Medicina e Ricerca

Bando «Alessandro Liberati» in Emilia Romagna: la ricerca come asset del servizio sanitario pubblico

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La ricerca per Alessandro

Ti guardava con quegli occhi curiosi. Dolci, ma appuntiti e profondi su di te. E i pensieri che scorrevano svelti, sempre avevano un punto d'arrivo: il risultato concreto, gli effetti reali per la gente. Per i più deboli e i più fragili, soprattutto. E per quel "di più" che potevano regalare - pensieri e opere - a un sistema sanitario pubblico da preservare come fulcro decisivo ed essenziale di una civile convivenza sociale. E non certo (e mai) di quanto di sbagliato, di sprecato, anche di corrotto (parola che usava con una certa delicatezza), nel corpaccione del Ssn s'è a volte annidato fino a corromperlo nel profondo.
Ecco, questo è stato e resterà nella nostra memoria Alessandro Liberati, che poco più di un anno fa se ne è andato via quasi in punta di piedi. Ricercatore e scienziato vero, uomo di qualità eccelsa. Al quale dedicare un bando per la ricerca destinato ai giovani cervelli d'Italia, come fa l'Emilia Romagna, è forse troppo poco. Lui avrebbe detto: non mi piacciono le statue. Noi crediamo che sia ancora troppo poco. (r.tu.)

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In coda alla seconda edizione del Programma di ricerca Regione-Università (PrRU), lo scorso anno, la Regione Emilia-Romagna ha finanziato, con circa 3 milioni di euro, un bando espressamente dedicato ai giovani ricercatori del suo Servizio sanitario regionale. Una decisione controcorrente in regime di spending review, e fortemente ispirata dal lavoro lungimirante di Alessandro Liberati.

Si tratta dell'ultimo di una serie di bandi che, a partire dal 2007, la Regione ha dedicato alla ricerca transazionale, mettendo a disposizione circa 60 milioni di euro attraverso le Aziende ospedaliere universitarie e gli Irccs della Regione stessa.

Per quest'ultimo bando il successo della risposta da parte dei giovani ricercatori è indubbio: circa 150 proposte ricevute e 133 progetti ammessi a peer-review. L'importo del finanziamento per ciascun progetto della durata massima di 36 mesi era compreso tra 100.000 e 250.000 euro. L'età media di chi ha presentato un progetto si attesta sui 34 anni. Si trattava soprattutto di ricercatrici (64% dei progetti presentati).
Il bando è stato lanciato all'inizio del 2012 e la graduatoria finale, che ha visto 15 vincitori (si veda tabella accanto), è stata pubblicata a novembre dello stesso anno. L'intero processo di peer review ha coinvolto 219 valutatori esperti indipendenti sia italiani (esterni al Servizio sanitario regionale e al contesto accademico dell'Emilia-Romagna), sia stranieri (65%), con affiliazione riconducibile a 21 Paesi distribuiti in quattro continenti.

Il bando viene oggi rilanciato con altri 2,5 milioni di euro, e con alcune modifiche che cercano di tener conto di quelli che potrebbero essere definiti i "Liberati Principles" (http://laniusletter.it/the-liberati-principle/ ) e che la Regione vuole supportare nell'ambito della promozione di una ricerca scientifica utile al Servizio sanitario pubblico. In questa nuova edizione è stato perfezionato il percorso di raccolta e di valutazione delle proposte (con Workflow della ricerca dedicato). Inoltre, è stato introdotto un incentivo alla pubblicazione dei risultati in fonti "open" in modo da favorire la ricaduta "pubblica" delle nuove conoscenze prodotte.
Nell'edizione del 2012 non erano state indicate aree tematiche specifiche entro cui disegnare le proposte, bensì tipologie di studi:

- ricerca biomedica, finalizzata alla produzione di nuove conoscenze su tecnologie e interventi di potenziale rilevanza per il Servizio sanitario regionale;

- ricerca clinico-assistenziale, finalizzata al completamento delle conoscenze necessarie al trasferimento nella pratica dei servizi sanitari e alla valutazione delle effettive potenzialità e dell'impatto di tecnologie e interventi in ambito sanitario.

Nella nuova edizione, pur rimanendo la richiesta per queste tipologie di ricerca, sono state individuate alcune aree prioritarie quali Cardiovascolare; Diagnostica avanzata; Medicina rigenerativa e Trapianti; Neuroscienze; Oncologia; Patologie virali e autoimmuni; Riabilitazione.
In un Paese dove l'investimento per la ricerca è molto basso - addirittura inferiore a quello di molti dei nostri partner europei - occorre pensare a strategie che ottimizzino processi e dinamiche utili alla realizzazione della ricerca, soprattutto quella dentro e per il Servizio sanitario nazionale (Ssn). In tale contesto, l'indirizzo di Governance dato nel passato da Alessandro per una ricerca intesa come asset del servizio sanitario pubblico è una lezione di cui tener conto per il futuro.

(Il Gruppo di Lavoro: Antonio Addis, Eleonora Corciolani, Barbara Mazzoni, Donato Papini, Silvia Pozzi, Cristina Predieri, Tania Salandin, Franca Serafini)