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«Al medico si impedisce di fare il medico». I chirurghi ortopedici sul piede di guerra incroceranno per la prima volta le braccia lunedì 1° luglio. Perché, come spiegano in un comunicato, le condizioni di lavoro «non sono più tollerabili». Sotto la lente il mancato riconoscimento giuridico dell'atto medico; una copertura assicurativa che, per quanto oggetto di riforma nel decreto Balduzzi, è considerata insufficiente; il deterioramento del rapporto medico-paziente dovuto anche all'assenza di regole precise sulla responsabilità professionale. «Il rischio - argomentano le sigle Anpo, Ascoti e Fials Medici - è un futuro senza ortopedici». La richiesta al Parlamento e al Governo dei presidenti della Siot Paolo Cherubino e della Nuova Ascoti Michele Saccomanno è «non più impegno, ma una soluzione concreta. Il ministro della Salute difenda il diritto alla Salute dei cittadini e la professionalità del medico».