Lavoro e professione

Medici di famiglia e pediatri: staffetta generazionale con pensione part time

di Roberto Turno

Metà stipendio e metà pensione. Potrebbe arrivare presto per medici e pediatri di famiglia la possibilità, se lo vorranno, di diventare pensionati part time. Che per metà percepiranno quanto riconosce in convenzione la Asl, e per l'altra metà si vedranno riconosciuto dall'Enpam, il loro ente di previdenza, un anticipo della prestazione pensionistica. Al tempo stesso, si apriranno le porte ad altrettanti giovani medici senza lavoro che lavoreranno gomito a gomito col dottore “anziano”, nel suo stesso studio, percependo la metà del suo stipendio ex Asl.
È una vera e propria staffetta generazionale in salsa sanitaria quella che si sta preparando in casa Enpam, che in qualche modo già ha lasciato le prime tracce nella trattativa sull'atto di indirizzo che porterà al rinnovo della convenzione tra i sindacati e le regioni, con i ministeri (Salute, Economia e Lavoro) di sicuro non semplici spettatori. «Può essere un volano virtuoso, non la soluzione in assoluto. Il medico anziano può lavorare con più tranquillità e insegnare la professione, il giovane impara ma al tempo stesso porta il suo bagaglio di “nativo digitale”. E per la medicina del territorio può essere una leva per uscire dal guado», spiega il presidente dell'Enpam, Alberto Oliveti. Che è in corsa per il rinnovo delle cariche di vertice in calendario all'assemblea nazionale di sabato 27 a Roma. Un ente, l'Enpam, che intanto ha chiuso il 2014 con un avanzo di esercizio di 1,2 mld e un patrimonio netto cresciuto in 5 anni da 10 a 16 mld, anche a dispetto dei superprelievi statali e delle note, vecchie vicende giudiziarie.
La scelta del pensionamento part-time sarà tutta del singolo medico di famiglia e pediatra di famiglia che avranno i requisiti necessari per l'accesso alla pensione (ordinaria o anticipata). Il dottore dovrà continuare a fare lo stesso lavoro, con gli stessi assistiti e gli stessi impegni sanciti dalla convenzione con il Ssn. Prenderà metà della pensione maturata in quel momento, che tornerà ad essere piena quando sceglierà di andare definitivamente in quiescenza. Percepirà però solo la metà dell'attuale compenso dalla asl, che sarà invece erogato a un giovane medico che ne abbia diritto. La procedura evidentemente andrà chiarita e specificata nei dettagli. Spiega Oliveti:« Il compenso che il medico anziano non avrà più, andrà a chi ha fatto il tirocinio in medicina generale e che oggi rischia di non trovare più spazi per la collocazione sul lavoro. Troveremo criteri di definizione con un sistema regolamentato e preciso».
Questo il percorso di massima dell'operazione “staffetta generazionale” per medici e pediatri convenzionati. Che all'Enpam si sta pensando di declinare anche per la componenti degli specialisti ambulatoriali. Un percorso che sembra essere già condiviso nel merito, ma che naturalmente deve ancora scontare alcuni passaggi essenziali. Sarà necessario l'accordo col ministero della Salute e ovviamente servirà il via libera del ministero vigilante, il ministero del Lavoro, oltre che la valutazione dell'Economia. Poi dovrà esserci l'accordo in Stato-regioni con i governatori. Senza dire che l'Enpam dovrà modificare il suo Regolamento (col visto del ministero del Lavoro). «Se il medico continua a lavorare – aggiunge Oliveti – non è tecnicamente un pensionato: per questo l'Enpam dovrà modificare i suoi regolamenti per riconoscere una prestazione anticipata che sia pari alla metà della pensione anticipata». L'acronimo è già pronto: nel segno della modernità, si chiamerà App (anticipo della prestazione pensionistica). E anche le prime simulazioni sono pronte: a bocce ferme tra medici e pediatri entro l'anno avrebbero diritto all'App in 7.192. Come dire, 7.192 nuovi posti per i giovani medici a spasso. Sempre che gli anziani siano d'accordo a fare un (quasi) passo di lato.


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