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Dispositivi medici, così la distribuzione a domicilio migliora la qualità di vita delle persone

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Servizio di supporto personalizzato al di fuori della struttura ospedaliera, miglioramento dell’autonomia del paziente, diminuzione del carico di lavoro da parte dei caregiver. Ma soprattutto un risparmio potenziale, in termini di spesa sanitaria, che sfiora i 14 milioni di euro annui. Sono questi i principali impatti positivi generati dai processi di distribuzione domiciliare dei dispositivi medici. Li ha messi in evidenza un report realizzato dal team di ricerca dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con il contributo non condizionante di Coloplast, dal titolo “Valutazione multidimensionale e multidisciplinare del servizio di consegna domiciliare dei presidi medici per stomia e incontinenza”. In sintesi il report ha provato a rispondere ai seguenti quesiti: quali vantaggi ha la distribuzione domiciliare rispetto alle altre modalità di erogazione dei dispositivi medici? Che impatto ha sulla vita delle persone? Quanto incide sul nostro Servizio sanitario nazionale?
Gli obiettivi
Lo scopo del report è duplice: da una parte fornire una panoramica del potenziale impatto che il servi¬zio “Dedicato a te” di Coloplast potrebbe avere sulla qualità della vita delle persone; dall’altro valutare l’impatto sul Servizio sanitario nazionale in termini organizzativi, economici e sociali. Le evidenze emerse sono state selezionate secondo criteri di inclusione precostituiti, e organizzate sulla base dei principali domini HTA seguendo il framework dell’European network per l’Health Technology Assessment (EunetHta) Core model.
L’impatto delle cure domiciliari
Per prima cosa va ricordato che le attività che caratterizzano il processo di cure domiciliari possono essere di tre tipologie:
-Mantenimento dello stato di salute (Health maintenance). Si tratta di attività che hanno l’obiettivo di garantire il benessere generale e la salute della persona per prevenire disabilità e malattie.
-Assistenza breve per patologie temporanee (Episodic care). Sono quelle attività che hanno l’obiettivo di fornire trattamenti medici brevi per curare malattie non croniche. È richiesto che il caregiver impari ad utilizzare e mantenere i dispositivi medici e ad assistere la persona ed è necessario che il caregiver gestisca la terapia farmacologica, sappia disinfettare e curare ferite e lacerazioni e sappia sterilizzare le apparecchiature.
-Assistenza lunga per patologie croniche (Chronic Care): attività che hanno l’obiettivo di fornire trattamenti prolungati a individui affetti da patologie croniche. La gestione delle patologie croniche è complessa e richiede l’introduzione di procedure, formazione e aggiornamento del caregiver e un supporto costante per la gestione delle apparecchiature. Inoltre, è richiesto che vi sia un continuo contatto tra caregiver e operatori sanitari.
In questo contesto, l’analisi ha approfondito questioni etico-sociali come ad esempio il rapporto danni-benefici, l’autonomia della persona, l’aspettativa delle persone, il carico per i caregiver. Che cosa è emerso? In primo luogo che l’assistenza domiciliare permette in generale di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e alleviare i caregiver di parte del carico assistenziale, garantendo al tempo stesso un’elevata qualità delle cure. Più nel dettaglio, emerge, per esempio, la rilevanza del servizio “Coloplast Care” (parte di “Dedicato a te”). Tale servizio, supporta le persone nell’individuare precocemente possibili conseguenze; garantisce la corretta formazione del prodotto, fondamentale nel primo periodo post operatorio per velocizzare l’autonomia del paziente; facilita l’opera di supporto del caregiver. A questo proposito, l’87% dei pazienti ritiene che il “Care” migliori la gestione della propria condizione.
Rapporto danni-benefici
Per valutare l’eticità dell’impiego di un determinato intervento sanitario, occorre verificare che i potenziali danni a cui vengono esposte le persone siano minori possibili. In altre parole, i benefici attesi devono superare i possibili danni. Dal rapporto emerge che l’implementazione di un processo di gestione e distribuzione domiciliare dei dispositivi medici per stomia e incontinenza associato al servizio di assistenza di Coloplast presenta un saldo favorevole danni/benefici
Autonomia
Altro elemento essenziale, su cui si basa l’eticità dell’impiego di una tecnologia sanitaria, è legato al rispetto dell’autonomia della persona. La persona stomizzata o che pratica autocateterismo è un individuo particolarmente vulnerabile, che ha subito un evento traumatico, e che è costretto ad affrontare una nuova immagine di sé, nonché i dubbi sul recupero della sua autonomia. Se dunque, in una prima fase, l’attenzione è rivolta alla buona riuscita dell’intervento e a istruire i caregiver, è soprattutto a partire dal trentesimo giorno in poi, seguendo questo schema, che si “ricostruisce” gradualmente l’autonomia della persona fino a condurlo al pieno reintegro nelle attività quotidiane e della vita sociale. È in questa seconda fase di graduale coinvolgimento dell’individuo che il servizio di supportive care può rivelarsi molto utile. In tale periodo, è presumibile un calo di “attenzione” e di supporto dei caregiver e, pertanto, un servizio di supporto esterno fornito alle persone non può che essere benefico ai fini del ripristino di ottimali livelli di autonomia.
Giustizia
Un ulteriore elemento per valutare l’eticità dell’uso di un determinato trattamento sanitario riguarda la giustizia. Il riferimento è a due temi distinti ma connessi: da una parte la possibilità di accesso all’impiego della tecnologia, dall’altra alla giusta allocazione delle risorse. Dall’analisi condotta emerge come un incremento della distribuzione domiciliare nell’ambito dei dispositivi associati alle persone portatrici di stomia o che praticano autocateterismo possa essere associato a risparmi di risorse sia per il Ssn che per l’intera società.
Aspettative del paziente
La persona stomizzata percepisce la propria condizione come influenzante/penalizzante per la salute e la qualità della vita personale e familiare, la gestione del tempo, la qualità della vita sociale (ad es., le condizioni lavorative). Di conseguenza, le aspettative riguardano anzitutto il poter condurre una vita di qualità quanto più vicina a quella della popolazione normale. Ciò significa una concreta aspettativa, a tutte le età, di dispositivi terapeutici e servizi dal profilo efficacia/sicurezza elevato, a bassa complessità e, comunque, in grado di prevenire/differire/contenere le complicanze relative alla gestione della stomia. In sintesi il servizio supportive care sembra rappresentare una tecnologia in grado di soddisfare le aspettative appena citate per una percentuale di utenti rilevante.
Carico per i caregiver
I caregiver sono fortemente impegnati nell’assistenza ai loro congiunti stomizzati soprattutto a partire dalla fase in cui si punta a ripristinare l’autonomia della persona. Per i caregiver tutto ciò comporta la necessità di: training/istruzione per essere di valido supporto; gestire il proprio tempo e lo stress correlato all’assistenza della persona. Riguardo alla tecnologia in analisi, non sembra che essa aggiunga, per la maggioranza dei caregiver, carichi aggiuntivi in termini di assenza dalle mansioni
lavorative, facilitando quindi l’opera prestata dal caregiver stesso.
Impatto sul capitale umano
La consegna a domicilio dei dispositivi medici ha ricadute positive sulle persone anche dal punto di vista operativo. Utilizzando un approccio legato al concetto di “capitale umano”, ovvero andando a considerare le perdite di produttività della persona o del caregiver espresse in termini di giornate di lavoro perso, a causa della condizione e del dover ritirare i dispositivi necessari, dal report si evince come la media di giornate di lavoro perse in un mese da questi soggetti risulti essere 2,7 (media tra persona con disabilità e caregiver). In un’ottica di medio periodo (tre anni), dall’analisi è emerso che la diffusione della distribuzione domiciliare porterebbe a un risparmio di risorse sanitarie “dirette” pari a oltre 3,7 milioni di euro (apice al terzo anno).
Risparmi sul Ssn
L’analisi condotta da Altems dimostra, inoltre, come un incremento della distribuzione domiciliare nell’ambito dei dispositivi associati alle persone portatrici di stomia o che praticano autocateterismo, possa essere associato a risparmi di risorse sia per il Servizio Sanitario Nazionale che per l’intera società (costi indiretti evitati). Nel dettaglio, per quanto riguarda i costi diretti si otterrebbe un risparmio pari a circa 7,6 milioni di euro (al netto della semplificazione dei costi organizzativi e l’eliminazione degli sprechi) a cui si aggiungerebbero 7,1 milioni di spese in meno legate alla perdita di produttività del paziente o del caregiver. In tutto ciò potrebbe essere garantita l’ottimizzazione delle visite specifiche (6.352 visite inappropriate che si eviterebbero).
“Parliamo di 14 milioni di risparmio che potrebbero essere reinvestiti in altri settori”, spiega il prof. Americo Cicchetti, direttore di Altems. “Il nodo centrale dell’economia sanitaria è il rapporto costo-opportunità. Da questo punto di vista il risultato del report è senza dubbio positivo, perché le persone hanno tratto benefici dal servizio di consegna a domicilio e sfruttato l’opportunità di avere a disposizione un numero di telefono dedicato a tale servizio. Questi due elementi hanno fatto la differenza, basti pensare a pazienti che hanno delle disabilità. L’analisi è basata su un campione di oltre mille persone (con delle disabilità particolari). Inoltre il servizio ‘supportive care’ rappresenta un elemento di facilitazione all’opera prestata dal caregiver stesso”.
“L’aspetto sociale è preponderante negli stomizzati. Tale tipologia di pazienti rientra tra quelli che vengono considerati ‘invisibili’, dal punto di vista della disabilità. Questo perché, oggettivamente, a prima vista difficilmente si ha la percezione del fatto che un soggetto sia portatore di stomia. Si tratta di una questione culturale prima di tutto, spesso ci si trova di fronte a interlocutori che di questa disabilità ne sanno poco o nulla, per questo motivo i le associazioni e i professionisti del settore hanno innanzitutto il compito di informare i malati e le persone che stanno loro vicino”, ha aggiunto Pier Raffaele Spena, presidente Federazione associazioni incontinenti e stomizzati.
La metodologia
Il processo di elaborazione del report ha previsto una fase di revisione, in cui i risultati preliminari della ricerca sono stati sottoposti a un tavolo multidisciplinare di esperti che han¬no fornito indicazioni utili a rifinire e sistematizzare i risultati dello studio e, contestualmente, a fornire una diversa chiave di lettura delle evidenze prodotte. Il questionario validato dall’Advisory Board e dalle Associazioni dei Pazienti FAIP e FAIS, è stato sottoposto tramite piattaforma online alle persone oggetto di questa valutazione. Inoltre, per diffondere maggiormente la survey sono stati utilizzati database delle Associazioni e di Coloplast. In concreto, il formato ha previsto tre gruppi di risposte: persone con disabilità nel database di Coloplast; membri delle Associazioni Pa¬zienti (FAIP e FAIS); persone con disabilità nel database di Coloplast in distribuzione domiciliare a cui viene sottoposto il questionario tramite intervista telefonica.

Per maggiori informazioni e per ottenere il report HTA completo
https://altems.unicatt.it/altems-attivita-di-ricerca-valutazione-multidimensionale-e-multidisciplinare-del-servizio-di-consegna

Per visitare il sito internet di Coloplast
https://www.coloplast.it/


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