Lavoro e Professione

Consulcesi restituisce 6 milioni di rimborso per le specializzazioni ai medici romani

Riconsegnati oggi a Roma dall'associazione Consulcesi, presso la sede dell'OMCeO provinciale, assegni per complessivi 6 milioni di euro come rimborso per gli anni della specializzazione, a decine di medici che avevano presentato ricorso (fino a 90 mila euro a medico). Negli ultimi 3 mesi Consulcesi ha garantito la restituzione di oltre 26 milioni di euro ai camici bianchi: il rischio totale per le casse dello Stato è di circa 4 miliardi.

A seguito di una sentenza del 2012 (Corte d'appello di Roma, n. 2886/12), infatti, la Presidenza del Consiglio dei ministri e i ministeri competenti sono stati obbligati a pagare una somma imponente, destinata ai camici bianchi che hanno frequentato le scuole post-laurea, cui lo Stato non ha però corrisposto il giusto compenso previsto dalle normative europee. Motivo delle battaglie legali è stato il mancato rispetto delle regole comunitarie nei tempi previsti: lo Stato italiano, infatti, ha recepito la direttiva europea 87/76 Cee del 1982, che imponeva un giusto compenso per gli specializzandi, con nove anni di ritardo. Questo ha determinato la mancata erogazione delle borse di studio stabilite dalla norma ai medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione tra il 1982 e il 1991, creando un imponente contenzioso nelle corti di giustizia di tutto il Paese.

Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per chi si è iscritto tra il 1994 e il 2006. In quest'ultimo caso le borse di studio sono state erogate, ma non comprendevano il pagamento degli oneri previdenziali e la copertura assicurativa dei rischi professionali e degli infortuni. In totale, secondo una stima che riguarda solo gli associati Consulcesi, l'inadempienza alle normative europee rischia di comportare per le casse dello Stato italiano un esborso di 4 miliardi di euro. Si calcola che soltanto nel Lazio questo diritto sia stato negato ad altri 6 mila camici bianchi.

I rimborsi consegnati oggi riguardano soprattuttio medici di Roma e del Lazio, ma Consulcesi -, la più grande e attiva realtà italiana nella tutela dei diritti dei professionisti sanitari - è già stata parte attiva nella riconsegna di 327 milioni di euro, in tutta italia e promette nuove battaglie: «Solo nel corso del 2013 - spiega il presidente onorario, Massimo Tortorella- abbiamo intentato altre quattro nuove cause collettive, l'ultima partita proprio in questi giorni, per rispondere ai medici ancora in attesa di una soluzione giudiziale della vicenda».

«I rimborsi consegnati oggi a decine di medici del nostro Ordine - ha commentato il presidente dell'OMCeO di Roma, Roberto Lala - sono la giusta soluzione nel percorso intrapreso da questi miei colleghi, per il riconoscimento di un diritto a lungo negato».

«Il danno per questi professionisti non è stato solo il mancato compenso, ma anche il fatto che il titolo di studio non sia riconosciuto a livello europeo, dando per di più un punteggio inferiore nei concorsi pubblici italiani. Con il rimborso di oggi, esentasse, si restituisce un diritto a lungo negato», ha sottolineato l'avvocato Marco Tortorella, patrocinatore degli associati Consulcesi.

Nell'ottica di trovare una soluzione devinitiva alla vicenda su impulso di Consulcesi è stato i presentato un disegno di legge che prevede un rimborso forfettario di 13 mila euro per ciascun anno di frequenza della scuola di specializzazione in medicina (a.a. 1982/1983-1990/1991), ai medici che avranno presentato domanda presso le sedi giudiziarie competenti.

Presente alla conferenza anche il senatore Stefano De Lillo, che ha proposto, nel corso della passata legislatura, un disegno di legge per risolvere la questione dei moltissimi contenziosi aperti di fronte ai tribunali da parte dei medici. «Un accordo transattivo è l'unica strada praticabile per risolvere la questione definitivamente - spiega il senatore Stefano De Lillo, titolare di un ddl in materia nella passata legislatura - sarà così possibile raggiungere o un duplice obiettivo: rispettare un diritto dovuto ai medici, contenendo allo stesso tempo i costi per lo Stato».