Lavoro e professione

Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Fnomceo: «Nell’anno accademico 2017-18 serviranno 8.400 posti»

di Rosanna Magnano

Per l’anno accademico 2017-18 serviranno 8.400 accessi alla Facoltà di Medicina e chirurgia. È questa la stima del fabbisogno formativo proposta dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), definita utilizzando il modello previsionale proposto già lo scorso anno dallo Steering Commettee nell'ambito del progetto pilota della Joint Action on Health Workforce Planning and Forecasting. «Si tratta di una proiezione - spiega Ezio Casale, componente del Comitato centrale di Fnomceo - che stima il fabbisogno di medici occupabili fra dieci anni ed è più elevata rispetto ai circa 8mila proposti dalla categoria per lo scorso anno accademico, tenendo conto della necessità di garantire gli attuali standard di elevata qualità dell’assistenza».

Le cifre esatte dei posti disponibili per tutte le professioni sanitarie arriveranno con l’accordo tra le parti (Miur, Salute, Regioni, Categorie) che dovrebbe arrivare entro fine aprile e poi il decreto Miur-Salute. Questa mattina intanto è in corso una riunione interlocutoria tra i tecnici delle diverse parti in gioco.

Complessi algoritmi e calcoli che avranno poi un impatto sui posti effettivamente disponibili per le aspiranti matricole.

La quadratura del cerchio proposta da Fnomceo tiene presente diversi fattori. «Uno degli assunti del modello - continua Casale - è che offerta e domanda attuali siano in equilibrio, per cui considerando l'attuale offerta di medici attivi, l'indicatore relativo alla domanda sarebbe attualmente pari a 480 medici per 100.000 abitanti residenti». Ma se si tenesse conto solo di questo parametro, secondo le stime di Fnomceo, sarebbe necessario un numero elevatissimo e insostenibile per il nostro sistema universitario di nuovi accessi al corso di laurea magistrale in medicina.

Le valutazioni Ocse sulla presenza di medici attivi vedono l’Italia in buona posizione. Secondo gli ultimi dati, il tasso di popolazione medica attiva in Italia nel 2015 è pari a 3,9 medici per 1000 abitanti: in Europa il nostro Paese è al 5° posto per densità di medici attivi dopo Grecia (6,29), Austria (4,9), Germania (4,05) e Svizzera (4,04), mentre la media dei paesi dell'area euro è pari a 3,7.

«D’altro canto però - spiega Casale - l'attuale offerta di medici attivi, risultante dai dati del Cogeaps è, a nostro parere, di gran lunga eccedente la domanda reale per il nostro Sistema sanitario».

Il numero dei medici professionalmente attivi secondo la banca dati Enpam per l'anno 2014, che comprendeva settore pubblico e privato, si attestava su circa 262.000, pari a circa 425 medici per 100.000 abitanti.

E le stime sulla disoccupazione tra i camici bianchi (tra dipendenti e convenzionati) si aggirano tra le 10mila e le 16mila unità. Anche perché, come è noto, una volta laureati, i giovani medici si scontrano con l’imbuto post lauream dei posti disponibili per la specializzazione. «Lo scorso anno - ricorda Casale - gli aspiranti specializzandi furono 13.800 a fronte di 6.300 posti disponibili».

Intanto però lo stock di popolazione medica attiva, per quanto riguarda il Ssn si sta progressivamente riducendo per il sostanziale blocco del turn-over legato alla crisi economica, con i bilanci contingentati delle regioni in piano di rientro: «Secondo gli ultimi dati del conto economico del personale del Ssn recentemente diramati dal Mef - spiega Casale - nel solo 2015 c'è stata una riduzione di circa 1.900 dirigenti medici rispetto all'anno precedente, a causa del blocco dei turnover che ha determinato un notevole squilibrio tra cessazioni e nuove assunzioni; una certa riduzione si è avuta in parte anche nell'area del convenzionamento, laddove i medici andati in quiescenza non sono adeguatamente sostituiti». Ed è noto che gli effetti della gobba pensionistica determineranno nei prossimi 5 o 6 anni un abbandono di circa 55mila camici bianchi.

Insomma un rebus piuttosto difficile da risolvere, tenendo conto anche del fatto che il processo di riorganizzazione della rete ospedaliera avviato con il Dm 70/2015, che dovrebbe affinare le stime su fabbisogni attuali e futuri, è tutt’ora in alto mare in molte aree del Paese. «Allo stato attuale e nonostante le riorganizzazioni - sottolinea Casale - il sistema è ampiamente sotto organico. Per quanto riguarda la domanda futura, posta principalmente in relazione alla popolazione residente, in base allo sviluppo demografico e a quello epidemiologico, la valutazione sarà comunque influenzata da diversi fattori. Come i Lea, i livelli essenziali organizzativi in grado di assicurare in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale efficienza, efficacia e sicurezza delle cure, il possibile trasferimento di competenze ad altre professioni sanitarie (task shift), lo sviluppo scientifico e tecnologico, fattori che potranno modificare il futuro fabbisogno medico sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo.Risulta pertanto oltremodo difficile fare delle previsioni, anche se il trend attuale lascerebbe ipotizzare che, almeno per quanto riguarda il Ssn pubblico, si andrà incontro ad una riduzione della domanda futura rispetto all'offerta di personale medico».

In conclusione, con tutte le approssimazioni del caso, la Fnomceo individua un fabbisogno formativo per l'a.a. 2017/2018 pari a 8.400 accessi al corso di laurea in medicina e chirurgia. «Con tale numero di accessi - conclude l’esperto - prevedibilmente sarà garantita anche negli anni futuri (2025,2030 e 2035) un'offerta in grado di rispondere alla domanda attesa».


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