Medicina e Ricerca

Gli esperti: «Acido folico a ogni donna in età fertile»

Il 77% delle donne italiane non pianifica la gravidanza e, tra chi dichiara che farà prevenzione, soltanto il 3% utilizzerà l'acido folico. Sono questi i dati salienti della ricerca condotta dall'istituto Gfk Eurisko e commissionata da Effik e Italfarmaco, presentata oggi a Milano. Elementi che, secondo gli esperti, sono una nuova conferma del dato epidemiologico consolidato relativo all'esigenza di una corretta prevenzione delle malformazioni neurologiche nei nascituri, da effettuarsi con l'assunzione di acido folico nel giusto dosaggio, come da linee guida e raccomandazioni, ovvero 400 mcg per donna in tutta l'età fertile.

«L'assunzione dell'acido folico nelle donne in età fertile - ricorda Serena Battilomo, direzione generale Prevenzione sanitaria del ministero della Salute - rappresenta un intervento di prevenzione primaria fondamentale per migliorare la salute della popolazione futura. Il ministero della Salute già dal 2007 ha sostenuto un programma per l'implementazione di strategie utili a favorire la salute preconcezionale, con particolare riferimento all'assunzione ottimale di acido folico nelle donne in età fertile e nella popolazione in generale».

«In Italia si verificano ogni anno poco meno di 600 casi di difetti del tubo neurale - spiega Pierpaolo Mastroiacovo, pediatra, epidemiologo e direttore del Centro collaborativo Oms Icbd (International Centre on Birth Defects and Prematurity) e del progetto www.pensiamociprima.net, durante l'incontro milanese -. E' un dato molto elevato, se si considera la semplicità della prevenzione: è sufficiente prescrivere alla donna nel periodo fertile 400 microgrammi di acido folico al giorno per ridurre del 72% il rischio di difetti del tubo neurale. Anche altre malformazioni come cardiopatie e labbro leporino potrebbero essere prevenute. Inoltre, alcuni studi suggeriscono anche una riduzione del rischio di prematurità, di basso peso neonatale, di autismo e di ritardo del linguaggio».

Concorda Maria Pia Pisoni, rappresentante dell'Asbin, l'Associazione spina bifida e idrocefalo Niguarda, ginecologa specialista in difetti del tubo neurale. «Una soluzione possibile potrebbe essere quella di incentivare l'assunzione dell'acido folico a 400 mcg nel periodo in cui la donna inizia a essere sessualmente attiva, senza utilizzare una contraccezione sicura, e promuovere campagne informative anche nei corsi di educazione sessuale delle scuole. Se si pensa all'impatto sociale e al conseguente impegno nella gestione di un bambino nato con una malformazione neurologica come la spina bifida in termini di assistenza, di qualità della vita e del caregiver (strutture, tempi, costi) - aggiunge Pisoni - diventa fondamentale riscrivere la storia della prevenzione».

«In una realtà come quella dell'Unione europea, in cui la pratica della fortificazione degli alimenti con acido folico risulta non percorribile - conclude Nicola Colacurci, delegato Agui (Associazione ginecologi universitari italiani) e ordinario di ginecologia e ostetricia alla II università degli Studi di Napoli - le linee guida mondiali e quelle italiane suggeriscono la supplementazione, a mezzo farmaco con il dosaggio di 400mcg, come l'unica per una reale e affidabile prevenzione di specifiche patologie congenite».