Medicina e ricerca

La medicina tra storia e storie

di Adelfio Elio Cardinale

Il disinteresse odierno verso la memoria e l'eredità del passato porta a una società molto appiattita sull'oggi. Pertanto, specie per i giovani, risulta difficile comprendere l'oggi in assenza di cognizioni sull'ieri. Tutto ciò vale anche per le scienze biomediche.

Il filosofo positivista Comte affermava che non si conosce una scienza, se si ignora la storia di questa. Il desiderio e l'aspirazione di questo libro è che, alla fine della lettura, sorga l'idea che cultura e conoscenza hanno un valore non contingente, oltre tutti i confini del tempo.
Il mio libro “Medicina tra storia e storie” (pubblicato da Magi Edizioni) non è un testo organico di storia della medicina. Il volume tenta di descrivere uomini e spiegare avvenimenti, che hanno segnato – nei più svariati contesti – il complesso cammino dell'arte medica e la sua evoluzione. Il percorso si dipana attraverso medaglioni e bozzetti di credenze, terapie, personaggi spesso misconosciuti, ignorati negli archivi. Veri e propri sotterranei, caves, ove si intersecano intrighi, masnadieri e folkloristici terapeuti. Un viaggio errante per chiarire dubbi, oscurità, tormenti che un itinerario del genere può provocare.
Malgrado contraddizioni, conflitti, inganni, bisogna osservare l'evoluzione della medicina attraverso un'anamorfosi. Questa deformazione prospettica permette di rilevare in ogni caso un avanzamento, preludio ai grandi successi odierni.
Si è cercata una narrazione semplice di idee complesse, sempre senza far confusione tra divulgazione e volgarizzazione. Con la convinzione che l'abbondanza di particolari può togliere la visione dei grandi fatti, evitando di far pagare ai lettori pedaggi inutili, dovuti a situazioni e meccanismi complessi e superflui. Una lettura piacevole, si spera, e non priva d'interesse.
Si è diaframmata, quasi esclusivamente la storiografia all'Europa e alle fonti della medicina greca, nel centro del Mediterraneo, crogiolo ove si fusero in una sintesi mirabile elementi di cultura assiro-babilonese, egiziana, mesopotamica, giudaica, ittita, fenicia. Una vera medicina interculturale.
Ne derivano rappresentazioni discontinue – tra storia documentata e storie fantasiose tramandate – per cercare di far venire alla luce la globalità degli sforzi compiuti nel tempo dall'uomo per ampliare, consolidare e sviluppare la scienza medica.
Qualcuno può reputare questo volume una raccolta disorganica e discontinua. Può darsi che i vari capitoli appaiano mescolanza di cose diverse. Ma anche in un volume con pensieri eterogenei – uno “zibaldone”, per dirlo in termini dotti – Leopardi diceva che «la bellezza del dire non è scompagnata dall'importanza dei pensieri e delle cose».

Scorrono e rivivono le ombre di padri della medicina, precursori, ciarlatani, ciurmadori, per arrivare ai fondamenti spirituali e alle problematiche emergenti dell' “arte lunga” per usare la bella espressione di Ippocrate.
La storiografia della medicina, come la storiografa della scienza in generale, non si riduce a una contemplazione soddisfatta o nostalgica del passato;non è una stantia, logora e polverosa zimarra concettuale.
Essa diventa sempre di più una disciplina militante che serve a una migliore conoscenze delle idee scientifiche, al loro avanzamento, all'arricchimento della riflessione filosofica, all'allargamento della sociologia e della storia generale dell'umanità, alla migliore padronanza dei metodi di indagine e alla valutazione critica dei problemi medici.

La storia è sempre storia contemporanea. Nessuna società umana – scriveva Albert Einstein a Benedetto Croce – può vantare vincoli tanto forti tra i vivi e i morti, come la cultura scientifica: si conoscono compagni di secoli passati come amici, e i loro detti non perdono mai la loro fertilità e i loro fascino.
Oggi, con preoccupazione assistiamo a una medicina senza valori spirituali. Il distacco tra tecnologia e umanesimo rischia di produrre un'umanità che invece di governare le macchine, è dominata da queste. Generazioni di gente abilissima nel compiere ogni virtuosismo tecnico e ignara dell'uomo, di tutto ciò che è spirituale e dell'universo sociale. Ma la scienza biomedica non può curare il paziente riducendolo a un puro “portatore di un malanno”, ma come “uomo malato”.
Due figure hanno sempre dominato e domineranno il dramma eterno della malattia: il malato e il medico, con una vicendevole rete e rimandi di influssi ora reconditi, ora palesi. L'immortale giuramento di Ippocrate è ancor oggi attuale e rimane la Bibbia del medico, con il messaggio epistemologico per un modello bio-psico-sociale, proprio della medicina umanistica. L'ammonimento del “Padre della Medicina” è perenne: il medico deve consigliare il malato, spesso guarirlo, consolarlo sempre.


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