Lavoro e professione

Ospedali psichiatrici giudiziari, la «road map» degli psichiatri per chiuderli in sette step

Monitoraggio dei percorsi di cura, stop all'invio di pazienti alle strutture ancora operative, sezioni dedicate ai malati nelle carceri, aumento dell'assistenza ambulatoriale nei dipartimenti di salute mentale nelle carceri, chiusura di un Opg ogni sei mesi, percorsi extradetentivi e passaggio netto dal concetto di "pericolosità sociale" a quello di bisogno di cura. E' una roadmap in sette mosse quella tracciata dalla Società italiana di psichiatria (Sip) e lanciata oggi in una conferenza stampa alla Camera dei deputati.

L'obiettivo è non lasciare nessun detenuto senza cura ma chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) italiani, una categoria di istituti che a metà degli anni '70 ha sostituito i vecchi manicomi criminali, con un percorso a tappe (la road map, appunto) che garantisca tempi certi.

Secondo gli psichiatri, in prima linea nell'assistenza sanitaria in carcere, per gli oltre 1.000 detenuti con malattie psichiche che si trovano sottoposti a regime carcerario negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani servono tempi brevi e maggiori certezze, ma senza rischi sociali. Esattamente un anno fa il Parlamento votava la chiusura degli Opg entro un anno, ma le Regioni ancora non sono pronte e molto probabilmente dovrà essere valutata dal Parlamento una proroga allo stop. Il punto però, affermano gli psichiatri, è che non si può continuare a rinviare la chiusura degli Opg per mancanza di strutture alternative

«Il superamento culturale e reale dell'Opg - spiega Claudio Mencacci, presidente della Sip e direttore del Dipartimento di salute mentale e neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano - parte proprio con la cancellazione del concetto di sociale pericolosità psichiatrica e quindi con l'abolizione delle misure di sicurezza psichiatriche così come sono concepite oggi, con gli Opg aperti. E' bene chiarire - continua Mencacci - che l'intervento dello psichiatra e dei servizi sanitari in generale non è 'sociale' ma diagnostico e terapeutico, cioè rivolto alla difesa e al trattamento delle persone con patologie e solo con risvolti indiretti di difesa sociale, compito del sistema giudiziario. È indispensabile il confronto e il dialogo tra gli operatori dei due ambiti per la realizzazione concreta di questi programmi terapeutici che garantiscano la sicurezza della cura».

«Uno dei punti rilevanti dell'attribuzione alla sanità della funzione di esecuzione delle misure di sicurezza - aggiunge Enrico Zanalda, segretario della Sip e direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Asl Torino 3 - è che rimangano percorsi di cura. Sosteniamo che si passa dalla misura di sicurezza alla sicurezza della cura, ovvero un percorso di cura vincolato che può iniziare in carcere, proseguire nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), nelle strutture territoriali della salute mentale fino al domicilio, in rapporto alla salute del soggetto e alla sua collaborazione».

Infine, secondo Emilio Sacchetti, presidente eletto della Sip e ordinario di Psichiatria dell'Università di Brescia «c'è anche un problema di formazione e omogeneità di valutazione da parte dei consulenti tecnici d'Ufficio (o periti) che dovrebbero conoscere e collaborare con i dipartimenti di salute mentale - conclude - per l'individuazione dei programmi residenziali o domiciliari di trattamento più adeguati da proporre al giudice».

«E' vergognosa la richiesta di una proroga sulla chiusura degli ospedali penitenziari giudiziari. Un anno fa abbiamo votato la proroga al 2014 stabilendo che sarebbe stata l'ultima. Ma a quanto pare le Regioni non sono ancora pronte». Ad affermarlo è stata all'incontro Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato. «Dobbiamo tutti ricordaci che parliamo prima di tutto di persone» - ha aggiunto De Biasi - . Purtroppo c'è buona probabilità che il Parlamento torni a votare la proroga».

La chiusura degli Opg, prevista dalla legge Marino per il 1 febbraio 2013 e poi rinviata al 1 aprile 2014, potrebbe dunque essere nuovamente rinviata, forse al 1 aprile 2017. La richiesta è arriva infatti dalla Conferenza delle Regioni, che nella riunione del 23 gennaio ha approvato un documento di proposte emendative al Milleproroghe.

Sono 6 gli Opg ancora presenti in Italia: a Castiglione delle Stiviere (Lombardia), Reggio Emilia (Emilia Romagna), Montelupo Fiorentino (Toscana), Secondigliano (Campania), Aversa (Campania) e Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia).