Medicina e ricerca

Giornata mondiale della Tbc, l'appello dei microbiologi per una diagnosi tempestiva

In vista della Giornata mondiale del 24 marzo i microbiologi Amcli lanciano l'appello per una diagnosi precoce e per un attento monitoraggio nelle aree metropolitane. La ricetta: mantenere alta la guardia contro l'infezione concentrando gli interventi in centri altamente specialistici che consentono maggiori efficienza e risparmi.

Nel 2013, nel mondo, 9 milioni di persone sono rimaste infettate e più di un milione e mezzo sono morte. «L'Italia - spiega Pierangelo Clerici, presidente Amcli e direttore della Microbiologia all'Ao Ospedale Civile di Legnano - è un Paese a bassa endemia tubercolare con un'incidenza che nell'ultimo decennio si è mantenuta stabilmente al disotto di 10 casi/100 000 abitanti. Come in tutte le aree metropolitane europee anche in Italia abbiamo un'incidenza nettamente più alta nelle grosse città, ed in particolare a Milano e Roma. La situazione europea è caratterizzata da una netta distinzione fra Paesi occidentali, a bassa endemia, con l'eccezione del Portogallo, e Paesi ex Unione Sovietica in alcuni dei quali si registrano incidenze superiori a 50 casi/100 000 abitanti. Da anni l'Amcli si batte per l'istituzione dei centri regionali di riferimento per la diagnostica della tubercolosi e delle micobatteriosi. In molte Regioni tali centri sono ormai una realtà, in altre si registrano dei ritardi non giustificati. È ormai chiaro che solo la concentrazione in centri ad alta specializzazione può conciliare le diverse esigenze di una diagnostica di qualità, omogenea per tutti i cittadini, e del contenimento deli costi».

La malattia – come noto - si trasmette per via aerogena attraverso le goccioline di saliva contenenti il bacillo tubercolare emesse, prevalentemente con i colpi di tosse, dai soggetti con malattia attiva. Il contatto prolungato, in ambienti chiusi, con un malato facilita l'infezione. Nessuno è immune dalla possibilità del contagio, ovviamente i fattori socioeconomici hanno un'importante rilevanza sull'esito.
«La tubercolosi è una malattia curabile; esistono tuttavia forme dovute a bacilli resistenti ai farmaci principali in cui la mortalità può superare anche il 50%. I soggetti appartenenti alle classi economiche più disagiate e gli immunodepressi costituiscono le categorie a maggior rischio» ricorda Enrico Tortoli, coordinatore Gruppo di lavoro micobatteri Amcli.

La diagnosi precoce dei nuovi casi e la stretta aderenza alla terapia sono le misure più efficaci di prevenzione del contagio. «Nei casi di tubercolosi multiresistente è di fondamentale importanza l'isolamento del paziente e la somministrazione di una terapia adeguata basata su risultati di laboratorio attendibili. La terapia della tubercolosi farmaco-sensibile comporta un trattamento di 6 mesi: 2 mesi di terapia con 4 farmaci seguiti da 4 mesi con 2 farmaci. La percentuale di guarigione è vicina al 100%. Nelle forme dovute a bacilli multiresistenti (resistenti ad almeno isoniazide e rifampicina) o a resistenza estesa (resistenti anche a chinoloni e farmaci iniettabili) il trattamento può protrarsi anche per oltre 20 mesi e le percentuali di guarigione scendono al ed al 50 e 20% rispettivamente. Due nuovi farmaci sono oggi disponibili per la tubercolosi multiresistente, si nutrono grosse speranze ma dati attendibili sulla loro efficacia non saranno disponibili che fra qualche anno» aggiunge Tortoli.

I costi sociali della malattia. Sono altissimi in tutti i Paesi. La patologia è ancora fonte di discriminazione, i malati possono rimanere ricoverati a lungo e l'impatto sociale in termini di giorni di lavoro persi e reddito mancato è particolarmente alto nelle fasce di popolazione più vulnerabili. La terapia, gratuita per il paziente, ha un costo che varia da poche centinaia a svariate migliaia di euro, per la tubercolosi multiresistente; il trattamento delle forme a resistenza estesa può superare addirittura i 100.000 euro. Senza contare gli importanti costi per la diagnostica e il management degli effetti collaterali. «Il microbiologo può contribuire a ridurre il contagio diagnosticando rapidamente le forme bacillifere. Può contribuire al successo della terapia e al contenimento delle resistenze determinando con accuratezza e rapidità il profilo di antibiotico-sensibilità dei ceppi tubercolari. A tal fine fondamentale è il ruolo della diagnostica molecolare. Da non sottovalutare è inoltre l'importanza della segnalazione dei nuovi casi all'Igiene pubblica» conclude Tortoli.