In parlamento

Biotestamento: Eluana e Dj Fabo con le nuove regole avrebbero avuto un destino diverso?

di Lucilla Vazza

Da oggi l’Italia ha una legge che regola il fine vita. Certo, tecnicamente bisogna aspettare la firma di Mattarella e la pubblicazione in Gazzetta, ma è questione di giorni. Il dibattito politico e il serratissimo calendario di fine legislatura, a tratti, hanno fatto temere il peggio. I contrari hanno remato fino all’ultimo momento in direzione “ostinata e contraria” alla legge, ma poi ha vinto qualcosa di diverso rispetto alla “real politik” a cui siamo assuefatti.

Eluana e Fabiano
Ha vinto il buon senso di chi ha immaginato di trovarsi come Eluana Englaro o peggio, forse, nei panni dolorosi del padre Beppino. Chi ha votato sì (magari più per appartenenza politica che per reale convinzione), forse ha provato per un attimo a immaginarsi, trascinato di tribunale in tribunale, tra un’udienza e un appello, per liberare la tua unica figlia da una “non vita” lunga 17 anni. Con queste regole, Eluana avrebbe avuto un destino diverso, certamente doloroso, ma meno lungo. Il giudice avrebbe neminato papà Beppino amministratore di sostegno e il calvario sarebbe stato meno estenuante.

Per Dj Fabo - morto in Svizzera a 39 anni grazie alla possibilità del suicidio assistito che lì è praticabile - la questione sarebbe stata diversa, come mi ha spiegato Filomena Gallo, infaticabile portabandiera dell’associazione Luca Coscioni. Fabiano, aveva un fisico forte, pur nella devastazione post incidente che lo aveva reso cieco e tetraplegico. Sprofondato, come diceva lui, «in una notte senza fine». E chiedeva di poter morire tramite suicidio assistito. Questo non è possibile nemmeno oggi con la nuova legge. Anche lui aveva firmato un testamento biologico, ma non si trovava nelle condizioni previste dalla normativa.

Non è eutanasia
La legge andrà completata con la creazione del registro in cui raccogliere tutte le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento). In 187 Comuni sono già stati attivati i primi registri e chi ha fatto testamento, comprese le scritture private davanti al notaio, vedrà riconosciute le proprie volontà, senza dover rifare una nuova dichiarazione.

Come ogni cosa umana, figuriamoci un provvedimento, la legge approvata oggi è perfettibile. E andrà in parte integrata. Ma non troppo. Ne gioverà anche il sistema sanitario e la vita in corsia. Il nuovo testo è in linea con la deontologia professionale, come hanno chiarito Fnom, Fiaso e molti sindacati medici.

Perché davanti a un documento scritto, il medico potrà fare ciò che deve con meno peso sulle spalle. E nessuno parli di eutanasia, perché a una lettura approfondita dei testi, non c’è suicidio assistito, né tracce di dolce morte.

I radicali e l’associazione Coscioni hanno festeggiato l’ennesima vittoria storica sul fronte dei diritti e della difesa delle libertà costituzionali. Ha festeggiato il centro sinistra per una volta unito. E hanno gioito i cinque stelle. Qualcuno si è astenuto, sei senatori, e poi duro e puro, il fronte del no ha tenuto il punto e non si è fatto convincere. I medici cattolici si sono allineati ai vescovi della Cei, e gridato che la legge apre all’eutanasia, anche se qualche voce dalle parti di Milano si è alzata a difendere le nuove norme.

La ministra Lorenzin ha ribadito che la legge non prevede l’eutanasia, ed è rimasta tiepida sul provvedimento, visto che proprio il suo partito, Alternativa Popolare, con Lega e Destra, ha depositato la gran parte delle richieste di emendamenti cresciuti al Senato al numero di 3.005.

La legge sul biotestamento, in 6 articoli, chiarisce che quando ci si trovi in situazioni in cui la cura può diventare accanimento, ossessione fine a se stessa. A quel punto, quando tutto è finito, bisogna poter andar via. Bisogna poterlo decidere per tempo. Nominando un fiduciario garante delle proprie volontà.

Se si vuole, senza però essere obbligati a farlo e potendo cambiare idea, fino alla fine, finché le condizioni mentali lo permettono.


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