Aziende e Regioni

Effetto ticket sull'assistenza specialistica: esenzioni salite in un anno al 70%, prestazioni in calo fino al 18%. Dal copayment 2,2 miliardi di euro

In un anno, dal 2011 al 2012, le esenzioni sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale sono schizzate dal 66% al 70%, con vette da record al Sud: è esente l'86% delle ricette in Campania, l'84% in Calabria, l'82% in Puglia, l'80% in Sicilia. L'aumento riguarda in particolare le esenzioni per reddito, passate da poco più di 64 milioni a poco meno di 67 milioni. Ben 2,7 milioni in più.

Le ricette Ssn. I dati arrivano dal flusso delle ricette di specialistica ambulatoriale del ministero della Salute. Nel 2011 sul 66% delle ricette per esami, visite specialistiche, analisi di laboratorio, lastre, risonanze, ecografie e altre prestazioni di diagnostica strumentale non è stato pagato alcun ticket: 140 milioni su 212 milioni di prescrizioni complessive. Gli esenti per reddito erano 64 milioni, quelli per patologia 40 milioni, quelli per condizione 34 milioni, 1 milione per malattia rara e 178mila per invalidità di guerra.

Nel 2012, a fronte di un calo del numero totale delle ricette (207 milioni contro 212 milioni) sono aumentate le prescrizioni esenti (144 milioni contro 140 milioni) fino a rappresentare il 70%. E a crescere di più sono state proprio le esenzioni per reddito, salite a 67 milioni.

Lo studio delle Regioni. Le cifre fanno il paio con quelle emerse da uno studio realizzato per le Regioni sull'impatto dei ticket sull'assistenza specialistica, condotto nelle 11 amministrazioni locali che hanno fornito i dati, pari all'80% della popolazione. Esami e visite specialistiche costano caro: da luglio 2011 a giugno 2012 gli italiani hanno sborsato per i relativi ticket e superticket 2,24 miliardi di euro.

Confrontando il primo semestre 2011 con lo stesso periodo del 2012, è subito balzata agli occhi dei ricercatori la diminuzione di prestazioni, più accentuata in Emilia Romagna, dove ha raggiunto il 18 per cento, e meno in Piemonte, Umbria e Campania (circa il 5%). Un calo più marcato per le analisi di laboratorio e meno per la diagnostica strumentale.

Secondo gli esperti che hanno realizzato l'indagine, la diminuzione maggiore è comunque avvenuta per i non esenti. La controprova che una delle cause più rilevanti del calo sta proprio nell'aumento dei ticket. Orientativamente - dice la ricerca - gli utenti sono il 50% degli abitanti, dei quali soltanto la metà non esenti: in questo caso chi ha pagato i ticket della specialistica rappresenterebbe il 25% della popolazione, pari a 15 milioni di italiani, che a testa avrebbero versato in media circa 150 euro.

Il gettito dei ticket è aumentato in tutte le Regioni, soprattutto in Lombardia (+30%), Piemonte (+22%), Toscana (+15%), Umbria (+15%), Lazio (15%). L'unica dove è diminuito è il Veneto (-13%).

Le reazioni. «Certamente colpisce un dato così eclatante di esenzioni dal ticket, ma questo dato non è completamente estraneo alla condizione sociale e politica che stiamo vivendo», commenta il segretario dei medici Anaao, Costantino Troise. «Il fatto che circa la metà delle esenzioni sia per reddito sconta anche l'elevata evasione fiscale, ma questo elemento non deve indurci a sottovalutare la realtà di un Paese impoverito che soffre gli effetti della crisi».

«Il discorso sui ticket, e i dati del ministero della Salute lo confermano, non può essere analizzato senza affrontare quello più generale dell'equità fiscale», è il parere di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. «Di fatto, pagano di più quelli che già pagano le tasse e i costi della crisi. Tutto ciò è inaccettabile, oltre che insostenibile per le
famiglie: il ticket è solo una parte di un fardello di costi che stanno già affrontando, e che sua volta si sta traducendo in una spirale pericolosa».

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Cimo, Riccardo Cassi:
«I dati confermano una cosa ormai risaputa: in Italia coloro che pagano regolarmente le tasse sono sottoposti a un doppio danno. Oltre a questo pagamento, sono costretti a sborsare ulteriori balzelli per ottenere quello per cui hanno già pagato. In particolare coloro che, come i medici ospedalieri, hanno redditi sopra la media si trovano a dover pagare le prestazioni del Ssn più di quanto queste visite e questi esami costerebbero presso il privato, che oltretutto non ha liste di attesa».

E Massimo Cozza, della Fp Cgil medici, rincara: «Il ticket è sempre più una tassa iniqua sulla malattia, che colpisce in primo luogo i soliti noti
che dichiarano i loro redditi, come i lavoratori dipendenti che costituiscono la gran parte di quel 30% di ricette senza esenzione».