perrone

«Rendere trasparente il più possibile tutto il percorso». È questo l'obiettivo dell'indagine conoscitiva sulla vicenda Stamina avviata oggi dalla commissione Igiene e sanità del Senato, come ha spiegato la presidente Grazia De Biasi. Relatrice d'eccezione, la senatrice a vita Elena Cattaneo, da sempre tra le più aspre oppositrici del metodo e della sperimentazione. Sua la promessa: «Faremo un lavoro rigoroso».

«Assumeremo documenti e faremo audizioni, anche sentendo la magistratura», ha detto De Biasi. Tra gli altri saranno auditi gli Spedali di Brescia, la Regione Lombardia, la Fondazione Stamina, la ministra Beatrice Lorenzin, l'ex ministro Renato Balduzzi, il giudice Raffaele Guariniello. «La Commissione acquisirà tutta la documentazione, che verrà poi resa disponibile ai media, alle famiglie e alle istituzioni». Nessun pregiudizio da parte dei senatori, ha assicurato la presidente. «Ma quando si parla di scienza c'è un primo requisito che è la verificabilità, al quale si aggiungono i requisiti di sicurezza e appropriatezza».

Il giallo sui protocolli
In alcuni documenti prodotti dal comitato ministeriale si legge che i protocolli consegnati da Stamina agli Spedali Civili di Brescia e alla commissione ministeriale sono diversi. Soltanto il primo descrive il metodo per ottenere neuroni dalle staminali; nel secondo la descrizione manca, sottraendola alla valutazione degli esperti. L'unico metodo descritto nel protocollo consegnato al ministero descrive la tecnica per coltivare, congelare e scongelare cellule del midollo osseo non purificate e di composizione eterogenea e non controllata. Sono presenti, invece, le indicazioni per somministrare il preparato cellulare a pazienti colpiti da paralisi cerebrale infantile, Sla e atrofia muscolare e bulbare.

Dalla documentazione emerge anche come il metodo Stamina sia stato riprodotto in laboratori stranieri di livello internazionale sulla base delle indicazioni contenute nella domanda di brevetto, ma in nessun caso sono stati ottenuti neuroni. I test hanno trattato le cellule staminali mesenchimali con acido retinoico (indicato come principio attivo per ottenere il differenziamento delle cellule) e con etanolo come solvente. I risultati ottenuti sono simili sia quando le cellule sono trattare con acido retinoico ed etanolo, sia quando sono trattate con il solo etanolo: la loro forma si è modificata nello stesso modo per effetto dell' etanolo. Risulta poi una tossicità delle cellule così ottenute.

Il nuovo affondo di Nature
Sicurezza ed efficacia di Stamina sono stati messi nuovamente in dubbio ieri dalla rivista Nature: in un articolo firmato da Alison Abb ott, che già si era occupata del caso, si riportano i verbali del comitato scientifico del ministero (poi dichiarato illegittimo dal Tar e da poco ricostituito ) dai quali emergono imprecisioni, lacune e omissioni nel protocollo consegnato da Davide Vannoni agli esperti ministeriali. Fino a vere e proprie ingenuità: «Sezioni del protocollo - si legge - sono copiate da Wikipedia».

Nature riferisce inoltre della perplessità del comitato sulla necessità di tenere segreta la documentazione al punto da costringere gli esperti a sottoscrivere un accordo di stretta confidenzialità. E dedica ampio spazio alla raffica di dimissioni di ricercatori italiani di fama internazionale dall'associazione The Cure Alliance (abbandonata da Carlo Redi, Giulio Cossu e Francesca Pasinelli) e dall'istituto Rimed di Palermo (Carlo Croce si è dimesso dal comitato scientifico): entrambi gli organismi sono guidati dallo scienziato Camillo Ricordi, il diabetologo dell'Università di Miami che a luglio aveva definito sicuro il metodo Stamina e che a dicembre ha annunciato l'accordo con la Fondazione per cominciare proprio a Miami i test su campioni di cellule estratte dai pazienti Stamina.

La versione di Ricordi
Su Nature Ricordi ha parlato di «macchina del fango orchestrata contro di lui» e ieri ha affidato a una lunga nota la sua versione dei fatti. Ricordando come è nato il suo interesse per le terapie cellulari e le malattie neurodegenerative e come è maturata la sua avversione per «l'effetto deleterio delle eccessive regolamentazioni e burocrazia sullo sviluppo di nuove cure».

Per Ricordi, «le cellule non sono farmaci e richiedono regolamentazioni specifiche che proteggono la sicurezza dei pazienti trattati, senza impedire la verifica clinica iniziale di nuovi trattamenti di possibile impatto significativo» (argomento caro a Vannoni). Non fa bene a nessuno, per lo scienziato, «la diffamazione e la polarizzazione delle opinioni». Meglio invece indagare, fare chiarezza, «capire cosa funziona e cosa non funziona» senza commettere l'errore di «allineare immediatamente come nemici tutti quelli che la pensano diversamente». Per questo Ricordi dice di aver aperto a Vannoni le porte dei laboratori di Miami e il Fast Track Center for Testing. Una scelta che gli sta costando la stima e la fiducia di molti.