Lavoro e professione

Deontologia, un nuovo Codice per i medici d'Italia. Ma dieci ordini provinciali vanno sull'Aventino

di Barbara Gobbi

Il dado è tratto. Dopo un'ampia trattativa e un confronto finale serrato sugli ultimi emendamenti apportati al testo, che è andato avanti per tutto il weekend, il nuovo Codice deontologico dei medici d'Italia è varato. Ad approvarlo ieri a Torino - ma non all'unanimità, poiché 87 sono stati i voti favorevoli, dieci i contrari e due le astensioni - i presidenti provinciali riuniti nel Consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici dei chirurghi e degli odontoiatri, il cui leader Amedeo Bianco circa due anni fa fa aveva deciso di metter mano alla versione fino a ieri in vigore, datata 2006.

Un ritmo di revisione "stretto", che riflette la pressante evoluzione della medicina intesa in senso lato: dal rapporto con l'assistito all'impiego delle tecnologie, fino al ruolo del camice bianco in un contesto di governance aziendale rispetto alla quale si sentiva l'esigenza di porre paletti ben precisi.
Ecco allora che il nuovo Codice, che sarà presentato ufficialmente venerdì 23 maggio a Roma, si arricchisce di quattro articoli inediti, dedicati a medicina militare (con l'introduzione della voce bioterrorismo e il divieto assoluto, per il medico, di essere coinvolto a qualunque titolo nel reato di tortura), medicina potenziativa o cybermedicina (il tentativo di fissare nuove frontiere ai limiti fisiologici), telemedicina (con la precisazione che non può mai sosituirsi alla visita di persona al paziente) e organizzazioni sanitarie (con il medico coinvolto ma allo stesso autonomo rispetto alle logiche dell'aziendalizzazione). «Utilizzare bene le risorse ha un valore etico», ha affermato a quest'ultimo proposito Amedeo Bianco, sottolineando che è fondamentale «il ruolo dei professionisti nel determinare dove le risorse possono essere investite in modo appropriato». I medici, sottolinea però, hanno una prospettiva precisa nell'affrontare il tema delle risorse. «Noi - dice Bianco - partiamo in ogni caso dal benessere del paziente, che è punto di partenza e obiettivo finale, in un percorso di appropriatezza ed efficacia». Un compito «necessariamente complesso. Siamo per questo preoccupati da politiche che guardano solo all'equilibrio economico». Tenere d'occhio le risorse è giusto e necessario ma puntando su «obiettivi di salute e non sul mero dato contabile», conclude Bianco.

Cruciale durante il dibattito è stata l'introduzione o meno del concetto di persona assistita in totale sostituzione di "paziente". Alla fine ha prevalso una linea di mediazione: il termine "paziente" è mantenuto quando si parla di cure, mentre si introduce l'espressione "persona assistita" negli articoli di più ampia accezione. Che tengono cioè conto non dell'esclusiva cura della malattia ma dell'ambito più vasto di promozione della salute, mission a cui il camice bianco è chiamato in prima battuta. Una prospettiva ben presente nella scelta di dare maggiore attenzione all'ambiente e all'assistenza sanitaria universale e alla cooperazione internazionale.
Focus, ancora, sulla prevenzione del rischio clinico, sulla sicurezza delle cure, sul controllo del dolore e delle cure palliative, su competenze professionali, lotta all'abusivismo e consenso informato.

Non manca - e promette battaglia - la fronda: una decina di Ordini, Milano e Bologna in testa, hanno votato contro il nuovo Codice e stanno meditando sul "da farsi": se continuare ad attenersi alla versione 2006, se attenersi alla nuova ma modificandone alcune parti; se, infine, fare ricorso contro la delibera che adotta l'ultimo testo. A esprimere forti perplessità è il presidente dell'Omceo di Milano Roberto Carlo Rossi: «Pur se migliorata in molte parti, la nuova versione del Codice è in alcuni suoi articoli inaccettabile. Penso ad esempio all'articolo 3 sulle competenze del medico - tautologico e autoreferenziale visto che non spetta a un testo deontologico occuparsene - che in più rinvia il medico, per le competenze a cui deve attenersi, alla fonte "esterna" rappresentata dall'ordinamento dei corsi di laurea dettato dal collegio dei presidi delle facoltà di Medicina. Ma penso anche all'obbligo "deontologico" di assicurarsi, quando anche quest'anno è molto probabile la proroga della legge che dispone diversamente. Sull'etica, ancora, il concetto di eutanasia è stato inutilmente sostituito da una perifrasi mentre sulle Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento, il nuovo Codice sceglie di essere "più realista del re", recuperando una rigidità su cui lo stesso Parlamento aveva soprasseduto».

Restano ancora da approvare (forse a Bari a giugno) gli allegati al Codice su giuramento d'Ippocrate, Ict, conflitto d'interessi, ricerca e sperimentazioni.