Medicina e ricerca

Autismo, l’Aba non è l’unica via percorribile

di Carmela Bravaccio (professore associato di Neuropsichiatria infantile presso l'Università Federico II di Napoli e Consigliere nazionale Sinpia)

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24 Esclusivo per Sanità24

All'articolo 8, comma 6 della legge di stabilità 2016 della Regione Campania si legge che il «percorso diagnostico terapeutico personalizzato (Pdta)» per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico debba prevedere «l'adozione del metodo Analisi comportamentale applicata (Aba) come metodologia a cui ispirare tutti gli interventi».
La scelta di «ricondurre la totalità degli interventi rivolti ai soggetti affetti da autismo al solo metodo Aba» appare, oltre che priva di fondamento scientifico, grave perché «può generare effetti pregiudizievoli sui pazienti e sulle loro famiglie» ho scritto in una lettera inviata al Presidente della Giunta regionale, Vincenzo De Luca, e al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per chiedere la rettifica dell'articolo.

Si tratta, infatti, di un'indicazione legislativa che non tiene conto della complessità e dell'eterogeneità che caratterizzano i disturbi dello spettro autistico e delle evidenze scientifiche che dimostrano l'efficacia di altri approcci mediati dai genitori, di supporto per la comunicazione sociale e l'interazione, basati su programmi educativi o di terapia cognitivo-comportamentale.

Nella legge viene evidenziato come questa indicazione sia posta «nel rispetto delle linee guida di neuropsichiatria infantile». E, tuttavia, va sottolineato che non esiste una generica «linea guida di neuropsichiatria infantile». Nel 2006 la Sinpia ha steso le «Linee guida per l'Autismo», nelle quali è chiaramente specificato come non ci sia un unico intervento che vada bene per tutti i bambini autistici.
Un'osservazione che trova riscontro anche nelle linee guida su “Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” emesse nel 2011 dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e nelle “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e appropriatezza degli interventi assistenziali nel settore dei disturbi pervasivi dello sviluppo, con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico” approvate in Conferenza Stato-Regioni nel novembre 2012.

A commento delle evidenze scientifiche, le linee guida dell’Iss precisano che «Quando l'intervento Aba è posto a confronto con altri modelli di intervento altrettanto strutturati, come il Dir (Developmental individual-difference relationship based intervention), oppure con interventi strutturati che racchiudono alcuni elementi del modello Aba stesso, non emergono differenze di efficacia».

L’Aba rappresenta quindi uno degli interventi efficaci nell'autismo, ma non l'unico.
L'indicazione oltre a poter comportare un inutile dispendio di risorse finanziarie per il Sistema sanitario regionale, potrebbe, infine non essere congrua in termini di carico per la famiglia, a causa dell'ingente impegno di tempo richiesto per la sua realizzazione.
Inoltre appare lesiva della libertà di scelta tra le cure efficaci ed evidenzia il mancato riconoscimento della complessità ed eterogeneità che connota i disturbi dello spettro autistico e che rende quindi necessario un approccio dinamico alla sua cura basato su una molteplicità di opzioni terapeutiche, nonché denota l'assenza di una visione chiara della condizione di disabilità e dei principi cardine di ogni intervento di cura.
Da ultimo, ma non meno importante, è opportuno ricordare che non possono essere le leggi a stabilire quali sono gli interventi appropriati ed efficaci. Grazie al continuo sviluppo delle conoscenze, delle metodologie e delle tecnologie, infatti, le evidenze scientifiche si evolvono più rapidamente di quanto succeda alle leggi, con il rischio di fissare indicazioni cogenti a interventi che potrebbero ormai risultare superati.
Al centro di ogni azione c'è la persona con la sua individualità, specificità ed i suoi bisogni; la scelta dell'intervento più appropriato va effettuata tenendo conto delle migliori evidenze scientifiche e di quella specifica condizione patologica, della presenza di comorbilità, dell'età del soggetto, del ciclo di vita della famiglia, delle condizioni di contesto secondo le indicazioni che la comunità scientifica, nelle sue forme organizzate, non manca di aggiornare costantemente.


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