Lavoro e Professione

Generici: ai medici di medicina generale non piace la sostituibilità. Sondaggio esclusivo CompuGroupMedical-Il Sole-24 Ore Sanità

I pazienti preferiscono i farmaci griffati, anche se adeguatamente informati sul risparmio e sull'equivalenza dei generici. Anzi, a volte sono proprio loro a chiederli al medico, diviso sull'opportunità di indicare nella ricetta anche il principio attivo oltre al nome dell'originator. Al contrario il medico è fermo sull'impossibilità di operare sostituzioni in farmacia rispetto al farmaco prescritto: il 91% di dottori rifiuta categoricamente che ciò possa avvenire. E sulle richieste dei pazienti circa il principio attivo da prescrivere solo il 32% di medici le ascolta, mentre il 61% lo fa solo se ritiene la scelta opportuna e il 7% si rifiuta a priori di farlo.

Dubbi e certezze di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta sulle nuove norme che riguardano la prescrizione dei generici, sono emerse dall'indagine realizzata per il Sole-24 Ore Sanità da CompuGroup Medical Italia - e pubblicato sul n. 23/2013 del settimanale - a cui hanno risposto 1.442 medici (1.161 Mmg e 281 pediatri). Che nel rispondere sull'argomento preferiscono nella maggior parte dei casi non schierarsi per il sì o per il no in modo secco, come dimostra (v. grafici) la maggioranza di risposte concentrata sul "non so", "a volte", in alcuni casi", "solo se opportuno".

Nelle scelte dei medici secondo l'indagine c'è, al primo posto, la netta spaccatura (praticamente a metà con il 51% di «no» e il 49% di «sì») tra chi ritiene utile per una terapia efficace indicare sulla ricetta il principio attivo prescritto e contemporaneamente il nome di un farmaco che lo contiene e che il medico giudica più adatto al paziente. E a questo si affianca un altro ordine di dubbi: quello sull'eventualità che il farmaco equivalente possa in qualche modo influire sulla terapia. In questo senso solo il 14% dei medici intervistati è sicuro che non cambi nulla tra griffato e generico, mentre il 32% è certo del contrario e la maggioranza - il 54% - si mantiene sul dubbio che l'equivalenza non sia del tutto tale ai fini della terapia prescritta.

E rispetto a questi dubbi i medici rispondono invece con estrema sicurezza alla domanda sulle preferenze dei pazienti: il 71% di dottori è certo che la scelta si orienti verso il farmaco griffato, mentre solo il 19% ritiene che il principio attivo possa essere sicuramente preferito.
Gli stessi dubbi sull'efficacia terapeutica e l'opportunità di sostituibilità il medico ce l'ha rispetto al contenimento della spesa grazie all'utilizzo degli equivalenti. Il 67% di dottori infatti ritiene inutile l'obbligo di prescrizione del principio attivo sulla ricetta per tagliare i costi che invece è positivo a questo scopo per il 35% di Mmg e pediatri.

I medici sono divisi anche su un altro aspetto sollecitato dai sindacati, ma non scritto nella legge: quello di indicare sempre sulla ricetta la non sostituibilità del farmaco prescritto. Lo fa, infatti, il 36% degli intervistati, contro il 34% che non riporta la dicitura e il 30% che lo fa solo a volte. Posizione analoga anche rispetto all'eventualità di sostituire in corsa, durante una terapia già avviata, il farmaco con un equivalente a costo più basso: il 38% di medici non lo farebbe mai, contro il 29% che al contrario sarebbe d'accordo e il 33% invece resta in sospeso dichiarandosi disposto a farlo, ma solo in alcuni casi.

Secondo il 53% di dottori poi i pazienti non preferiscono gli equivalenti per spendere meno (ma il 36% dice di sì) e solo il 10% dichiara che i propri pazienti non chiedono esplicitamente la prescrizione di un farmaco di marca, anche se la maggioranza (il 60%) sostiene che i pazienti lo fanno solo "a volte".