Lavoro e professione

Competenze infermieristiche: le modifiche dei medici al protocollo sulla cabina di regìa

Niente Regioni nella cabina di regìa per definire il percorso per le nuove competenze infermieristiche su cui è fissta una riunione Salute-sindacati giovedì 16 gennaio. Le organizzazioni della dirigenza medica hanno inviato al ministro le loro osservazioni che come unica "cancellazione" prevedono quella della parola "Regioni", appunto, da tutto il testo della bozza messa a punto dalla Salute (VEDI ).

Ma i tempi stringono e Cgil, Cisl e Uil hanno scritto anche loro alla Salute sottolinenando che «se nel corso dell'incontro che si terrà il giorno 16 c.m. alla presenza del Sottosegretario presso il ministero della Salute, non sarà comunicata la definizione dell'iter da parte del Ministero per l'invio alla Conferenza delle Regioni e Province Autonome, le scriventi riterranno concluso il tempo del confronto».

Le modifiche al protocollo sulla cabina di regìa
Poi una serie di modifiche al testo che vanno nella direzione di rafforzare il ruolo dei medici. Come, ad esempio, il ruolo e le responsabilità diagnostiche e terapeutiche, anche in fieri, non sono solo in capo ai medici anche per favorire l'evoluzione professionale a livello organizzativo e ordinamentale, ma il medico è il garante ed è il responsabile dei processi diagnostici, terapeutici e riabilitativi, anche per assicurare unitarietà al percorso clinico del paziente. E per questo occorre favorire l'evoluzione professionale di tutti gli operatori sanitari a livello
organizzativo e ordinamentale.

O ancora le professioni sanitarie, infermieri in testa, più che "garanti" del processo assistenziale, se "ne fanno carico" e per questo va bene "l'evoluzione delle rispettive competenze professionali" più che "l'evoluzione professionale verso le competenze avanzate e di tipo specialistico".

Gli specifici campi di intervento poi si basano anche sulla costante evoluzione scientifica e tecnologica e i percorsi di cura e i processi di assistenza si sviluppano "attraverso l'integrazione multiprofessionale degli obiettivi, nei sistemi complessi per obiettivi, e attraverso criteri di verifica e valutazione degli esiti e dei risultati».

Il documento dei dirigenti aggiunge anche alcune proposte sulo sviluppo degli ambiti della cabina di regìa:

a) monitoraggio dei modelli organizzativi di lavoro;

b) definizione e monitoraggio dei livelli essenziali strutturali e organizzativi in relazione ai livelli essenziali di assistenza;

c) definizione e garanzia delle risorse umane necessarie, in relazione ai fabbisogni di medici specialisti, di dirigenti sanitari, e dei profili professionali;

d) monitoraggio dei programmi regionali per la sicurezza delle cure.

Competenze, serve una legge
Ma c'è di più. Sempre oggi i dirigenti hanno re-inviato a Governo e Regioni le loro osservazioni alla bozza di accordo Stato-Regioni già a suo tempo bocciata (VEDI ), ma con una premessa in cui si "invita" a svincolare l'assistenza al paziente, di competenza infermieristica, «dalla diagnosi e dalla terapia, di competenza medica, confondendone anche ruoli e significati» perché questo «produrrebbe un vulnus al percorso clinico nella sua complessità, di cui resta comunque globalmente responsabile il medico, con il rischio di provocare dei danni nella tutela della salute dei cittadini».

«Non riteniamo possibile - scrivono i dirigenti - implementare le competenze di una categoria senza contemporaneamente tenere conto delle competenze delle altre categorie interessate. Altrimenti, si potrebbe arrivare all'assurdo giuridico che lo stesso atto possa essere di competenza del medico, al quale viene richiesto un percorso formativo di 11 anni, e nello stesso tempo dell'infermiere il cui percorso formativo è di soli tre anni».

Per questo i sindacati chiedono «che la questione, vista la sua delicatezza politica ed organizzativa, venga affidata a un trasparente percorso legislativo al quale concorrano tutti i protagonisti».

Cgil, Cisl e Uil: o si chiude o sarà protesta
E nel caso in cui giovedì 16 non si dovesse raggiungere un accordo, i sindacati confederali, in una lettera al sottosegretario alla Salute Paolo Fadda, oltre allo stop del confronto minacciano «Insieme agli oltre 400.000 professionisti sanitari che attendono il provvedimento» di intraprendere «tutte le possibili forme di protesta per sensibilizzare le Istituzioni centrali e le Amministrazioni locali, le rappresentanze politiche e i cittadini, sulla necessità di procedere ad un cambiamento radicale dell'offerta assistenziale (spostamento dell'assistenza attraverso una continuità assistenziale fra ospedale e territorio, adozione di nuovi modelli organizzativi - presidi ospedalieri progettati per intensità di cure) che passa necessariamente per la revisione delle competenze e delle responsabilità dei professionisti dellasalute nell'ambito, tra l'altro, di quanto già previsto dalle norme deontologiche, dalle disposizioni normative ed amministrative relative ai contenuti dei profili professionali e degli ordinamenti formativi universitari e nel rispetto delle scelte di programmazione nazionale e regionale».