Medicina e ricerca

Cure fibrillazione atriale: disastroso Sud

Italia meridionale ancora lontana dalla sufficienza nelle cure per la fibrillazione atriale: sono circa 170mila i pazienti ad alto rischio che non ricevono la prescrizione di una cura adeguata, pari a circa un caso su due. Al Nord e al Centro, invece, i malati ricevono la terapia più adatta nel 60% dei casi e la maggioranza la segue per il tempo necessario e senza fare errori: l'aderenza alle cure arriva al 78% al Nord e al Centro, mentre si ferma al 60% al Sud.

Lo Studio Arapacis. Lo spiega un'analisi dello studio Arapacis della Società italiana di medicina interna (Simi). Secondo l'analisi la responsabilità per queste differenze fra Regioni è da cercare soprattutto nelle maggiori difficoltà socio-economiche del Sud rispetto al resto d'Italia, da colmare con iniziative educative e di sensibilizzazione pubblica.
La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa, una persona su quattro la sviluppa prima o poi nel corso della vita e in Italia i pazienti sono oltre un milione, circa 800mila al Nord e al Centro e oltre 300mila al Sud, dove la prevalenza è leggermente inferiore. Questa patologia aumenta notevolmente la probabilità che si formino trombi che possano andare a occludere arterie cerebrali, provocando un ictus: per scongiurarlo, i
pazienti vengono trattati con anticoagulanti come gli antagonisti della vitamina k o i nuovi antitrombotici e gli antiaritmici.

Divario regionale e cure inappropriate. «La nuova analisi ha mostrato che al Sud c'è una percentuale maggiore, fino a un terzo dei casi, di soggetti non trattati o curati soltanto con gli antipiastrinici» spiegano in
una nota Gino Roberto Corazza, presidente Simi e Francesco Violi, direttore scientifico della ricerca Simi. Anche nell'aderenza alle cure c'è un divario: al Nord il 78% prende le medicine a lungo e come si deve, contro il 65% al Centro e il 60% al Sud, per questo secondo gli esperti bisognerebbe migliorare l'accesso alle cure e ai farmaci e favorire la creazione di un maggior numero di reti di supporto sociale.