Lavoro e Professione

Specializzazioni mediche: l'Anaao chiede un concorso nazionale e un freno ai «poteri localistici» dei direttori delle scuole

Stop «ai poteri localistici» dei direttori delle scuole di specializzazione mediche, via a un concorso nazionale senza distinzioni per tipologia di scuola. L'Anaao Assomed, il maggior sindacato dei medici ospedalieri, chiede che «la necessaria riforma dell'esame di accesso alle scuole di specialità mediche annunciata dal ministro (dimissionario) Profumo» - che sta studiando la possibilità di passare dai test locali a un esame nazionale che dia la possibilità ai migliori di scegliere in quale scuola iscriversi - poggi su «un cambio di prospettiva, uscendo dalla cupola di cristallo universitaria con uno sguardo rivolto alla realtà lavorativa nella quale il professionista dovrà inserirsi».

La selezione degli specializzandi, per il sindacato, deve avvenire sulla base di core curriculum, dai quali escludere le attività elettive e l'attinenza della tesi, e preparazione generale in medicina, evitando di premiare una sterile capacità mnemonica esercitata nello studio dei circa 6000 quiz già noti prima dell'esame.

«In un periodo storico caratterizzato da carenza di risorse e incertezza previdenziale - avvertono i medici - non possiamo permetterci lunghissimi periodi formativi che ritardino l'accesso dei giovani al mondo del lavoro. Per questo il corso di laurea di sei anni deve avere carattere abilitante e meglio sarebbe rivedere i tempi anche del tirocinio formativo. E, per garantire risorse economiche sufficienti, la durata delle scuole andrebbe ridotta, modulandola in base all'indirizzo specialistico, anche per non fornire più alle università manodopera occulta e a basso costo».

L'Anaao ritiene necessario ragionare su ipotesi diverse di inserimento lavorativo nel Ssn per chi non riesce ad accedere alla formazione specialistica dopo sei anni di studio. E cita il caso della Germania, con «contratti a tempo determinato, rinnovabili, per seguire un percorso strutturato e diventare specialisti». Insomma: servono «interventi radicali e di sistema e non timidi aggiustamenti tesi a non turbare i poteri accademici».