Lavoro e professione

Test di medicina, il Miur convoca i rettori che restano contrari ad abolire la selezione all'ingresso

di Marzio Bartoloni

Test di Medicina sì o no? Il dilemma ormai amletico che assilla università, aspiranti medici e ministero è ancora lì a oltre sei mesi dal primo annuncio del ministro Giannini che prometteva di volerli abolire. Ora le prime risposte potrebbero arrivare dal tavolo convocato dal Miur per il prossimo 16 ottobre nel quale sono stati invitati i rappresentati della Crui, la Conferenza dei rettori, per parlare di accesso ai corsi a numero programmato.

Caos a Medicina dopo i ricorsi che hanno riammesso 5mila studenti respinti. L'apertura di questo tavolo con i rettori arriva dopo un settembre di fuoco per le facoltà di Medicina che dopo la pioggia di ricorsi dovranno accogliere 5mila studentiirespinti ai test. A luglio sono stati oltre 2000 i ragazzi riammessi dopo aver presentato ricorso al Tar del Lazio; venerdì scorso se ne sono aggiunti altri 2.500, su ricorso presentato dall'Udu. Un duro colpo al numero programmato e, soprattutto, alle tante facoltà che ora dovranno fare i conti con spazi e docenti. Tra l'altro si attende ancora un'altra ondata di sentenze. Ora però il ministero muove un primo passo formale per tentare di superare il test d'ingresso così come è stato concepito finora. All'ordine del giorno del primo incontro organizzato per giovedì prossimo dove andrà una mini-rappresentanza dei rettori oltre ai rapporti Ssn-università c'è infatti l'«accesso ai corsi a numero programmato». I Magnifici non hanno mai nascosto dal primo momento la loro contrarietà all'abolizione tout court dei test d'ingresso che aprirebbe la porta all'iscrizione al primo anno di almeno 60-80mila matricole (contro le scarse 10mila di oggi). Un'onda d'urto a cui molte Facoltà non sarebbero in grado di reggere. Da qui le resistenze dei rettori che però si dicono favorevoli a rivedere le modalità di selezione all'ingresso degli aspiranti medici.

Diversi i dubbi e le resistenze all'abolizione del test. Da quando il ministro Giannini ha promesso di voler abolire il test d'ingresso sono stati in molti - anche all'interno del Pd - a sollevare dubbi sulla possibilità che un Paese come l'Italia senza le strutture adeguate potesse dare a un'università in cui Medicina non sia a numero chiuso al primo anno. L'idea del ministro è quella di passare ad un modello francese in cui l'accesso è aperto a tutti ma la selezione avviene in un momento successivo (dopo 6 mesi o un anno). Tra le posizioni contrarie si registra anche quella del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin che tempo fa ha ribadito la sua posizione: «Senza il numero chiuso a Medicina sarebbe un disastro, condanneremmo una intera generazione di medici non solo alla disoccupazione, ma anche all'ignoranza». L'ultima dichiarazione ufficiale del ministro Giannini in materia risale a inizio ottobre quando ha affidato a un tweet le sue intenzioni, replicando di voler abolire il test di Medicina, ma non il numero programmato che sopravvivrebbe. «Gli studenti non vanno valutati con 60 domande a risposta multipla», ha scritto il ministro. E ora che cosa succederà dei test? La rivoluzione annunciata si ridurrà solo a un restyling delle prove di selezione? Le prossime settimane saranno cruciali per scogliere questi nuovi diliemmi.