Lavoro e professione

Crisi e consumi differenziati mandano in tilt i dentisti italiani

I portafogli sempre più leggeri delle famiglie italiane ma anche la scelta, quando possibile, di orientare altrove i consumi, mandano in crisi i "riuniti" dei dentisti. E' questa la realtà, evidenziata peraltro negli ultimi due anni, che caratterizza gli studi odontoiatrici italiani: se n'é parlato nel fine settimana a Cernobbio, in occasione del workshop dedicato all'Economia in odontoiatria organizzato dall'Andi (Associazione nazionale dentisti italiani).

Secondo gli ultimi dati, sei milioni e trecentomila italiani rinunciano a prestazioni odontoiatriche per ragioni economiche e rispetto al periodo precedente alla crisi si registrano oltre un milione di visite in meno a pagamento in un anno. Quasi la metà dei dentisti (il 44%), come evidenziato da un'indagine congiunturale 2014 per il Servizio studi Andi, lavora meno del tempo di lavoro a disposizione e, tra questi, il 95% indica come motivo il calo di pazienti o comunque una clientela insufficiente.

Oltre alla crisi economica, come ha sottolineato Stefano Micelli, docente di Economia aziendale all'università Cà Foscari di Venezia, è intervenuta anche una mutazione delle scelte dei consumi che influisce sulla riduzione degli accessi alle cure odontoiatriche. In sostanza - evidenzia l'esperto - si preferisce investire il proprio denaro in alcuni beni e servizi, come ad esempio uno smarthphone di ultima generazione, piuttosto che nelle cure dentistiche. A fronte di questa situazione, per finanziare la tutela odontoiatrica con soluzioni praticabili senza correre il rischio di lasciare il campo al low cost, prestazioni a costi bassi non sempre garanzia di qualità, un'opportunità sembra essere offerta dalla sanità integrativa. A spiegarlo è Francesco Maietta, responsabile delle Politiche sociali del Censis, che ha evidenziato come si tratti di un «fenomeno in crescita che è un'opportunità per fare odontoiatria di qualità».
A dimostrarlo secondo l'esperto ci sono anche i numeri - ad oggi 6 milioni di iscritti, 11 milioni di assistiti, circa 300 mutue iscritte all'anagrafe presso il ministero della Salute - e le potenzialità: 8,9 milioni di cittadini si dichiarano infatti favorevoli a destinare parte del proprio reddito a forme di sanità integrativa e 9,8 milioni si dichiarano favorevoli all'introduzione di assicurazioni obbligatorie con opportune deduzioni.

Le prestazioni che ci si aspetta dalla sanità integrativa? «Sono per il 52,3% visite specialistiche e diagnostica ordinaria, per il 42,7% cure dentarie, 22,8% farmaci, 21,5% interventi chirurgici odontoiatrici». Riposizionarsi nella crisi, conclude Maietta, «per l'odontoiatria vuol dire anche misurarsi la sanità integrativa, un'opportunità per affrontare la crisi di sostenibilità, per continuare a finanziare la qualità e sostenere la logica da premium economy senza lasciare campo libero al low cost sanitario».

Venti di crisi e possibili soluzioni. Sempre meno pazienti bussano alle porte e il risultato è che il 52,4% dei camici bianchi si aspetta di chiudere il 2014 con un calo di ricavi, mentre solo il 4,6% dei professionisti si aspetta un aumento. E' quanto emerge dall'indagine congiunturale 2014, condotta per il Servizio studi Andi da Aldo Piperno dell'università Federico II di Napoli e presentata a Cernobbio. Oltre ai dati sul netto calo di attività, l'analisi traccia anche il quadro dell'organizzazione del lavoro: l'84,2% dei dentisti esercita in uno studio monoprofessionale, il 58% di coloro che hanno uno studio esercita in un solo ambulatorio e la maggioranza degli odontoiatri che non ha un proprio studio collabora in uno o due studi (54,7%). Ancora: il 58% ha almeno un collaboratore odontoiatra e il 31% ha almeno un collaboratore igienista dentale. Le sfide che dovrà affrontare la professione? Per il 27,8% dei dentisti protagonisti dell'indagine congiunturale, la prima è «riorganizzare il lavoro di studio in modo più produttivo ed efficiente». Ma c'è anche un 21,1% che rileva la necessità di «Risparmiare nelle spese di studio».