Lavoro e professione

Specialisti ambulatoriali: al congresso Sumai allarme precariato e pensionamento

Dal 47° congresso nazionale Sumai-Assoprof di Perugia arrivano gli allarmi carenza e precariato anche per gli specialisti ambulatoriali: lo rileva l'indagine realizzata dall'Università Ca' Foscari per conto del sindacato, secondo cui nei prossimi 5 anni rischiano di mancare all'appello circa 4mila "sumaisti". Effetto del combinato disposto tra il blocco del turnover, l'incertezza lavorativa dei colleghi più giovani e l'anzianità che porterà alla pensione in un quinquennio il 36% - cioè 4mila medici - degli over 60 (il 54% degli specialisti ambulatoriali ha oltre 55 anni).

A emergere dall'indagine è soprattutto la frattura generazionale sulle forme contrattuali: se è vero che quasi il 90% dei 2mila specialisti partecipanti all'indagine (su 17mila totali, di cui 12mila iscritti al Sumai) dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato, questa caratteristica è propria soprattutto dei "sai" con oltre 40 anni. Mentre nei più giovani il "posto fisso" decresce al diminuire dell'età fino a raggiungere il 57%. «La questione delle diverse forme contrattuali - spiegano quindi dal Sumai - sembra essere quindi un problema prettamente generazionale: coloro che hanno fatto ingresso nel mondo del lavoro nell'ultimo decennio vedono, rispetto ai loro colleghi più anziani, la formulazione di contratti che offrono una minore stabilità nel tempo». Per non parlare dell'assegnazione, sempre dei "sumaisti" junior, a occupazioni improprie (in reparti ospedalieri), con un maggiore impiego nei festivi e in orari notturni.

Forse anche a questi dati è legato un ampio margine di insoddisfazione professionale: il 44% del campione pensa che la figura professionale non sia sufficientemente o assolutamente valorizzata e l'informazione tocca il picco del 61% per questi professionisti che lavorano in ospedale.

Quanto ai valori assegnati alla propria professione, il "sai" mette al primo posto la «costruzione di un rapporto fiduciario con il paziente», seguito dall'«assicurare il raccordo con l'ospedale per i casi complessi che necessitano di un ricovero o di accesso al Ps» e dalla «formazione continua». Agli ultimi posti nel gradimento dei professionisti, tutto ciò che è riconducibile al precariato: la flessibilità lavorativa, le prestazioni presso altre strutture, la partecipazione alle ammissioni e dimissioni protette.