Lavoro e Professione

Fism: «Accreditamento da rivedere sul modello europeo con più centralità al ruolo medico»

«A ciacuno il suo mestiere». A maggior ragione adesso che l'entrata in vigore della direttiva Ue sulle cure transfrontaliere riporta in auge i contenuti dell'ultima Intesa Stato-Regioni del dicembre 2012 sulla revisione della normativa dell'accreditamento che prevedeva tra gli otto requisiti base la competenza del personale e le comprovate capacità di comunicazione tra i professionisti e i pazienti.

Il richiamo alla Fnom e ai presidenti regionali affinché si riaffermi «la centralità del ruolo medico nel lavoro d'équipe con il personale sanitario con diverse attribuzioni di ruolo» è del presidente della Fism (Federazione delle scocietà medico-scientifiche italiane), Franco Vimercati e dal consiglio direttivo dell'organismo. «Alcuni episodi recenti di carente applicazione dei requisiti di accreditamento e di mancato rispetto delle leggi esistenti in materia, hanno sollevato l'attenzione della magistratura con conseguenti inchieste sull'operato dei sanitari in servizio presso strutture pubbliche, private convenzionate o comunque soggette al rispetto dei requisiti autorizzativi», scrivono gli esperti. Sottolineando che «l'accreditamento su base europea, obbligatorio dal mese di ottobre, promuove, di fatto, un sistema di condivisione di norme e regole, utilizzate a livello internazionale, per rendere confrontabili e inter-usufruibili le procedure mediche messe in atto presso le strutture sanitarie dei Paesi comunitari».

Viceversa - prosegue il messaggio - i persistenti tentativi di sostituire il ruolo del medico con figure professionali alternative, magari in ossequio a discutibili criteri di "spending review", tutto sono fuorché un'efficace difesa della salute del malato; certamente la miglior scorciatoia per visitare con assiduità le aule dei tribunali italiani».
In questo quadro le Società scientifiche rilanciano la problematica dell'aggiornamento dei criteri d'accreditamento, per «garantire la necessaria professionalità da parte del medico specialista e dell'intera equipe sanitaria».

La tutela del paziente e del personale sanitario - silegge nel documento - dipende dai seguenti fattori: livello delle conoscenze del singolo specialista; livello delle conoscenze accumulate dalla comunità scientifica che devono essere rese esplicite in linee guida specifiche per il contesto italiano; tipo di tecnologie utilizzate o utilizzabili; condizioni organizzative oggettive in cui opera il medico specialista, che, ad esempio, può essere condizionato da vari fattori (carenze di personale, vetustà delle attrezzature ecc.).

Per far fronte a queste esigenze la Fism propone un intervento in 3 fasi:

1. raccolta delle norme regionali di accreditamento, per consentire un confronto sugli elementicomuni e sulle eventuali differenze;

2. proposte di armonizzazione delle normative regionali, per evitare che i medici si trovino a operare con rischi di responsabilità diversi in funzione del luogo di lavoro;

3. elaborazione di linee guida che evidenzino i diversi fattori che influenzano i rischi per i pazienti e per il personale.
Per evitare che almento in tema di responsabilità medica la variabilità regionale non diventi una regola.