Lavoro e professione

Stamina, lettera aperta Smi a Giorgio Napolitano: «Intervenga nel conflitto tra giudici e istituzioni scientifiche sulla libertà di cura»

Il Sindacato dei medici Italiani (Smi), si rivolge al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con una "Lettera aperta" del segretario generale, Salvo Calì, sul caso Stamina per chiedere alla massima autorità del Consiglio superiore della Magistratura un intervento sul conflitto in corso tra alcuni giudici e le istituzioni scientifiche sulla cosiddetta "libertà di cura"(di seguito la lettera).

Per lo Smi è evidente, e inaccettabile, l'ingerenza di alcuni magistrati nel terreno della clinica, proprio dei medici. Ma non solo: è gravissimo tanto il vuoto decisionale e legislativo di Governo e Parlamento, quanto il silenzio dei ministri competenti e della Fnomceo. Una «situazione grottesca che ha posto l'Italia sotto l'occhio critico della stessa comunità internazionale».

La lettera aperta Smi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Illustre presidente,
con questa "Lettera Aperta" ci rivolgiamo a Lei, massima autorità del Consiglio superiore della magistratura e garante della Costituzione affinché si rompa il muro di silenzio sullo strisciante, ma costante, conflitto tra autorità scientifiche, categoria medica e magistratura sul nodo della ricerca e della libertà di cura.
Il caso più eclatante è il metodo Stamina, le cui vittime sono i cittadini (di terapie pericolose e non validate) e i principali responsabili da rintracciare nel vuoto legislativo del Parlamento, decisionale del Governo e nell'immobilismo delle istituzioni ordinistiche, paralizzate da evidenti conflitti di interessi e da logiche conservatrici e corporative.
Poche voci si sono levate in questi mesi nel denunciare, in questo contesto di confusione, l'esondazione di alcuni giudici sul terreno clinico proprio della professione medica e della scienza.
Diverse toghe, con sentenze sicuramente ineccepibili dal punto di vista giuridico, hanno sancito precedenti gravi e pericolosi con scelte censurabili sotto il profilo scientifico e, in realtà, anche del buon senso. Il paradosso è che assistiamo a giudici che perseguono gli artefici di improbabili terapie e altri che ne impongono l'applicazione, addirittura procedendo a bandi pubblici per rinvenire professionisti disponibili a somministrare la 'terapia'.
E intanto il ministro della Salute tace, anche quando l'AIFA e l'Istituto superiore di sanità hanno ripetutamente stigmatizzato il metodo Stamina e la pratica. E così anche il ministro di Giustizia, di fronte a questo perenne conflitto all'interno dell'autorità giudiziaria. Ma è assordante il silenzio, come abbiamo detto precedentemente, anche del presidente, nonché senatore, della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, distratto da questioni, di fatto secondarie, come la revisione di un codice deontologico che, appunto, non affronta questioni etiche fondanti come questa.
In questo quadro, purtroppo, anche il Csm da Lei presieduto, non ha ancora preso posizione per fare chiarezza, ribadendo da un lato l'indipendenza dei giudici, dall'altro intervenendo per evitare scelte contradditorie e invasioni di campo in terreni estranei come quelli della clinica medica e della ricerca scientifica.
Il metodo stamina è, di fatto, la cartina di tornasole, dell'impasse e del degrado in cui versa il nostro Paese e l'ineluttabile declino delle nostre Istituzioni, incapaci di risolvere con la ragione e il buon senso una vicenda che attraversa drammi familiari e sofferenze soggettive inenarrabili. Una farsa grottesca che indigna la comunità scientifica internazionale tanto per la gestione del metodo stamina, quanto per i valzer e le giravolte della giustizia italiana.
Infine una riflessione, sull'autonomia stessa della magistratura che, ribadiamo, è fuori discussione. L'astrazione concettuale che informa i percorsi giuridici, per molti versi sovrapponibile a quella del metodo clinico, entrambe figlie della modernità del secolo dei lumi, può sottrarsi alla ragione e farci ripiombare nelle magiche credenze di medioevale memoria? La remota possibilità di efficacia di una misconosciuta terapia, unitamente al danno grave e irreparabile alla salute, che ipoteticamente potrebbe derivarne in caso di mancata somministrazione, è sufficiente a giustificare queste sentenze? Così continuando si rimane vittime solo della speranza, quella irrazionale, della possibilità del miracolo guaritore. Ma è possibile decidere, a sentenza, la somministrazione di una terapia non validata dal metodo scientifico, non riconosciuta dagli organismi sanitari nazionali, non inserita in nessun prontuario terapeutico internazionale? Di fatto alcuni giudici hanno deciso di supplire alla perdita di autorevolezza della Politica e delle istituzioni della professione medica, citando il nostro mai dimenticato Troisi, purtroppo, vista la situazione, "non ci resta che piangere!"
Non resta che un suo autorevole intervento per porre fine a questa sarabanda di errori e incertezze che nuocciono alla credibilità stessa dell'Italia.
Salvo Calì
Segretario Generale Sindacato dei Medici Italiani